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Le competenze digitali in plancia di comando

L’analisi dei dati spinge anche a utilizzare servizi forniti da società esterne

di Giulia Paganoni

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(Adobe Stock)

L’analisi dei dati spinge anche a utilizzare servizi forniti da società esterne


3' di lettura

Tecnologie di assistenza alla guida (Adas) e connettività rendono complessa la gestione delle flotte aziendali. A questo si aggiunge anche la volontà (o necessità) di intraprendere una strategia di mobilità sostenibile. E il ruolo del fleet manager si evolve assumendo nuove funzioni e, in alcuni casi, viene sostituito da aziende esterne che si occupano della gestione ad hoc del parco veicoli.

Tra i numerosi player, Bridgestone è uno dei principali attori che ha visto nell’area business una forte crescita e la possibilità di ampliare la propria sfera d’azione attivando un vero e proprio processo di trasformazione interna all’azienda, diventando quindi da produttore di pneumatici “puro” a fornitore di servizi di mobilità.

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Webfleet solution (nome che trae ispirazione da Webfleet, numero uno nelle soluzioni telematiche) è la divisione telematica di Bridgestone che si occupa della gestione delle flotte, nata a seguito dell’acquisizione da parte del colosso di pneumatici (2019) di TomTom Telematics. Questa, al momento, offre soluzioni dedicate alle flotte e servizi di mobilità in abbonamento a oltre 1.2 milioni di veicoli in Europa, Medio Oriente e Africa.

L’elevato numero di veicoli in circolazione permette, quindi, di raccogliere e analizzare un numero enorme di dati al fine di migliorare e rendere più efficienti i prodotti e i servizi destinati a clienti privati e business. Infatti, in un mondo caratterizzato da un concetto di mobilità connessa e autonoma, è importanti che le aziende possano sfruttare appieno queste opportunità, ma date le complessità del caso, è necessario potersi affidare a professionisti del settore che vantano competenze e soluzioni al passo con i tempi.

Inoltre, le contaminazioni interne all’azienda non mancheranno dato che un altro tema caldo della mobilità è la sostenibilità. Infatti, processi e prodotti sostenibili sono alla base di un basso impatto ambientale.

Tra le ultime norme entrate in vigore nel 2021 da una parte c’è il fringe benefit che prevede l’aumento della quota di benefit tassabile per chi usa vetture con maggiori emissioni di CO2 e, dall’altra, l’introduzione definitiva del ciclo di omologazione Wltp (Worldwide harmonized Light vehicles Test Procedure) che prevede un calcolo più severo delle emissioni in condizioni reali.

Due fattori che cambiano lo scenario delle flotte e portano i fleet manager a prendere delle decisioni importanti: sostituire le auto più inquinanti, prendersi carico dell’aggravio fiscale o addebitarlo in busta paga al dipendente?

E data questa panoramica, si può anche vedere la richiesta sempre più elevata di veicoli elettrificati, in particolare 100% elettrici. Questi portano anche una serie di prodotti e servizi, ad essi correlati non di secondaria importanza. Ne sono un esempio gli pneumatici: le auto elettriche sono progettate per ottimizzare la carica della batteria e quindi l’autonomia di percorrenza. Ciò viene sviluppato attraverso la progettazione di una carrozzeria con un ridotto coefficiente aerodinamico e, altro elemento fondamentale, devono montare degli pneumatici con una bassa resistenza al rotolamento.

E, in quest’ottica, Bridgestone sta lavorando per ottenere prodotti ad hoc per i veicoli elettrici e quindi con una bassa resistenza al rotolamento a cui ne consegue un minor uso di materiali per creare il prodotto finito.

Quest’ultimo vuole essere solo un esempio di come player già presenti sul mercato e nell’industria automobilistica possano allargare la propria sfera di azione creando un valore al mercato e, soprattutto, ai clienti.

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