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Le Borse sperano nel G20 per fermare la guerra dei dazi

L’incontro di venerdì a Osaka fra i presidenti di Cina e Stati Uniti è l’evento clou della settimana per i mercati. Tra i dati macro seguiti dagli investitori la fiducia dei consumatori americani e l’inflazione europea

di Marzia Redaelli


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4' di lettura

L’atteggiamento morbido delle banche centrali ha ridato ossigeno ai listini azionari e alle obbligazioni, che nelle ultime sedute sono saliti all’unisono grazie alla prospettiva di tassi di interesse ancora bassi. Ma l’alea dei mercati tiene alti anche i beni rifugio, in primis l’oro, ai massimi da cinque anni. Già in chiusura della scorsa settimana, però, il clima si è fatto interlocutorio e l’euforia si è placata. Venerdì prossimo è previsto l’incontro tra i presidenti della Cina e degli Stati Uniti al G20 di Osaka, da cui gli investitori sperano possano sortire buone premesse per un accordo sui dazi.

Un nuovo scenario

Improvvisamente lo scenario sui mercati è mutato: la Federal Reserve, la banca centrale americana, è pronta a tagliare i tassi anziché ad alzarli, la Banca centrale europea è disponibile a nuove manovre espansive e anche la Banca del Giappone ha lasciato intendere sforbiciate al costo del denaro. É stata soprattutto la giravolta della Fed a spingere azioni, obbligazioni e beni rifugio nello stesso tempo. Perché l’abbondanza di liquidità, le condizioni finanziarie favorevoli all’impiego dei capitali e la caccia a rendimenti appetibili spingono tutte le attività finanziarie, da quelle più rischiose a quelle più difensive.

La situazione sui mercati

Da inizio anno gli indici azionari sono tornati a guadagni a doppia cifra: Wall Street ha toccato nuovi record (+18% da gennaio l’S&P500), Piazza Affari è su del 17% e Shanghai è a +8%.

La domanda di titoli di Stato ha schiacciato i rendimenti (inversi ai prezzi) fino ai minimi: i titoli di Stato tedeschi hanno ritorni negativi fino alla scadenza decennale (-03% a dieci anni, +0,3% lordo a 30 anni, senza considerare l’effetto di imposte e di inflazione); il BTp italiano ha ritrovato slancio e il differenziale con il Bund di Berlino si è ridimensionato sotto il 2,5% (il tasso del BTp decennale è al 2,15%); i Treasury Usa pagano intorno al 2%, contro il 2,7% di gennaio.

LE BORSE NEL 2019

Variazioni percentuali da inizio anno. Dati al 21 giugno 2019

Ma anche l’oro, il porto sicuro per eccellenza, ha toccato un record quinquennale, fino alla soglia dei 1.400 dollari l’oncia. La spinta è arrivata dalle tensioni tra Iran e Stati Uniti, che ha dato pressione anche alla quotazione del petrolio (sopra i 66 dollari a Londra e ai 57 a New York).

L’agenda dei mercati

La svolta morbida delle banche centrali risponde a un rallentamento generale nel ciclo statunitense e al calo dell’attività manifatturiera e dell’inflazione in Europa, con una spaccatura tra Francia e Germania - più solide - e gli altri paesi. Gli economisti delle case di investimento, però, mettono in guardia contro i rialzi indiscriminati dei mercati. In particolare, contro il ritorno dell’euforia sulle obbligazioni. «Il mercato - afferma Jon Day, gestore del reddito fisso di Newton (Bny Mellon Investment Management) - incorpora già nei prezzi un allentamento significativo delle politiche delle banche centrali, molteplici tagli dei tassi da parte della Fed Usa, e, dopo il discorso di Draghi, un taglio dei tassi da parte della Bce. Se gli istituti centrali dovessero deludere le aspettative, le conseguenze si farebbero sentire su tutti i mercati». Le stime degli operatori sui tassi americani, che scontano almeno mezzo punto di ribassi entro fine anno, implicano un’idea di recessione. Gli ultimi dati macro, in effetti, sono peggiorati su entrambe le sponde dell’Oceano . Per questo motivo, l’attenzione degli operatori sarà focalizzata sulle statistiche in arrivo.

Negli Stati Uniti, gli appuntamenti più attesi sono la fiducia dei consumatori (martedì quella del Conference Board e venerdì quella misurata dall’Università del Michigan), che dà il polso sulla sostenibilità della domanda interna. Martedì è la giornata degli ordinativi di beni durevoli (prima lettura per maggio), che fornisce indizi sulla continuità dell’attività produttiva. Mercoledì James Bullard, l’economista della Fed che nell’ultimo comitato monetario si è espresso per un taglio immediato dei tassi, tiene un discorso, interessante per trarre indicazioni sulle reali preoccupazioni della banca centrale Usa. Venerdì, infine, è comunicata la variazione in maggio dei redditi e delle spese delle famiglie.

Nell’area euro, invece, l’agenda settimanale parte con l’indice Ifo, che sintetizza la fiducia delle imprese tedesche sulla situazione economica corrente e sulle prospettive; prosegue giovedì con la fiducia economica (nell’industria e nei servizi) e si conclude con la prima stima dell’inflazione a giugno (1,2% la precedente, 1% al netto dei beni più volatili).

Per l’Italia, l’Istat diffonde martedì il rapporto deficit/Pil del primo trimestre, osservato per misurare l’incidenza delle manovre governative sui conti pubblici; giovedì arrivano gli indici di fiducia di consumatori e imprese manifatturiere, venerdì i prezzi al consumo di giugno, che sono sotto la media europea (0,8% il dato precedente).

In generale, come spiega Ann-Katrin Petersen di Allianz Global Investors, sarà importante vedere se la debolezza del settore manifatturiero orientato all’export si estenderà ai servizi e ai consumi, finora solidi.

L’evento più atteso, infatti, è il G20 di Osaka del 28-29 giugno, in cui si incontreranno i capi di Stato, che vedrà Donald Trump confrontarsi con Xi-Jinping. «La questione fondamentale - aggiunge Petersen - è se Washington e Pechino riusciranno a risolvere il conflitto senza perdere la faccia. Una cosa è certa: più va avanti lo scontro commerciale, maggiore sarà il suo impatto, nonché il rischio di una brusca frenata dell’economia, soprattutto perché la ripresa congiunturale e il rialzo delle classi di investimento più rischiose sono già in atto da tempo».

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