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Le banche del territorio, una funzione sociale che resta insostituibile

L’economista dell’Università di Berkeley, Hoai-Luu Q. Nguyen, ha analizzato gli effetti della chiusura degli sportelli bancari sulla disponibilità di credito per le imprese Usa

di Sergio Gatti

3' di lettura

L’economista dell’Università di Berkeley, Hoai-Luu Q. Nguyen, ha analizzato gli effetti della chiusura degli sportelli bancari sulla disponibilità di credito per le imprese Usa evidenziando come essa abbia un impatto negativo sia sull’offerta di credito alle piccole aziende locali sia sul mercato del lavoro (meno 2% nel tasso di crescita dell’occupazione).

Nelle fasi recessive la situazione peggiora: i criteri di selezione dei prenditori di credito diventano più restrittivi. È allora che il peso della conoscenza diretta e di una consolidata relazione (relationship banking) tra cliente e filiale bancaria diventano cruciali.

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Alla luce di questo studio e di altri ancora più recenti, compreso uno sui vantaggi del relationship lending (finanziamento di prossimità) per le imprese italiane condotto dall’Università Cattolica di Milano in corso di pubblicazione, l’indagine Fabi riportata il 13 agosto su questo giornale offre spunti di riflessione.

Nell’ultimo decennio le filiali bancarie sono diminuite in Italia di quasi 12 mila unità (meno 36%). Chi ne fa le spese? Chi vive e lavora nei Comuni più piccoli. La “desertificazione bancaria” costituisce un fattore di marginalizzazione e un impulso indiretto allo spopolamento (meno credito, meno imprese, meno lavoro, meno giovani). Tra il 2018 e il 2021, il numero di Comuni senza servizi bancari è aumentato da 2.586 a 3.062. Sarebbero il 20% in più se in 707 di essi non vi fosse uno sportello di una BCC, Cassa Rurale o Raiffeisen (per brevità, BCC). Di questi 707 Comuni (erano 561 nel 2015), 164 sono nelle Province di Trento e Bolzano, 128 in Lombardia, 84 in Veneto, 56 in Campania, 54 nel Lazio, 45 in Sicilia, 25 in Piemonte. Il 95% di essi ha meno di 5 mila abitanti. Nei Comuni dove le BCC costituiscono l’unica forma di presenza bancaria, il prodotto bancario per addetto è superiore
alla media del mercato e sono cresciuti significativamente negli ultimi anni anche i volumi delle masse intermediate.

La presenza fisica nei territori – che non è solo terminale di offerta, ma anche sensore delle esigenze delle comunità – ha facilitato l’attività di supporto a famiglie e imprese. La questione non è solo di indole economica. L’Assemblea legislativa Emilia Romagna e il Consiglio regionale Piemonte hanno approvato delibere e risoluzioni che denunciano il fenomeno della chiusura degli sportelli bancari come fattore di impoverimento economico, sociale e culturale delle comunità. Chiedono maggiore proporzionalità nelle norme europee per ridurre gli oneri derivanti da regole inadeguate rispetto a banche che svolgono una “funzione sociale” stabilita dalla Costituzione: la riduzione di costi impropri di derivazione normativa aiuta a non abbandonare i Comuni più piccoli. Un’altra decina di Regioni sta seguendo le due apripista anche per la forte spinta dei sindaci. I quali sanno benissimo che nessuna transizione è gratis. Le conversioni energetica, digitale, del lavoro debbono infatti raggiungere gli obiettivi senza far pagare il prezzo più alto a chi è più indietro, anzi accrescendo la coesione territoriale e (almeno) riducendo le diseguaglianze.

Diverse delle missioni del Pnrr richiamano la dimensione “comunitaria”: case di comunità e ospedali di comunità (per la salute), comunità energetiche rinnovabili. Crescono anche le cooperative di comunità. Le banche di comunità, che esistono da 140 anni, contribuiscono a sperimentare nuovi modi di interpretare l’intermediazione creditizia. Che non va declinata in termini “oppositivi o alternativi” (banca fisica o banca digitale; banca di territorio o banca di dimensioni nazionali o crossborder), ma “integrativi” e di bio-varietà (o meglio di teleo-diversità: diverse sono le finalità imprenditoriali anche tra banche). Un punto di equilibrio è possibile tra presenza fisica nei territori, digitalizzazione, redditività (per le BCC gli utili sono in pratica l’unica fonte di patrimonializzazione, destinati per legge almeno al 70% a patrimonio indivisibile, in realtà il 90%). La chiave del successo della banca 4.0, si legge nel World Retail Banking Report 2021, è coniugare l’innovazione digitale con la permanenza di un presidio fisico sul territorio per erogare consulenza ad alto valore aggiunto e assistere la clientela nei momenti cruciali della vita privata e professionale.

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