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Le Borse pagano dazio alla politica. Ecco le date-chiave fino a Ferragosto

I listini azionari chiudono appesantiti da nuove tensioni nella guerra commerciale tra Usa e Cina. Piazza Affari e BTp si piegano alla crisi di Governo. Dopo il rating di Fitch, sull’Italia pendono i giudizi da Moody’s, S&P Global Ratings e Dbrs. Fuga nell’oro e nel franco svizzero

di Marzia Redaelli


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3' di lettura

Si chiude una settimana impegnativa per le borse. È cominciata con forti timori degli investitori sulla guerra dei dazi e si conclude sullo stesso tema con le indiscrezioni di nuove ostilità tra Washington e Pechino. Le tensioni politiche restano il tema dominante sui mercati, anche perché sono sparse in molte aree geografiche. Tra le più recenti, quelle interne alla regione asiatica: tra Hong Kong e la Cina, tra l’India e il Pakistan, tra il Giappone e la Corea. Ma a preoccupare di più gli investitori europei è la crisi di governo a Roma.

Dopo un rimbalzo giovedì scorso, dunque, il clima è sui parterre è tornato cupo, con azioni in ribasso e beni rifugio in rimonta; in primis oro, franco svizzero e Bund, il titolo di stato tedesco.

Wall Street e Shanghai in altalena sui dazi

Oltreoceano le azioni hanno seguito il tenore altalenante delle notizie sulla guerra commerciale: dapprima in calo con un duro annuncio di Trump relativo a nuove tariffe sui beni di consumo cinesi, seguito da una rappresaglia di Pechino sulle importazioni agricole dagli Stati Uniti; poi in recupero sull’onda della bilancia commerciale in Cina, migliore delle aspettative e positiva per la tenuta dell’economia globale; infine, nell’ultima seduta di contrattazioni, ancora in ribasso per via di un’indiscrezione di Bloomberg sul fermo delle licenze alle imprese Usa che lavorano con Huawei, il gigante cinese delle telecomunicazioni al centro della contesa sino-americana. Alla fine della settimana il saldo risulta pesante per entrambe le borse: l’S&P500 è tornato ai livelli di fine luglio (antecedente all’ennesimo inasprimento della questione dazi) e il listino di Shanghai ha toccato i minimi dell’ottobre scorso.

LA FOTOGRAFIA

andamento dei principali indici azionari

Piazza Affari cade col Governo

La deflagrazione della crisi di Governo ha travolto Piazza Affari in procinto della pausa ferragostana, quasi a sorpresa. La spaccatura nella maggioranza ha trascinato al ribasso le attività finanziarie italiane, su cui pende il giudizio degli investitori per via della fragilità dei conti pubblici. In autunno, infatti, è in agenda la Legge di bilancio e un esecutivo provvisorio potrebbe non riuscire a salvare i consumatori e le imprese da un aggravio dell’Iva. Il Ftse Mib e il Ftse All share hanno perso più del 3% sul venerdì precedente. Ha patito in particolare il settore bancario (-3,4%), perché gli istituti di credito che hanno in pancia i titoli di Stato sono penalizzati da una loro svalutazione. É sulle emissioni del Tesoro, infatti, che la reazione degli investitori è stata più forte. Le vendite hanno fatto alzare il rendimento del BTp decennale di trenta punti base (da sotto 1,4% a quasi 1,4%) in poche ore e lo spread, il premio che il Tesoro deve pagare a chi li sottoscrive, si è impennato al 2,4% sul Bund.

Il debito pubblico italiano, inoltre, deve affrontare altre valutazioni importanti, oltre a quelle del mercato: dopo il rating di Fitch (confermato il rating dell'Italia a BBB) sull’affidabilità dei conti pubblici e sulle sue prospettive, da qui a novembre sono in agenda le decisioni di Moody’s (6 settembre), di S&P Global Ratings (25 ottobre) e di Dbrs (15 novembre).

Scatta la corsa ai beni rifugio

Il caos ha riportato gli acquisti sui classici beni rifugio. L’oro ha varcato velocemente la soglia dei 1.500 dollari l’oncia, abbandonata nel 2013 dopo la fase acuta della crisi finanziaria. Il Franco svizzero si è riavvicinato alla parità sull’euro e il rendimento del Bund a dieci anni, il titolo di riferimento dell’area euro, è stato schiacciato dalla domanda al minimo storico negativo di -0,58%.

La situazione macroeconomica

L’economia reale, sebbene in secondo piano in questi giorni, è monitorata dagli operatori per comprendere le reali probabilità che un rallentamento globale si trasformi in un a recessione, attraverso la guerra commerciale, la sfiducia, il naturale declino del ciclo economico. Tra i dati macroeconomici in arrivo nelle prossime sedute saranno di particolare rilievo alcuni indicatori: in Germania, l’indice Zew rilasciato martedì 13 agosto, per testare la fiducia delle imprese dopo le ultime statistiche negative sulla locomotiva d’Europa, e il Pil del secondo trimestre, comunicato mercoledì 14; per l’area euro, la Cina e gli Stati Uniti la produzione industriale, tra mercoledì 14 e giovedì 15 agosto. Infine, una serie di rilevazioni sull’inflazione, il termometro della politica monetaria delle banche centrali, che tanto ha contribuito a sostenere i mercati (martedì 13 agosto negli Usa, in Germania e in Spagna, negli Usa, mercoledì 14 in Francia e Olanda).

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