CommentoPromuove idee e trae conclusioni basate sull'interpretazione di fatti e dati da parte dell'autore.Scopri di piùIL GRAFfIO DEL LUNEDÌ

Le big del campionato e i dolori dei loro allenatori

di Dario Ceccarelli

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(Reuters)

1' di lettura

Ricordate? «Voglio restare alla Juventus» aveva detto Max Allegri. Dopo l'uno-due di ieri sera con la Roma, chissà cosa gli risponderà Andrea Agnelli che già, così a pelle, non vede l'ora di dargli il benservito con un bel grazie-prego per i cinque scudetti di fila e l'ottimo lavoro svolto assieme.

Oddio, vedendo in campo la nuova maglia di Madama, con quella fantasia di colori da centro commerciale dell'Estonia, Allegri non se la prenderà troppo…
È strano il calcio italiano. Non ce n'è una, delle squadre al top che stia bene. A parte i prodigi della piccola grande Atalanta, e i miracoli di mastro Gasperini, il resto è uno strazio.

A Napoli, dopo un anno straordinario, hanno avuto il coraggio di contestare Ancelotti. Neanche San Gennaro avrebbe potuto fare di più, ma pazienza. Il povero Spalletti, ancora in ballo per il terzo posto dell'Inter, da mesi va in panchina accompagnato da un gufetto, quello di Antonio Conte, che ormai lo insegue anche quando torna a casa.

E poi c'è quel missionario di Gattuso, appeso al filo della Champions, cui vengono chiesti straordinari miracoli. Dopo la vittoria del Milan sulla Fiorentina, Rino ha dovuto perfino abbracciare Bakayoko, quel simpaticone che faceva fatica a scaldarsi prima di entrare in campo. Bontà sua, ha giocato discretamente.

E Ranieri? Il Santo Aggiustatore? Ha resuscitato la Roma e, sicuramente, finirà in una panchina del Testaccio a sognare il calcio inglese. Dove lui, comunque, un campionato l'ha vinto.

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