musica

Le chitarre che hanno fatto la storia del Rock & Roll al Met

di Riccardo Barlaam


Don Felder, chitarrista degli Eagles, suona “Hotel California” al Met

3' di lettura

NEW YORK - La Gibson “Diavoletto” con il doppio manico di Jimmy Page, il modello per i più precisi è l’Eds-1275 del 1971. La chitarra rossa con cui dal vivo nell'epoca d'oro dei Led Zeppelin, Page suonava l'arpeggio sulla dodici corde e poi, alla fine, l'assolo di Stairway to Heaven, uno dei più belli della storia del rock. La Fender Stratocaster nera di The Edge, chitarra con la quale il chitarrista degli U2 ha registrato tutte le tracce, sovrapposte, i suoni con il delay e i riff ripetuti dell'album The Joshua Tree. E ancora la chitarra di George Harrison nei primi anni dei Beatles gli anni del caschetto e dei cori delle ragazzine urlanti dei primi live che a vederla da vicino impressiona per la distanza delle corde dal manico di oltre un centimetro, così difficile da suonare, eppure efficiente nel suono all'epoca. La Martin di Elvis, la chitarra tutta incerottata di Van Halen , la Telecaster di Springsteen, la Jem di Steve Vai, il Sitar di Ravi Shankar, il primo synt con i cavi, che sembrava un armadio, di Keith Emerson. La semiacustica di Joni Mitchell e dei suoi lunghi capelli biondi. O One, la Stratocaster dello sfortunato guitar hero Stevie Ray Vaughan morto prima del tempo in un incidente su un elicottero. La GIbson Flying V con le corna di Jimi Hendrix, che lui stesso aveva dipinto in piena epoca psichedelica con smalti da unghie cangianti. L'elenco è ancora lungo.

Play it loud, le chitarre che hanno fatto la storia del Rock & Roll al Met

Play it loud, le chitarre che hanno fatto la storia del Rock & Roll al Met

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Il Metropolitan Museum of Art di New York fino a ottobre ospita “Play It Loud: Instruments of Rock & Roll”. Una mostra di chitarre, tastiere, batterie, bassi originali. Strumenti musicali che fanno parte dell'immaginario collettivo di tutti noi, appartenuti a rockstar che con la loro musica hanno influenzato e modificato la cultura e i costumi dagli anni Sessanta, uno dei più importanti movimenti artistici del ventesimo secolo. La mostra è spettacolare. Perché ripercorrerla è come tornare indietro nel nastro della nostra infanzia. Sono raccolti circa 130 strumenti usati da 80 musicisti. Quattro generazioni di artisti che hanno creato una forma di espressione, il Rock, che continua a evolversi ma che probabilmente in quegli anni ha avuto il suo apice. Il curatore della mostra, Jayson Kerr Dobney, assieme a Craig Inciardi della Rock & Roll Hall of Fame hanno impiegato cinque anni di tempo per realizzare il loro progetto e raccogliere tutti gli strumenti originali esposti, molti dei quali prestati dagli stessi musicisti. Come è per le chitarre di Jimmy Page. O prestate dagli eredi, come nel caso della Rickenbacker 512 nera a dodici corde di John Lennon concessa da Yoko Ono.

All'inaugurazione della mostra è intervenuto Don Felder, chitarrista degli Eagles. Autore di uno dei più noti “solo” della storia, quello di Hotel California. Per salutare i presenti, Felder ha indossato la sua Gibson bianca a doppio manico EDS-1275 come ai vecchi tempi.

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Ha attaccato il jack, alzato il volume e… ha cominciato a suonare la traccia dell'arpeggio di Hotel California sulla dodici corde, un giro di accordi… e poi è partito con l'assolo. I capelli sono diventati bianchi. Ma le dita suonano e spingono le corde come allora. Applausi. E un magone così.

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