Cosmetica

Le camelie di Chanel che tutelano l’ecosistema

La maison ha avviato un piano per ridurre il suo impatto ambientale in linea con l’Accordo di Parigi sul clima 2015

di Marika Gervasio

2' di lettura

Si è guadagnato il livello più alto della certificazione di Haute Valeur Environnementale (Hve - Alto valore ambientale) il progetto di Chanel legato alla coltivazione della camelia, il fiore preferito di Coco, a Gaujacq, nel sud della Francia. Non la prima né l’unica iniziativa della maison che da molti anni coltiva, osserva e sperimenta quelli che poi diventano i principi attivi dei suoi trattamenti in laboratori a cielo aperto in diverse aree climatiche del mondo con una strategia che si basa sulla tutela ambientale e territoriale valorizzando i terreni con un approccio agroecologico virtuoso che unisce pratiche di coltivazione tradizionale e innovazione scientifica.

È così che nel comune di Gaujacq, nel sud-ovest della Francia, tra le colline verdeggianti del Béarn e le rive dell’Adour, il brand porta avanti dal 1998 il programma dedicato alla camelia avviato in collaborazione con Jean Thoby, esperto internazionale di questo fiore, che da decenni cura un giardino-conservatorio botanico che ospita 2mila varietà di queste piante. Accanto al giardino si trovano le coltivazioni dell’azienda agricola dedicata.

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«Nel 1998 abbiamo avviato una collaborazione con il reparto di ricerca Chanel per realizzare degli esperimenti e creare piantagioni - racconta Jean Thoby -. Provando e riprovando, anche grazie al confronto costante con il laboratorio di fitochimica, nel 2009 siamo arrivati a creare una prima coltivazione di Camellia japonica Alba Plena». Una varietà che senza il progetto di Chanel sarebbe potuta scomparire e che è diventata il principio attivo della linea di trattamenti Hydra Beauty.

«Le 2.700 piante vengono coltivate in piena terra secondo pratiche agricole ambiziose e rispettose dell’ambiente, senza l’impiego di sostanze chimiche - aggiunge Philippe Grandry, responsabile delle coltivazioni Chanel nell’azienda agricola -. Si tratta di una coltivazione sperimentale agroecologica: l’introduzione di alberi e arbusti specifici rafforza l’equilibrio e la resistenza degli ecosistemi, ombreggia leggermente le camelie, contribuisce alla biodiversità, rende le piante più resistenti alle malattie e ai predatori e permette agli insetti impollinatori e agli uccelli di trovare riparo. Le radici profonde migliorano la qualità e la fertilità del suolo, forniscono gli elementi nutritivi e ricostituiscono la lettiera forestale».

Un approccio che si è guadagnato la certificazione di Haute Valeur Environnementale di livello 3 - il più alto - per la coltivazione dei 70 acri e l’etichetta “Conversione all’agricoltura biologica”: due riconoscimenti che testimoniano che le pratiche agricole utilizzate nell’azienda agricola preservano l’ecosistema naturale e riducono al minimo l’impatto sull’ambiente. Quella con le camelie è uno dei tanti esempi delle attività in materia di sostenibilità della maison che a marzo 2020 ha lanciato Mission 1.5°, il suo impegno per affrontare il cambiamento climatico, in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul clima del 2015. Tra i vari propositi: dimezzare le emissioni di Co2 delle sue attività entro il 2030 e ridurre del 40% quelle delle sue filiere globali. Ancora, l’azienda si impegnerà a utilizzare soltanto energia 100% rinnovabile per le sue proprietà entro il 2025 e a ottimizzare le spedizioni, scegliendo veicoli a basse emissioni e implementando lo smart working per i propri dipendenti. In particolare, per quanto riguarda i prodotti cosmetici, già da molti anni alcuni prodotti hanno packaging riutilizzabili.

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