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Le branch italiane di SmurfitKappa caposcuola nella security Covid-19

Il modello vincente è quello dell’ortofrutta romagnolo e del biomedicale modenese. Polizza extra per chi dovesse ammalarsi

di Ilaria Vesentini

2' di lettura


«Stiamo lavorando a pieno regime, con i limiti legati allo scaglionamento degli ingressi nei reparti produttivi e il mantenimento delle distanze di sicurezza. Ma già da fine febbraio ci siamo attrezzati per garantire la salute dei lavoratori, addirittura anticipando le misure introdotte da lì a poco dai decreti governativi. E siamo diventati un benchmark per tutto il gruppo, poiché ciò che sta avvenendo ora in Europa noi lo abbiamo già vissuto e sperimentato con un anticipo di dieci giorni».

A parlare è Bruno Pelloni, regional manager di Smurtif Kappa Italia, che in Emilia-Romagna ha la responsabilità di quattro stabilimenti e quasi 500 dipendenti della multinazionale leader in Europa nella produzione di packaging in cartone ondulato, che in giro per il mondo ha 350 stabilimenti e 46mila dipendenti per quasi 9 miliardi di euro di fatturato.

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In Italia Smurtif Kappa (quotata allo Stock Exchange di Londra e Top Employer 2020) opera con 26 siti, di cui quattro lungo la via Emilia, specializzati in due filiere chiave del territorio: da un lato l’ortofrutta, dall’altro il biomedicale. Tra il Forlivese e il Ravennate si concentra infatti il più importante distretto ortofrutticolo d’Italia, che impiega oltre 15mila persone in agricoltura e ospita i gruppi cooperativi leader della trasformazione come Apofruit, Agrintesa e Orogel.

«Noi tra Forlì e Ravenna abbiamo 350 dipendenti che lavorano a pieno ritmo per produrre packaging in cartone ondulato, siamo funzionali ai settori food&beverage e detergenza e non ci possiamo permettere stop produttivi», sottolinea Pelloni.
Nel Modenese insiste invece il più importante polo del biomedicale in Europa per i dispostivi monouso (oltre 100 aziende e 5mila addetti gravitano attorno a Mirandola) e qui Smurtif Kappa ha una fabbrica di 15mila mq con altre 130 persone operative anche in piena emergenza Covid-19. «È stato creato un “comitato crisi” a livello nazionale che si confronta quotidianamente con il top management mondiale – spiega il dirigente – e l’Italia è il caso scuola.

Tra i protocolli di sicurezza fissati già a fine febbraio non c'è solo lo smart working per tutti i profili impiegatizi (il 20% degli organici in Italia, 2mila persone in tutto) e la chiusura degli spazi comuni come gli spogliatoi, ma il controllo di tutti gli ingressi con la misurazione della temperatura ai trasportatori e la disinfezione di tutti i reparti e gli uffici. Nonostante le difficoltà il clima aziendale è buono e la casamadre ha fatto la sua parte stipulando un’extra polizza assicurativa per tutelare tutti i lavoratori che dovessero ammalarsi».

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