OPPORTUNITÀ DI LAVORO

Le 7 competenze per farsi assumere da Google (e non solo)

di Alberto Magnani

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(Bloomberg)


3' di lettura

Il valore di un professionista non si misura solo con le skills, le competenze professionali elencate in curriculum. O meglio, dipende: se l'obiettivo è farsi assumere da giganti tech come Apple, Microsoft o Alphabet (la holding che controlla Google), il possesso di certe abilità può valere quanto un voto di laurea o uno stage all'estero. La posta in palio, del resto, è alta quanto la selettività delle aziende rispetto ai suoi potenziali dipendenti. Le candidature ricevute solo da Google nel 2016 viaggiano oltre i 2 milioni, ma la probabilità di arrivare al contratto resta ben al di sotto dell'1 per cento.

Che cosa serve per brillare, o almeno, superare i primi scogli? Paysa, portale Usa sul mondo del lavoro, ha scremato dal suo database di curricula i profili delle risorse che lavorano nei tre giganti dell'Ict. A emergere sono “pacchetti” di sette skills decisive per i dipendenti assunti come designer, ingegneri, data scientist e product manager. Professionisti che possono incassare stipendi oltre i 100mila dollari lordi fin dal contratto d'ingresso - quando riescono ad aggiudicarsene uno.

Dalla programmazione al cloud, le hard skills fanno la differenza
Con qualche eccezione, le competenze cercate da Alphabet, Apple e Microsoft richiedono un grado di specificità che va oltre le soft skills, le attitudini personali come il problem solving o la capacità di fare lavoro di squadra. A essere privilegiate sono qualifiche più solide, soprattutto per figure con domanda in crescita e il forte rischio di “inflazionarsi” agli occhi dei selezionatori. Ad esempio? Ai designer non si chiedono talenti generici ma esperienze dimostrabili in user interface design (il design delle interfacce utilizzate dagli utenti), graphic design, web design, i software di disegno Photoshop e Illustrator, la cosiddetta Information architecture (la “architettura” delle informazioni) e la direzione artistica. Tra gli ingegneri è decisiva la padronanza di linguaggi di programmazione (c++/c/c#, Java, Python, Javascript, Sql), oltre a competenze di base nell'ingegneria del software e nella cosiddetta metodologia agile (un insieme di metodi di sviluppo).

Più ampie, ma altrettanto tecniche, le competenze estratte dai curricula dei data scientist, gli scienziati dei dati assunti per analizzare i flussi di informazione del Web. L'elenco redatto da Paysa include competenze ad hoc in analisi dei dati, machine learning (i sistemi di apprendimento automatico) e data mining (lo “scavo” dei dati online), in aggiunta a una comprensione generale del business di riferimento (business analysis) e dei linguaggi di programmazione utilizzati dai developer (Python e Sql). Qualche concessione in più emerge dai curricula dei product manager: nel pacchetto di sette qualifiche individuate dalla ricerca si fanno largo abilità come visione strategica, leadership e assistenza dei clienti, anche se bilanciate da competenze più rigide in project management, product marketing, cloud computing ed enterprise software (i software per la gestione di impresa).

Ma le competenze non “vincono” sul curriculum
Il quadro che emerge dalla ricerca Paysa, però, rischia di alimentare un equivoco di fondo: il concetto di “competenza” come valore a sé, slegato dalla formazione complessiva del candidato. «Mentre, in realtà, aziende di quel genere danno per scontato che il candidato abbia certi titoli alle spalle. Altrimenti non supera neppure lo screening», fa notare Emilio Reyneri, sociologo del lavoro e ordinario all'Università Milano-Bicocca. «Io sarei cauto – prosegue Reyneri – su questa idea della “alternanza secca” tra competenze e curriculum. Come se fossero due cose distinte, quando devono per forza integrarsi».

Questo non esclude, comunque, il valore aggiunto di skills concrete rispetto alla formazione teorica sfoggiata da alcuni candidati. Dall'analisi dei dati all'ingegneria di prodotto, la specializzazione rende più appetibili per una crescita interna all'azienda: «Le competenze sono essenziali – dice Reyneri- E lo sono perché si parla di contesti nei quali devi “maneggiare” cose e usare tecnologie molto specifiche. Forse sarebbe utile importare questo ragionamento anche nell'amministrazione, dove si premia più che altro la teoria».

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