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Le batterie per le auto elettriche trascinano economia circolare e ricerca mineraria

La nuova sfida, all'insegna della sostenibilità, guarda al Litio, Nichel, Manganese, Cobalto, Terre rare e simili

di Davide Madeddu

Litio e terre rare? L’Italia corre più rischi sulle forniture di rame e nickel

3' di lettura

Tutto merito delle auto elettriche. Perché la richiesta di batterie e delle materie prime per costruirle trascina la ricerca mineraria e il recupero di materiali dalle discariche industriali e minerarie. La nuova sfida, all'insegna della sostenibilità, guarda al Litio, Nichel, Manganese, Cobalto, Terre rare e simili. Materie prime ricercate per costruire gli accumulatori destinati al settore dell'automotive.

Le iniziative in campo sono differenti e mettono assieme sia la ricerca mineraria sia la conversione di siti produttivi in cui si pensa al trattamento dei nuovi materiali ricavati sia attraverso processi di recupero sia da attività estrattive.

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La ricerca mineraria

In ambito minerario aziende italiane e straniere puntano a “sfruttare” siti utilizzati in passato e oggi “in sonno”. È il caso del progetto Campagnano, nell'alto Lazio, dove l'attenzione va alla ricerca del Litio, elemento incluso, insieme al cobalto, nell’elenco dei 30 materiali critici stilati dall’Unione Europea per la loro importanza economica e rischio di approvvigionamento.

La Regione Lazio autorizza

La Regione ha rilasciato all'australiana Altamin la prima licenza di esplorazione per litio in salamoia Geotermica. Non solo: l'azienda, come annunciato pochi giorni fa, «ha ricevuto dalla Regione Lazio l'esclusione dallo Studio di Impatto Ambientale per Ferento, con la seconda e ultima fase una valutazione da parte della stessa Regione, che avrà inizio immediato».

Interessati 800 pozzi geotermici

In questo caso il progetto interessa circa 800 pozzi geotermici perforati dalla fine degli anni 70 agli anni 90 tra il sud della Toscana e il nord del Lazio e con una profondità che arriva a 2.000 metri e in qualche caso si spinge anche a 4.000.

Nel pacchetto delle concessioni dell'azienda australiana anche i siti di Ferento e Galeria e una superficie complessiva di 7.500 ettari. «Le salamoie geotermiche ricche di litio rappresentano una risorsa non sfruttata che può essere potenzialmente trasformata in una preziosa materia prima europea - annuncia l'azienda nel report periodico -. Le tecniche di produzione per l'estrazione del Litio dalle salamoie geotermiche si stanno evolvendo rapidamente verso la commercializzazione e gli elevati gradienti geotermici presenti nelle aree del progetto possono aiutare a soddisfare in parte o in tutto il fabbisogno energetico per questo processo».

Il Cobalto in Piemonte

Tra le richieste del gruppo anche istanze in Liguria per i siti minerari di Libiola (attivo sino al 1960 a nord est di Sestri Levante, e utilizzata per l'estrazione di rame che copriva il 20 per cento del fabbisogno nazionale) e in Emilia Romagna. La compagnia Italo Australiana, attraverso la controllata Strategic minerals, ha manifestato il suo interesse per i siti di Punta Corna e e Balme in Piemonte, dove l'attenzione è caduta sul sito utilizzato in passato per la “coltivazione” del cobalto, nichel, rame, argento e metalli associati.

Pronti a partire

In Sardegna, a Silius, la “Mineraria Gerrei” è in attesa dell'ultimo visto per far ripartire gli interventi nella miniera di Muscadroxiu, dove si punta a estrarre fluorite, galena e terre rare. Materiali particolarmente ricercati per la produzione degli accumulatori elettrici. Il tutto attraverso un progetto che vale 40 milioni di euro e un piano industriale che prevede l'impiego di strumenti ad alta tecnologia che spazierà dallo studio e ricerca dei tenori all'organizzazione del lavoro sino ad arrivare alla possibilità di guida dei mezzi in sottosuolo da remoto.

La conversione degli impianti

A giocare un ruolo importante in questa partita ci sono poi i grossi gruppi che hanno deciso di “diversificare” le produzioni, puntando proprio sulle materie prime necessarie per la produzione di batterie destinate alle auto elettriche. È il caso del gruppo Glencore che, nel suo stabilimento gestito dalla controllata Portovesme nel polo industriale di Portoscuso, ha predisposto un piano per la lavorazione di Manganese, Nichel, Litio e Cobalto. Non solo, nell'ambito della riorganizzazione ha previsto la realizzazione di un impianto per la produzione di Litio dal pastello di piombo.

L'economia circolare

Un'occasione per l'estrazione dei materiali necessari per la produzione di batterie può essere rappresentata dai siti di stoccaggio dei residui delle lavorazioni minerarie. Ossia, le discariche non più in uso che potrebbero trasformarsi in nuove miniere a cielo aperto. Per Antonio Martini, ingegnere minerario ed ex dirigente di Assomineraria, è necessario «attivare progetti di recupero dei minerali nelle diverse discariche ex minerarie e promuovere con grande impulso il riciclo delle urban mine».

Produzione sostenibile

A giustificare un «ritorno» ai siti presenti sul territorio nazionale è poi la questione sostenibilità. Che, come sottolinea Franco Manca, geologo minerario con lunga esperienza nella gestione di aziende di ricerca mineraria, «non può mai essere dimenticata».

Mai abbandonare la ricerca

«Negli anni 90 avevamo fatto, con l'azienda pubblica di ricerca geomineraria Progemisa, una serie di campionature per individuare giacimenti di Nichel e Cobalto - argomenta - quei progetti però sono stati poi accantonati. Solo, alla luce dei conflitti internazionali, ci si è resi conto dell'importanza di poter sfruttare risorse presenti nel territorio nazionale. Per questo motivo dico che la ricerca non deve mai fermarsi. Avessimo continuato quell'opera oggi avremmo avuto sicuramente meno problemi».

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