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Le città che fanno rete con le loro specificità vincono le sfide del futuro

La competizione globale,dal turismo al real estate, richiede più cooperazione tra i centri urbani di una stessa area

di Paola Dezza

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Alessandro Balducci, professore del Politecnico di Milano

La competizione globale,dal turismo al real estate, richiede più cooperazione tra i centri urbani di una stessa area


2' di lettura

Una rete di cooperazione che permetta di mantenere e sviluppare le caratteristiche delle singole città, principali e secondarie, e di innescare processi virtuosi di innovazione e crescita.

Potrebbe essere questa la chiave ideale per cavalcare il futuro e le sfide che pone, dalla globalizzazione sempre più evidente al tema del clima e dell’inquinamento, dalla urbanizzazione spinta all’evoluzione del turismo.

«Il tema più generale da sottolineare è relativo a una nuova dimensione delle regioni urbane, che dovrebbe spingere a instaurare forme di cooperazione tra città vicine per affrontare problemi legati allo sviluppo del turismo, città che siano in una rete ideale compresa tra Torino, Venezia, Bologna e Genova - spiega Alessandro Balducci, professore del Politecnico di Milano -, comprese Bergamo e Brescia. Anche se, bisogna dirlo, ci sono città che vogliono evitare la dipendenza da Milano». E questo impedisce di fare azioni comuni.

Il concetto di città oggi si è evoluto. «Corrisponde alle mega city - dice Balducci -, tra le città funzionano meglio quelle che si interconnettono con la rete a cui appartengono perché sono grandi bacini di popolazione e di imprese e riescono a fare sviluppare in ciascuno di questi contesti le proprie specificità».

Questa è l’unica strada affinché le città di una certa rete possano partecipare a processi di sviluppo significativi.

«Nel rapporto Scenari Immobiliari si legge che nessuna area a eccezione del centro di Milano ha potuto superare i valori pre-crisi - sottolinea -. Segnale importante. La ripresa non riparte esattamente dal punto in cui si è interrotto il processo nel 2007. La situazione è cambiata abbastanza profondamente. Bisogna porsi il problema su scala diversa sia per lo sviluppo di abitazioni e uffici, ma anche dal punto di vista dei modelli di governance che possano permettere di fare passi in avanti assieme in questi contesti».

Emerge ancora raramente la capacità delle città di cooperare su larga scala, sia tra grandi realtà come Milano e Torino, sia tra centri secondari come Bergamo.

«Il turismo è una attività economica importante, che permette di occupare anche una fetta di popolazione non necessariamente qualificata. - continua l’intervistato -. L’Italia è un territorio sicuro e il turismo urbano si sta sviluppando molto in tutto il mondo. Le città devono essere capaci di caratterizzarsi per attrarre con una offerta culturale significativa e diventare così visibili. Grandi eventi come è stato Expo per Milano permettono di fare un salto in avanti. E per Milano anche le Olimpiadi invernali 2026 avranno un impatto importante, perché pensate come rete di territori diversi». Il successo passa anche dalle capacità delle città di trovare specificità dentro un sistema.

Andrà stabilito se saranno le Regioni ad avere il ruolo di regista, o come è più facile che accada, il processo si innescherà dal basso, in maniera autonoma.

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