RISPARMIO E FAMIGLIE

Le case italiane senza assicurazione

di Gaia Giorgio Fedi


3' di lettura

L’ultimo rapporto Istat sulla ricchezza non finanziaria in Italia rileva un’ulteriore crescita della quota del patrimonio delle famiglie allocato nel mattone: nel 2017 infatti, il valore dello stock delle attività non finanziarie (9.505 miliardi di euro) era costituito per il 60% da immobili residenziali e per il 24% da immobili non residenziali. Eppure, le famiglie non sono particolarmente zelanti nel proteggere la quota di patrimonio rappresentata dalla casa: per esempio, secondo i dati Ania solo il 2% delle abitazioni è assicurata contro le calamità naturali come alluvioni e terremoti, nonostante il territorio nazionale sia in larga parte esposto a rischio sismico o idrogeologico. Il 40% delle case è tuttavia coperto da una formula assicurativa, ma va detto che questo universo include le polizze multirischio, le cosiddette globali fabbricati e, non ultimo, le coperture contro scoppio e incendio, che sono obbligatorie per chi stipula un mutuo.

«Sulla casa sono due gli aspetti in particolare che andrebbero presi in considerazione quando si pensa a rischi dai quali è necessario proteggere il proprio investimento», osserva Alessandro Marchesi, responsabile sviluppo commerciale Area Crediti & Protezione di Banca Mediolanum. Il primo aspetto, argomenta l’esperto, riguarda proprio le coperture legate al mutuo di cui si è appena accennato: oltre alla protezione della casa contro scoppio e incendio, in banca infatti spesso vengono proposte delle coperture cosiddette Ppi (payment protection insurance) o Cpi (credit protection insurance) che di fatto proteggono contro il rischio che, in presenza di eventi avversi come la perdita del lavoro o l’invalidità permanente, non si riesca più a onorare il pagamento delle rate. In abbinamento al mutuo si può anche sottoscrivere una polizza Tcm (temporanea caso morte), che in caso di decesso del sottoscrittore del mutuo rende alla sua famiglia o ai beneficiari identificati nella polizza una somma pari al debito residuo del mutuo. «Spesso i risparmiatori scelgono di non sottoscrivere queste coperture. Magari perché la banca non ha saputo spiegarne bene la convenienza, e si teme che la rata del mutuo lieviti in misura eccessiva», argomenta Marchesi. «Eppure – prosegue – va considerato che in un lungo arco di tempo come quello che normalmente copre la vita del mutuo, possono verificarsi tante incognite». Quindi l’aggiunta di una copertura che è percepita come un esborso aggiuntivo per un evento che non è visto come vicino o probabile può rivelarsi invece una scelta lungimirante di fronte alla triste prospettiva di perdere in futuro la casa a causa dell’incapacità di rimborsare le rate. «A conti fatti, una formula ampia, con coperture Cpi e Tcm, su un mutuo di 130mila euro aumenterebbe la rata di appena 33 euro al mese: stiamo parlando del prezzo di una cena in pizzeria in cambio della serenità di poter ripagare il mutuo», chiosa Marchesi.

Sulla protezione della casa si può fare un discorso analogo: con alcune decine di euro si può proteggere la propria abitazione contro i danni causati da furto, fenomeni elettrici, allagamenti, eventi atmosferici, oltre a scoppio e incendio. Riparare i danni causati dagli eventi appena descritti (per non parlare della ricostruzione di una casa distrutta da un rogo) costerebbe molto di più del premio annuale per assicurarsi. A maggior ragione, soprattutto se si abita in una zona a rischio conviene ben di più spendere qualche centinaia di euro per proteggersi dalle calamità naturali, anziché perdere interamente il valore della propria abitazione. «Magari con un euro al giorno ci si può liberare del rischio di dover ricostruire la propria casa dopo un sisma, cedendolo alla compagnia», sottolinea Marchesi. Va detto che per le zone sismiche alcune compagnie assicurative non consentono di sottoscrivere una copertura contro il terremoto, quindi occorre selezionare bene nell’ampia offerta assicurativa disponibile sul mercato.

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