Analisi

Le buone intenzioni e il nodo risorse

di Jacopo Giliberto

3' di lettura

A fine settembre nel Mico di Milano durante la “Cop dei ragazzi” aveva colpito l’appello «blah blah blah» di Thunberg. Parole parole parole, soltanto parole. I grandi del mondo, quelli che decidono, al «blah blah» potrebbero rispondere a tono: con un silenzio ostinato. Riferiscono osservatori che la regina Elisabetta — sensibile al tema climatico e padrona di casa alla Cop26 di Glasgow in programma fino al 12 novembre — sia indispettita per gli annunci di assenze rilevanti come quelle che potrebbero riguardare per esempio Vladimir Putin, Xi Jinping, Jair Bolsonaro, Narendra Modi, cioè i capi di Stato e di Governo che più di altri devono essere coinvolti in politiche climatiche.

Il sottostante è economico, come sempre. Come nelle puntate precedenti, le posizioni si dividono fra chi è già “ricco” perché ha emesso anidride carbonica a carriolate per un paio di secoli (in sostanza: i Paesi Ocse) e chi vuole emettere anidride carbonica a vagonate perché “ricco” lo vuole diventare (in sostanza, la Cina e l’India e al traino tutti i Paesi di economia giovane). Ancora 770 milioni di persone sono senza elettricità, e l’elettricità è quella che fa uscire dalla povertà con il compressore del gommista, la pompa dell’acquedotto, il casco del parrucchiere e la macchina delle radiografie.

Loading...

Ognuna delle parti indica l’altra. Cina e India emettono di più, ma pro capite i produttori più intensivi del mondo sono sauditi e statunitensi (17,6 tonnellate di CO2 l’anno a testa) seguiti da canadesi e australiani. I cinesi e i francesi (circa 6,4 tonnellate) per motivi diversi sono in coda fra i Paesi industrializzati.

In Europa sulla produzione di elettricità i peggiori sono i polacchi che marciano a carbone, 653 grammi di CO2 per chilowattora di corrente prodotta, e i più ecologici sono i nucleari francesi (38 grammi) e gli idroelettrici norvegesi (33 grammi per chilowattora di elettricità).

I casi di Norvegia e Francia sono simbolo di alcuni dei temi più contrastati nei negoziati internazionali e nelle posizioni fra i Paesi.

In apparenza coesa, l’Europa è rabbiosamente divisa. La Norvegia fa il contrario di quanto fa l’Italia no triv che chiude i suoi pozzi per importare e bruciare a manetta gli idrocarburi dei pozzi altrui: la Norvegia estrae in modo compulsivo il petrolio, che però vende a tutti gli altri Paesi del mondo, mentre per sé riserva l’elettricità idroelettrica e le auto a batterie.

La Francia non vuole distaccarsi dal nucleare che le consente emissioni di anidride carbonica bassissime, e con essa c’è un manipolo di una decina di altri Paesi europei; al nucleare guarda anche la Polonia per uscire dalla servitù del carbone. La Germania schifa il suo nucleare e vuole chiuderlo in fretta, e intanto sta aumentando le emissioni di carbone e metano.

Fuori dall’Unione europea, Cina e Russia si sono impegnate per una neutralità carbonica da conseguire in un comodo 2060. Ma la Cina, la cui scarsità energetica sta mettendo in difficoltà la produzione, costruisce senza ritegno decine di centrali a carbone e nucleari (tecnologia di derivazione francese).

La Russia, esportatrice formidabile di metano e greggio, afferma di essere allineata con gli altri Paesi nel voler fermare quel riscaldamento globale che (to’) renderebbe abitabile e coltivabile le immensità siberiane e aprirebbe alla navigazione invernale la rotta artica.

Un altro tema è la finanza. I report degli analisti, i premi di produzione degli amministratori delegati e i rating delle agenzie impongono un risultato ambientale. Così gli investitori abbandonano carbone, petrolio e gas — la cui estrazione rallenta e i prezzi di conseguenza crescono;  si prevedono i 100 dollari al barile per fine novembre — e i fondi si rivolgono verso piantagioni di alberi assorbicarbonio, oasi delle tartarughe abbandonate, imballaggi olistici. È il capitolo Esg, degli investimenti sostenibili e di quelli (troppi) che di sostenibilità vantano la sola facciata.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti