BERE SOTTO L’ALBERO

Le birre di Natale, una tradizione come il vin brulé

di Maurizio Maestrelli


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(Marka)

3' di lettura

Chiariamo subito il punto. Quella delle birre di Natale non è una mera operazione di marketing nella quale basta attaccare un'etichetta dorata, possibilmente con signore dalla barba candida completo di slitta e renne, alla bottiglia di birra ma una tradizione storica di alcuni dei principali Paesi birrari del mondo: dal Belgio alla Gran Bretagna. L'usanza prevedeva di produrre per i mesi più freddi birre forti di gradazione alcolica e, soprattutto in Belgio, il ricorso a spezie e frutta. Per alcune birre si prevedeva anche la possibilità di consumarle calde, ovvero riscaldate, come un vin brulé nostrano o un glühwein tedesco. La tradizione è ancora molto attuale e si è estesa anche ad altre nazioni, Italia inclusa. Oggi la categoria delle birre di Natale è pertanto estremamente affollata e stabilire una classifica è molto difficile. Noi non ci faremmo scappare, in primis, la Stille Nacht dei “birrai matti” traduzione di De Dolle Brouwers, piccolo ma celeberrimo birrificio belga che con questa birra da 12% vol garantisce un ribaltamento radicale di qualsiasi luogo comune si possa avere sulla birra. Note di caramello, frutta tropicale e candita trovano sublime armonia nel perfetto dosaggio del luppolo. La Stille regge anche la cantina per qualche anno.

Altro capolavoro “natalizio” è l'Avec les Bons Voeux della Brasserie Dupont, un marchio storico per una birra da 9,5% vol perfettamente equilibrata quanto voluttuosa. Restando in Belgio meritano quantomeno la segnalazione altri due gioielli: la Canaster del birrificio De Glazen Toren guidato dal birraio e beerwriter Jef van De Steen e la Père Nöel di De Ranke. La prima, 8,7% vol, è scura e ricca di profumi che ricordano la banana e l'uva sultanina; la seconda è meno imponente, 7% vol, e un inconsueto quanto piacevole finale di liquirizia.

Spostandoci nei Paesi anglosassoni si possono poi trovare birre di Natale meno impegnative sotto il profilo alcolico ma sempre entusiasmanti. Lo scozzese Brewdog, da sempre paladino del luppolo in terra d'Albione, propone una agrumata e resinosa Hoppy Christmas, 7,2% vol, ideale per chi non vuole abbandonare la moda delle Ipa nemmeno sotto le feste. Più tradizionale, nel senso inglese anche se un pizzico di luppolo americano c'è, è la Bad Elf del birrificio Ridgeway. Dissetante e amarognola, scende leggera con i suoi 6% vol. E meglio ancora garantisce la Santa's Private Reserve dell'americano Rogue: note dolci e leggermente tostate di malto con una leggera sferzata di luppolo aromatici nel finale. Solo 5% vol come una birra da bere d'estate.
E in Italia?

I birrai tricolori hanno esplorato praticamente qualsiasi stile birrario storico e ne hanno inventati pure di nuovi come le birre con mosto di vino note ormai universalmente come Italian Grape Ale. In tema di birre natalizie c'è dunque solo l'imbarazzo della scelta e tutte sono acquistabili online o nei numerosi beershop sparsi in tutta la Penisola. Un bel trittico con cui festeggiare un Natale nazionale e birroso è costituito dalla Krampus del Birrificio del Ducato: 9% vol di dolcezza complessa e speziatura articolata (pepe, anice, zenzero e cardamomo tra gli altri). A seguire la 25Dodici di Birra del Borgo: speziata con uvetta e scorze d'arancia, 8% vol, dalle note dolci di caramello e miele di castagno e fruttate di ciliegia e ribes. E infine la A Renna Glüh del microbirrificio piemontese Loverbeer noto agli appassionati per le sue geniali invenzioni brassicole. La A Renna è fermentata con aggiunta di mosto di frutta, maturata sei mesi, speziata e rifermentata. Per le sue caratteristiche, e con i suoi 8% vol, la si può bere anche calda. Proprio come un vin brulé.

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