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Le città più verdi: Milano in prima classe per i trasporti pubblici

di Giacomo Bagnasco


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(Fotogramma)

4' di lettura

Sulla mobilità le città italiane si giocano il 27% del totale dei valori messi in palio da Ecosistema urbano, più un paio di bonus. Sono cinque i parametri in gioco (con l'indicatore dei passeggeri del trasporto pubblico nelle vesti di capofila) e Milano, grazie a bus e metro, si ritaglia uno spazio da protagonista. Le due classifiche incentrate sui mezzi pubblici necessitano più di altre di una suddivisione tra città grandi (per l'indagine in questione oltre 200 mila abitanti), medie (da 80mila a 200mila) e piccole (sotto gli 80mila). In sostanza, più un centro urbano è grande e più aumenta l'uso del trasporto pubblico. È uno degli aspetti indagati dalla 25esima edizione di Ecosistema urbano di Legambiente, qui la mappa interattiva e tutte le classifiche.

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Ma le differenze tra le grandi città non sono irrilevanti. Detto che - dovendo parlare di passeggeri trasportati - anche la vocazione turistica più o meno elevata ha il suo peso, Milano deve cedere solo a Venezia, che però è in un certo senso “fuori concorso”: la città lagunare arriva a 689 passeggeri per abitante in un anno, ma il capoluogo lombardo prevale nettamente sul resto della concorrenza con un valore di 478, davanti a Roma (328), Trieste (307), Bologna (279), Torino (238) e Genova (234). Molto indietro Napoli, a 109, mentre fra le città di media grandezza si impone Brescia (206) e tra quelle piccole Siena conferma una superiorità consolidata (156 passeggeri per abitante, quando la seconda di dimensioni simili, Belluno, si ferma a 81). Solo le “grandi” fanno comunque segnare in media un miglioramento, da 217 a 222, mentre per il resto la situazione è sostanzialmente stazionaria.

Milano stacca poi tutta la concorrenza se si guarda all'offerta di viaggi, cioè ai chilometri percorsi complessivamente dalle vetture del trasporto pubblico divisi per abitanti. Con 87 km il primato è fuori discussione, dato che le seconde - Venezia e Trieste - si fermano a 58, seguite dall'accoppiata Roma-Cagliari a 57 e dall'Aquila a 54.

Il fattore trasporto pubblico porta con sé anche un bonus che vale quattro punti percentuali nella classifica generale e premia tre località lombarde: a Milano si sono aggiunte Bergamo e Brescia. Si tratta - spiega Legambiente - delle uniche realtà nelle quali i ricavi da traffico del servizio gomma/ferro coprono almeno il 40% dei costi operativi.

“Noi siamo arrivati al 49 per cento - puntualizza Marco Granelli, assessore milanese alla Mobilità - e nell'utilizzo dei mezzi il trend continua a crescere in modo significativo: nel confronto tra gli stessi periodi, il 2018 è a più 4% rispetto al 2017, anno in cui avevamo avuto un aumento del 3% sul 2016. E ormai abbiamo superato il numero di passeggeri del 2015, l'anno di Expo. Il merito è anche delle politiche adottate per disincentivare il ricorso all'auto privata e incoraggiare l'accesso al trasporto pubblico. In sei anni l'Area C ha consentito di ridurre del 37% il traffico nella parte centrale della città, e da fine gennaio 2019 in tutta la città entrerà in funzione l'Area B per tenere fuori i mezzi più inquinanti. Nel frattempo, sempre nell'arco di sei anni è aumentata del 6% la quantità di chilometri percorsi dai mezzi pubblici. Per i quali, è vero, si prevede da marzo-aprile del prossimo anno un aumento delle tariffe, che però rimarranno immutate riguardo agli abbonamenti mensili e annuali”.

L'esame della mobilità urbana prosegue con la quantità di automobili presenti sul territorio. La “solita” Venezia e Genova si mantengono sotto le 50 auto circolanti ogni 100 abitanti, fermandosi rispettivamente a 43 e 47, mentre per il resto si va dalle 51 di Milano e La Spezia alle 77 di Frosinone e L'Aquila. In una situazione di traffico già congestionato non può far piacere l'ulteriore incremento medio registrato fra il 2016 e il 2017, da 62,4 a 63,3 auto.

Una valida - ed ecologica - alternativa all'uso dell'auto è la bicicletta. Che viene ovviamente adoperata in misura maggiore nelle località di pianura. Per valutare quanto una città sia a misura di ciclista si sono calcolati i “metri equivalenti” più accessibili alle due ruote prive di motore, partendo dalle piste ciclabili in sede propria e da quelle con corsia riservata, proseguendo con i chilometri di piste su marciapiede, quelli su piste promiscue bici/pedoni e le zone con moderazione di velocità a 20 e 30 km all'ora. Reggio Emilia rimane prima con 40,91 metri equivalenti ogni 100 abitanti, seguita da altre abbonate alla Top ten di questo fattore come Mantova, Cremona, Lodi e Ravenna. La media nazionale cresce del 4 per cento, raggiungendo i 7,82 metri equivalenti.

Il secondo bonus, che vale cinque punti percentuali, si riferisce a un tipo di mobilità “nuova” rappresentata dal raggiungimento di una quota percentuale di spostamenti in bici superiore al 20 per cento (il cosiddetto modal share) e/o da una riduzione degli spostamenti in auto al di sotto del 50 per cento. Sono 11 le città che hanno ricevuto questa spinta in graduatoria: Bologna, Bolzano, Ferrara, Firenze, Milano, Pesaro, Pisa, Reggio Emilia, Torino, Treviso e Venezia.

L'ultimo elemento significativo per il traffico urbano è costituito dal tasso di incidenti con conseguenze alle persone. Un dato che nelle città più piccole può essere fortemente influenzato anche da pochi importanti sinistri stradali. Ad ogni modo, nel 2017 non ci sono stati incidenti mortali in nove capoluoghi (Aosta, Biella, Gorizia, Lecco, Oristano, Sondrio, Teramo, Vercelli e Vibo Valentia). Altri nove (Enna, Foggia, Rieti, Ascoli Piceno, Ferrara, Pisa, Ravenna, Latina e Modena) fanno invece registrare un valore superiore a una persona morta ogni 10mila abitanti.

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