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Le città del Giro: ultima tappa Verona, gioiello stretto tra passato e futuro

di Dario Ceccarelli

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5' di lettura

Benvenuti a Verona. Gioiello degli opposti che s’attraggono. Stretta tra passato e futuro, perfino provinciale nei suoi vezzi, ma anche aperta ai traffici delle merci e delle idee. Dei grandi vini, dell’arte e delle imprese. Del turismo in batteria ma anche di quello più discreto, che si nasconde in una minuscola piazza del Trecento. Se vuoi realizzare un sogno, dice un operatore turistico, riferendosi al famoso balcone di Romeo e Giulietta, qui è meglio che ti svegli subito.

A Verona domenica 2 giugno si conclude il Giro d’Italia. Un gran finale a cronometro che, partendo dalla Fiera, e passando sulle colline delle Torricelle, irrompe nel traguardo più naturale: l’Arena. È la quarta volta che il Giro finisce nella città scaligera. Ma la più emozionante, impressa nella memoria, resta quella del 1984 quando Francesco Moser, con una delle prime bici con le ruote lenticolari, annullò lo svantaggio su Laurent Fignon volando a quasi 51 di media.

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Altri tempi, non solo sportivi. Ma Verona, in fondo, non è molto cambiata. Sia nella passione per le due ruote, supporto per un turismo più sostenibile, sia nel robusto tessuto economico, finora rimasto al riparo dai venti della crisi. Finora, dicono toccando ferro. Qui si guarda al futuro, non dimenticando i suoi tesori, come appunto l’Arena, eccezionale punto d'attrazione musicale e artistico. Come ci racconta la nota soprano Cecilia Gasdia, prima donna a guidare la Fondazione del teatro.

«Sì, è cosi: Verona, soprattutto d’estate, quando comincia la stagione dei concerti, diventa un centro di prestigio che richiama turisti a getto continuo da tutto il mondo», precisa la sovrintendente che confida di nutrire una forte passione per le due ruote.
«È vero, amo la bici e anche il Giro d'Italia, di cui ho ricordi bellissimi. Io c'ero quando Moser arrivò all'Arena: una giornata indimenticabile. Poi abbiamo ospitato anche due mondiali. Offriamo splendidi itinerari sia in pianura che in salita. Io lo dico sempre: appena posso, sia per a lavoro sia per svago, mi muovo pedalando, anche se il centro è un groviglio di piazze e stradine. Verona è una città da cartolina che ha solo un piccolo difetto: di rinchiudersi un po'. Ma poi basta un concerto e tutto rinasce».

Verona è una città da cartolina che ha solo un piccolo difetto: di rinchiudersi un po'. Ma poi basta un concerto e tutto rinasce

Città particolare, d’accordo. Ma i veronesi? Sentono le tensioni del Paese? Li vede preoccupati per il futuro?
«Beh, come tutti gli italiani, non posso dire che i veronesi siano contenti. Questo è fuori dubbio, non siamo ancora usciti da un periodo difficile, anche per i teatri. Siccome Verona è la sede di una fondazione lirica sinfonica, comprendente anche il teatro filarmonico, stiamo risalendo da anni non facili. Ma ora le cose vanno meglio: e spero che l’Arena possa continuare a conservare il titolo di ambasciatore del mondo della lirica».

Città d’arte, ma anche città produttiva, solo sfiorata dalla crisi. Come racconta Flavio Piva, direttore della Banca di credito cooperativo di Verona.
«Se guardiamo a Verona, bisogna dire una cosa: che è una città molto fortunata perchè il buon Dio l’ha collocata in una posizione geografica unica in Italia. Stando all'incrocio di due corridoi europei, quello a Nord e quello verso Est e Ovest, è sempre stata riparata dalle crisi anche nei momenti più difficili, come nel periodo dal 2008 al 2013 . Qualcosa si è perso, in particolare nelle costruzioni, ma poi si è andati subito avanti. Non a caso una cinquantina di multinazionali, attive in Italia, hanno sede qui. Un' altra caratteristica di Verona è di non essere mono settoriale: pur vantando eccellenze in campo agricolo e agroalimentare, va forte anche nel manifatturiero aperto all'innovazione. Siamo in prima fila anche nel settore dei servizi. Insomma, ci sono tanti aspetti positivi che ci avvantaggiano rispetto ad altre città venete, mantenendo ottimi livelli di occupazione».

