ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùTra vigilanza e crescita

Le banche? Servirebbe una nuova Tltro riservata a chi ha i conti (e i crediti) in ordine

L’idea di un “nuovo patto” tra istituti e vigilanza per supportare la crescita con gli impieghi che servono

di Edoardo Ginevra*

(REUTERS)

5' di lettura

Dopo l’impatto traumatico della pandemia, l’economia europea è alle prese con lo shock generato dall’invasione dell’Ucraina e le crescenti pressioni inflazionistiche hanno indotto la Bce ad aumentare i tassi di interesse, con inevitabili ulteriori effetti negativi sul ciclo economico. Ma la Bce, nella sua seconda anima di organismo di supervisione, sta anche attivamente monitorando gli impatti dell’attuale congiuntura sulle banche, richiamandole con forza a valutare attentamente i rischi collegati a possibili ulteriori deterioramenti dello scenario.

Quest’azione di supervisione ha la chiara finalità di preservare la sana e prudente gestione delle banche e in tal modo permettere alle stesse di continuare a far credito all'economia. Un obiettivo che in sé genera un trade-off: al crescere del “surplus” di patrimonio (“buffer”) rispetto ai minimi regolamentari, cresce la solidità della banca, ma d'altra parte erogare credito “consuma” il buffer e, quindi, rende la banca meno patrimonializzata. E' un trade-off che, in fasi di recessione (in atto o temuta), rischia di dar luogo ad avvitamenti prociclici: la recessione erode i buffer patrimoniali, riduce la capacità delle banche di raccogliere capitali di rischio e, quindi, ne penalizza la capacità di far credito, generando ulteriore recessione.

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In fondo, una spirale simile a quella che viene innescata dalle azioni sui tassi finalizzate a riportare l’inflazione sotto controllo.... con la differenza che in questo caso il supervisore può intervenire per attenuare il trade-off qui descritto.

Per capire come, facciamo un passo indietro: se si vuole che una banca svolga con efficacia il proprio ruolo di “canalizzatore” del credito alle famiglie e alle imprese, questa deve poter generare organicamente, e se del caso attrarre dall’esterno, il capitale necessario per soddisfare i requisiti regolamentari, e anzi mantenere un buffer che permetta di assorbire shock inattesi.

L’interazione con le autorità di supervisione influenza in maniera decisiva il “circuito” credito/capitale: se parliamo di attrarre capitale dall’esterno, la prima condizione che viene in mente è la capacità di venire incontro alle esigenze di remunerazione espresse dagli investitori: in questo senso, dopo le restrizioni imposte durante il Covid, è positivo l’atteggiamento di neutralità sulla distribuzione dei dividendi e sui buyback.

Se parliamo poi di generare organicamente capitale, non è un mistero per gli addetti ai lavori che il supervisore dispone di ampi spazi di discrezionalità, che impatta in misura tutt’altro che trascurabile sulle modalità di calcolo sia dei requisiti di capitale, sia del patrimonio stesso.

Non si tratta solo dei “buffer minimi” che vengono annualmente comunicati alle banche all’esito del processo “Srep” (“Pillar 2 Requirement” e “Pillar 2 Guidance”), e che si aggiungono ai minimi previsti dalla normativa Ue. C’è molto di più: l’evoluzione della normativa, che negli ultimi anni ha portato a introdurre algoritmi sempre più complessi ai fini del calcolo dei requisiti patrimoniali, ha aumentato la gamma di leve “modulabili” dalla Vigilanza. In questa categoria si iscrivono, tra l'altro, le formule che sottostanno alla quantificazione dei “Risk Weighted Assets” e quelle che definiscono l’algoritmo di calcolo delle “coverage expectations” sui crediti non performing, altrimenti noto come “calendar provisioning”, dove il SSM applica un approccio “caso per caso” su tutte le esposizioni non performing originatesi fino al 31.3.2018.

Come lavorare in modo virtuoso su queste leve, molto tecniche ma vitali per la capacità delle banche di stare sul mercato, competere ad armi pari con le concorrenti non Eu, svolgere al meglio il proprio ruolo di meccanismo di trasmissione degli impulsi di politica economica alle famiglie e alle imprese investitrici? È ancora fresco nella memoria il meccanismo della Tltro (Targeted Long Term Refinancing Operation), una linea di credito fornita dalla Bce alle banche a condizioni vantaggiose, che “scattano” solo se sono superati determinati target di crescita del credito: quello che si vuole suggerire è una Tltro applicata alla supervisione bancaria, una misura che potrebbe essere chiamata Targeted Anticyclical Long-term Capital Operation = TALCO.

Cosa vuol essere la TALCO? Semplicemente, una filosofia di supervisione per cui una banca che dimostra di far bene il proprio mestiere, quello di erogare credito all'economia anche in momenti di ciclo negativo mantenendo pieni equilibri di sana e prudente gestione, può accedere a forme di trattamento prudenziale “meno severe”, nell'ambito dei poteri discrezionali del supervisore.

Strumentali per mettere in pratica la TALCO sono due passaggi. Il primo è la definizione di un “golden standard” in tema di erogazione e gestione del credito, che dovrà far riferimento a “best practice” fissate in maniera quanto più possibile oggettiva e riproducibile, tenuto conto delle specificità dei singoli mercati, ponendo attenzione anche ai fattori ESG: da una parte, ci si potrebbe ispirare alle linee guida in tema di sostenibilità finanziaria contenute nelle regole di Loan Origination and Monitoring dell'EBA (= EBA LOM); dall'altra, andrà assicurato che una quota rilevante delle nuove erogazioni sia finalizzata a favorire la transizione energetica e/o in settori “green”.

Il secondo è la “catalogazione” delle diverse leve di discrezionalità sopra citate, dai processi periodici di valutazione dello SREP alle modalità tecniche con cui vengono calcolati i RWA, dalle aspettative di accantonamento del calendar provisioning alla formalizzazione del supervisory dialogue che orienta le decisioni in materia di dividendo nonché dei criteri per la concessione di autorizzazioni ad operazioni di buyback.

Non si tratta di allentare i requisiti patrimoniali di Vigilanza, ma di indirizzare la discrezionalità del supervisore verso l'obiettivo di promuovere l'allocazione efficiente ed efficace del credito. A parità di “solidità” complessiva (declinata, come da prassi SSM, su diversi profili: modello di business, modello organizzativo e di governance, adeguatezza del capitale e liquidità), una banca in grado di rispettare e superare il “golden standard” in tema di credito all'economia potrà accedere a un trattamento più favorevole, in particolare in momenti di ciclo economico non positivo; un trattamento che si tradurrà in metodologie di calcolo dei RWA e/o del patrimonio “relativamente meno restrittive”, all’interno di un range predefinito.

Ci guadagnerebbe, non poco, la trasparenza e la “riproducibilità” dell’azione delle autorità di supervisione: l'indispensabile discrezionalità che va attribuita alla loro azione verrebbe resa più oggettiva, misurabile negli effetti, indirizzata a scopi di interesse generale all'interno dei binari voluti dal legislatore, in vista dell'esigenza di assicurare credito all'economia.

Alle banche è stato riconosciuto durante la pandemia il merito di aver fatto “parte della soluzione”, grazie alla capacità di veicolare sulle imprese le misure di politica economica introdotte durante il Covid, collaborando in maniera costruttiva ed efficace con i Governi: e se una collaborazione altrettanto costruttiva ed efficace, ma questa volta derivante da un “nuovo patto” tra Banche e Organismi di Regolamentazione e Supervisione, fosse una delle novità chiave per permettere di superare al meglio anche questa crisi?

*Cfo BancoBpm

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