Piazza Affari

Le azioni a fine corsa e quelle che potranno salire ancora

di Gianfranco Ursino

(Imagoeconomica)

3' di lettura

C’è una bolla sulle mid cap italiane? Su un mercato già abbastanza surriscaldato, a gettare altra benzina sul fuoco nel corso del 2017 hanno contribuito i consistenti flussi provenienti dai Pir. I piani individuali di risparmio varati con l’ultima legge di Stabilità, devono investire almeno il 70% in strumenti emessi da imprese italiane e almeno il 30% in titoli a piccola e media capitalizzazione.

Effetto Pir. Su un cammino di crescita pluriennale delle quotazioni pressoché generalizzata, l’effetto Pir (già dal semplice annuncio) ha quindi innescato un’ulteriore spinta al rialzo, che ha portato le valutazioni delle società a media capitalizzazione a non essere più tanto economiche, seppur ancora abbastanza sostenibili. «È probabile che nel breve le mid cap continueranno a salire - afferma Maurizio Scataglini, responsabile investimenti di Finlabo Sim -. Il rialzo però non è destinato a durare a lungo: nel momento in cui ci sarà la seppur minima inversione dei tassi di crescita degli utili aziendali, che finora hanno sostenuto le quotazioni di Borsa, scatteranno le prese di profitto». Gli stessi risparmiatori retail che hanno investito nei Pir con l’intenzione di mantenerli in portafoglio almeno per 5 anni per non pagare l’imposta sui capital gain, non è detto che riusciranno a mantenere i nervi saldi quando vedranno scendere il valore del loro investimento.

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Il vero banco di prova si avrà con il primo scossone di Borsa. «Finché Piazza Affari cresce nessun problema, ma appena il meccanismo si inceppa e l’andamento del listino si inverte - afferma Marcello Rubiu, partner di Norisk - potrebbero partire consistenti riscatti emotivi dai Pir e innescare prese di beneficio molto rilevanti. Un rischio di “corsa verso l’uscita” dalle small cap e, soprattutto, dai titoli sottili quotati all’Aim che potrebbe assumere dimensioni rilevanti. A quel punto i gestori dovranno vendere i titoli, anche considerando la ripartizione del portafoglio prevista dai Pir che va sempre rispettata. Non potranno cedere, come abitualmente avviene in questi casi, solo i titoli più liquidi, ma devono vendere anche le small-mid cap con basso flottante e non sarà facile».

Quando investire. I ribassi potrebbero avere un’intensità anche superiore ai rialzi degli ultimi mesi. É quindi bene entrare nei Pir nell’ottica di diversificare i propri investimenti con un orizzonte di lungo periodo e non solo per pagare meno tasse. Le small e mid cap potranno quindi continuare a dare delle soddisfazioni agli investitori finché gli utili delle aziende continueranno a crescere. «Occorre però fare dei distinguo - prosegue Scataglini -. Titoli come Iren e Astm possono ancora proseguire nella loro corsa, anche dopo aver messo a segno rialzi superiori al 50 e 100% da inizio 2017, proprio perché prevedono un significativo incremento degli utili: per Astm sono visti in crescita del 74% nel 2017, mentre per Iren del 32% dopo essere saliti del 41% nel 2016. E con un rapporto EV/Ebitda per entrambi compreso tra 5 e 6, le due società non risultano care perché di solito le utility e le società industriali in occasione di operazioni di fusione e acquisizione sono scambiate a multipli di 7-8 volte il valore dell’azienda rispetto al margine operativo lordo. Maire Tecnimont, invece, con un rapporto Ev/Ebitda del 7,7 sembrerebbe più correttamente valutata, ma gli elevati tassi di crescita di fatturato e utili giustificano ancora l’acquisto nonostante da inizio anno i prezzi di Borsa siano balzati del 109%».

Su chi puntare. In una fase di mercato con tassi ridotti ai minimi termini, gli investitori cercano azioni di aziende che possono garantire dividendi costanti come se fossero cedole di bond. E insieme a una buona visibilità sugli utili degli anni successivi, occorre anche monitorare il livello di indebitamento che può intaccare gli utili prodotti dall’azienda. Il rapporto posizione finanziaria netta su Ebitda permette di avere chiaro il livello del debito aziendale: un valore di questo indicatore negativo evidenzia che le disponibilità liquide della società superano i debiti. «Danieli, per esempio, è una società molto liquida - prosegue Scataglini -, con una posizione finanziaria netta di 910 milioni di euro su una capitalizzazione di Borsa di circa 1,5 miliardi». Sull’altro fronte ci sono azioni di società che sono salite molto e potrebbero essere arrivate a fine corsa. «Tra le società che possiamo ritenere “care” - conclude Scataglini -segnalo Aeroporto di Bologna con un rapporto Ev/Ebitda di 21, il più alto tra i competitor. Anche Ima, seppure sia una buona azienda dal punto di vista industriale, dal punto di vista borsistico ha dato luogo negli ultimi anni a un rialzo a tre cifre che l’ha portata a quotare a multipli molto elevati, superiori alla sua media di settore». Occorre fare quindi dei distinguo, soprattutto quando il mercato cresce in apparenza indiscriminatamente agli occhi dei piccoli investitori.

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