Preoccupazioni? «Non bisogna chiudersi. O pensare di bastare a noi stessi. Siamo sempre stati aperti verso l’esterno. Questa è una città europea. E l’Europa, pur con tutte le correzioni necessarie, per difenderci da certi eccessi franco- tedeschi, è la vera opzione che abbiamo a disposizione».

Verona è una città europea. E l'Europa, pur con tutte le correzioni necessarie, è la vera opzione che abbiamo a disposizione

A Verona, alle ultime elezioni Europee, ha vinto Salvini raggiungendo il 37 per cento. Un bel successo. Ma il Pd, facendo meglio che in provincia e in regione, ha superato il 26%. Più staccato il Movimento Cinque Stelle, fermo sotto il 10%.
Un gran rimescolamento che provoca ricadute anche nel volontariato. Ancora molto attivo nel Veronese, come ricorda con orgoglio don Carlo Vinco, parroco della chiesa della stazione e di San Luca.
«Tutto il Veneto è storicamente molto attivo. In particolare Verona è in prima fila. In ogni campo: dalle associazioni più rivolte al tempo libero, allo sport e agli anziani, a quelle di volontariato più significativo, portato avanti dai volontari che ruotano attorno alla Caritas», spiega.

Ma non pesano le tensioni nazionali sull’immigrazione e sulla sicurezza? «Il Veronese preso singolarmente è molto generoso. Ma poi si mescolano le vecchie tradizioni democristiane con una nuova connotazione più di centrodestra. Quindi davanti a certi fenomeni qui si è reagito di pancia, come nel resto della nazione. Ma non solo la gente. Anche nel nostro clero c'è chi è attratto dai richiami di papa Francesco, ma anche chi esprime forme di paura e di chiusura».

Ma torniamo a parlare di due ruote. Il Veneto dal punto di vista della mobilità, è andato molto avanti come precisa Massimo Zanetti, fondatore e direttore della Segafredo, nota azienda di lavorazione del caffè.
«Io da buon veneto, trevigiano di Villorba, la patria di Pinarello, sono un grande appassionato di bicicletta. Qui ci vanno tutti. Con mia moglie, con la bici assistita, ci divertiamo a fare le ciclabili, ad ammirare dei bei paesaggi. Devo dire che tutti i Comuni in Veneto sono stati bravi, hanno fatto tante piste panoramiche che richiamano tanti turisti. Anche lungo i fiumi: pensi che da Asolo si arriva fino a Jesolo al mare, almeno 80 chilometri. Poi c'è la Treviso-Ostiglia che è davvero bellissima…».

Senta Zanetti, lei ha il polso delle aziende. Come butta in Veneto?
«Diciamo che si pedala controvento. Se parlo da industriale dico che le cose stanno peggiorando. Adesso c'è stato questo voto, vedremo. Il problema è l’instabilità, questa incertezza creata fin dall'inizio. Un clima di paura che ha fatto scappare molti investitori esteri. Io mi auguro che vada tutto bene, da buon italiano fedele al suo Paese, ma se non si aprono i cantieri, se non fanno muovere l’economia, tutto diventa difficile».

Per l’industria le cose stanno peggiorando. Il problema è l’instabilità, un clima di paura che ha fatto scappare molti investitori esteri. Se non si aprono i cantieri tutto diventa difficile

Verona vuol dire anche tante aziende agroalimentari note in tutto il mondo. Anche per i suoi vini. Nomi famosi: Valpolicella, Amarone, Bardolino, Soave, Custoza. A Verona si è svolta Vinitaly, la più grande fiera del mondo dedicata al settore. Si brinda ai successi, si allargano i mercati. Ma qualche allarme sul futuro non manca. «Questa è una terra di eccellenze che guarda all’Europa e al mondo», dice Riccardo Pasqua, amministrato delegato della omonima azienda vinicola specializzata in Valpolicella e presente in 61 mercati con 15 milioni di bottiglie prodotte nel 2018. «Qui siamo all’avanguardia: cresciamo, ci divertiamo, facciamo di tutto per migliorarci. Ma come imprenditore mi piacerebbe investire nel mio Paese con una convinzione più marcata. Muovermi sapendo di avere alle spalle un governo solido che disegna un progetto a lungo termine all'interno di un continente sempre più unito. Questo ci darebbe una spinta ancora maggiore. E più fiducia nel futuro. Noi siamo pronti».

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