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Le condizioni di Salvini dopo il voto

di Lina Palmerini


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Da sinistra a destra, il sottosegretario Giancarlo Giorgetti e il vicepremier Matteo Salvini (foto Ansa)

2' di lettura

Il duello infinito tra i due azionisti di maggioranza comincia a logorare anche il cerchio stretto di Palazzo Chigi. Il sottosegretario leghista Giorgetti ha ammesso senza ipocrisie che così non si va avanti. Ma come si va avanti invece? Nella Lega le idee sono chiare. Dopo il 27 maggio, all’indomani della chiusura delle urne, si faranno i conti sulla forchetta di voti che separa Salvini da Di Maio e se il sorpasso sarà certificato – e anche significativo – si aprirà la fase due. Che non necessariamente porterà alle elezioni anticipate. Il ragionamento che farà il ministro dell’Interno ai 5 Stelle sarà semplice: gli italiani hanno dato maggiore fiducia a noi, alle nostre proposte, alla nostra impostazione di governo, quindi, o si mettono in agenda le nostre misure o si rompe.

Agenda leghista o si rompe
Imporrà quindi che si calendarizzi l’autonomia rafforzata, che si vada avanti con la Tav e con il decreto sicurezza bis, e soprattutto che la legge di bilancio prenda una forma che rispecchi più i piani leghisti che pentastellati. Salvini, insomma, si comporterà come un premier di fatto alterando quel ruolo di comando e di equilibrio che Conte ha fin qui rivendicato per se stesso. E tanto più sarà l’uomo forte del Governo quanto più le urne gli daranno la ragionevole certezza di vincere a un eventuale voto anticipato (arrivando al 40% con la coalizione di centro-destra). La sua forza sarà il suo piano B e lascerà che siano i grillini a fare la scelta: subordinati alla Lega o pronti a rischiare con nuove elezioni.
In queste ultime settimane di campagna elettorale Di Maio si è ripreso uno spazio che aveva lasciato al suo alleato ma sapeva che scatenava una conflittualità senza pericoli di crisi, a tutto vantaggio di una risalita nei sondaggi e nei consensi. Dopo il 26 maggio, invece, il rischio si potrebbe porre.

Rischi politici e finanziari
Intanto a perdere è la nostra tenuta finanziaria. I nervosismi politici, infatti, si stanno scaricando sui mercati che tornano a perdere fiducia nel Paese. Questa mattina lo spread ha aperto sfondando quota 280 come accadeva ai tempi della scorsa legge di bilancio in cui si duellava con l’Europa a colpi di decimali del deficit. Ed è anche per quelle dichiarazioni del vicepremier leghista sull’intenzione di sfondare quota 3% e arrivare fino al 5% che i mercati ci hanno sanzionato.

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