L’analisi

Le autocrazie senza regole e l’Europa disarmata

di Adriana Cerretelli

(Grecaud Paul - stock.adobe.com)

3' di lettura

Raccapriccio e sgomento suscita l’Europa che si avventura sul terreno sdrucciolevole delle relazioni internazionali e di buon vicinato senza una solida politica estera comune, che rivendica una proiezione geopolitica forte senza un’eurodifesa all’altezza della sfida e nemmeno una precisa scala di priorità strategiche e di valori condivisi.

Per questo subisce regolarmente iniziative e prepotenze altrui collezionando schiaffi e umiliazioni in un crescendo senza fine che ne mette a nudo le troppe vulnerabilità irrisolte, quasi che l’impotenza fosse eletta a sistema. Il suo.

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Ultimo episodio, la Bielorussia di Lukashenko. Alle manifestazioni di piazza contro l’ultimo dittatore europeo che proseguono dall’agosto scorso malgrado violenze e repressione, l’Unione aveva risposto nei fatti con misurata indignazione: alcune sanzioni economiche contro imprese e papaveri di regime, numero uno compreso.

Lo shock del dirottamento di un aereo Ryanair in volo da Atene a Vilnius, tra due Paesi membri di Ue e Nato, lo sbarco forzato a Minsk con sequestro e arresto di un noto giornalista dissidente e della sua compagna l’hanno costretta a una maggiore fermezza: impossibile minimizzare l’atto di pirateria di Stato organizzato in barba a tutte le regole internazionali e con la presumibile copertura della Russia di Putin, mettendo a repentaglio sicurezza dell'aviazione civile e incolumità dei passeggeri europei.

Di qui nuove sanzioni dal vertice Ue di Bruxelles conclusosi ieri: divieto di sorvolo della Bielorussia per i vettori europei e di atterraggio sul territorio Ue per gli aerei bielorussi, ulteriori misure economiche contro imprese che finanzino il regime e altri 50 alti funzionari nella lista nera Ue.

Potere di dissuasione? Scarso, come sempre con le sanzioni. Del resto non è Lukashenko il problema ma il suo protettore, la Russia di Putin. Che, di questi tempi intrattiene pessimi rapporti con l’Europa e non solo per il caso Navalny: in febbraio non ha esitato a umiliare pubblicamente Josep Borrell, il suo rappresentante in visita a Mosca. Non risparmia le minacce militari all’Ucraina. O gli attacchi informatici su larga scala alla cyber-sicurezza dell’Unione e alla stabilità delle sue democrazie a colpi di fake news: sport molto praticato anche dalla Cina.

La verità è che il peso dell’Europa sulla scena globale ha imboccato un pericoloso piano inclinato. Di sicuro non le giova la fama di incassatore instancabile dei colpi bassi in arrivo da autocrazie vicine e lontane attraverso una politica di puro arbitrio che scientemente prescinde da regole internazionali, convenzioni diplomatiche, comportamenti consolidati nell’intento di sovvertire quel che resta del vecchio ordine costituito.

La Turchia di Erdogan, le sue esplorazioni corsare nel Mediterraneo orientale sotto sovranità greca e cipriota, l’espansionismo regionale dalla Siria alla Libia, gli insulti a ripetizione ai leader europei sotto costante ricatto migratorio sono un’altra faccia del mosaico impazzito delle regole spezzate. Come la Cina che strappa i vecchi patti su Hong Kong e cresce e prolifera sulle norme violate della Wto.

Come il Marocco che consente l’arrivo di 8-9.000 migranti a Ceuta per ritorsione contro la decisione della Spagna di accogliere per cure ospedaliere il leader indipendentista del Sahara occidentale.

Non tutto è perduto. A condizione di uscire dall’inerzia, di contrastare punto per punto i comportamenti fuorilegge che oggi tentano di riscrivere la mappa degli equilibri mondiali.

Se trovasse il coraggio di scegliere e presto, l’Europa non sarebbe affatto disarmata. Potrebbe provare a farsi rispettare da Putin rimandando l’entrata in funzione del Nord Stream 2, il gasdotto che collegherà Russia e Germania e ora non è più gravato dalle sanzioni Usa per le imprese Ue che ci lavorano. Potrebbe affrettare l’adozione di misure difensive contro l’aggressività della concorrenza sleale della Cina. Che sta rafforzando la cooperazione con la Russia.

Potrebbe rinunciare a equidistanza e neutralità per aderire al progetto Biden per una grande alleanza tra democrazie. Non alla ricerca di scontri di civiltà o cieche competizioni globali ma per riscrivere regole ed equilibri del nuovo mondo in gestazione. Con una certezza: «L’Unione continuerà a essere calpestata se non scoprirà le virtù dei rapporti di forza». Parola di Ursula von der Leyen.

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