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Le contaminazioni di Margiela, la liricità di Van Noten, l’eleganza contemporanea di Rochas

di Angelo Flaccavento


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3' di lettura

«Essere chi sei davvero è un atto di sfida», recita una voce femminile dagli speaker dello show di Maison Margiela, tra suoni metallici e clangori roboanti da officina galattica, in apertura del terzo giorno di fashion week. Uno slogan che suona come un invito all'insurrezione: resistere semplicemente affermando il proprio essere, di qualsiasi natura culturale, etnica o sessuale esso sia.

Le parole accompagnano non sola la prima sfilata in co-ed uomo/donna di Margiela, ma sono a tutti gli effetti il claim, a effetto, per il lancio della fragranza multi-gender Mutiny (un nome che è tutto un programma, incongruo in quella maniera progressiva che è la sigla della maison). Un po’ troppo? Indubbiamente.

Slogan e profumi a parte, l'intera operazione è invero un ammutinamento rispetto al pensiero normativo e binario dominante nella nostra cultura, e si dipana come un manifesto programmatico dal valore squisitamente politico. Co-ed, per il direttore creativo John Galliano, non è infatti una formula di comodo nata dall'opportunità di mandare insieme in passerella le due collezioni ammiraglie della casa. Co-ed per Galliano è un dialogo in divenire, sartoriale ancor prima che culturale, tra i segni, le materie e le linee solitamente associati alla rappresentazione dell'uno o dell'altro sesso, amalgamati in una unità nuova, in una armonia spiazzante che non sta da nessuna delle due parti. In passerella uomini e donne sono indistinguibili, ma la confusione deliberata dei generi non lambisce il travestitismo o la mascherata pur sguazzando compiaciuta nell'ambiguità.

Le contaminazioni di Maison Margiela, la liricità di Dries Van Noten

Le contaminazioni di Maison Margiela, la liricità di Dries Van Noten

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Il fatto che lui e lei indossino le stesse cappe tagliate come gonne, che stessi abitini gessati incisi con le memorie di sottovesti, le stesse tuniche di pvc psichedelico, è proposto con la naturalezza del dato di fatto. Sono la purezza complessa del taglio, il nitore del pensiero e il candore del risultato a convincere, indipendentemente da quanto tutto ciò si possa poi traslare nella vita vera.

I sessi si fondono e confondono, ma è anche il momento di una femminilità forte, affermativa. Le donne di Dries Van Noten sono figure altere con le piume tra i capelli e gli sguardi affumicati. Mescolano la bellezza classica della couture al pragmatismo del workwear. La fusione dei due generi fa nascere con naturalezza nuove specie d'abito, meravigliosamente commerciali, che brulicano stampe floreali e pailettes, coulisse e baschine. Sono gonne da diva e tute operaie, cappottini da lady e pantaloni oversize. Van Noten non vola, ma come sempre è lirico ed elegante, anche in una stagione di assestamento come questa, dopo la vendita della quota di maggioranza a Puig.

Casey Cadwallader, nuovo direttore creativo di Mugler, si addentra con sensibilità metropolitana tra i codici dell'iperfemmina ingegnerizzata dell'indimenticabile Thierry Mugler, ma al momento l'esperimento non riesce. Il segno del giovane americano è troppo debole e derivativo - da Y Project in particolare - quando Mugler richiederebbe i proverbiali attributi. Se è momento di donne forti, Mugler è il luogo per portarle di nuovo alla ribalta, ma lo si dovrebbe fare senza indugi.

L’eleganza contemporanea di Rochas, tocchi organici da Mugler

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Eleganza: è questo il chiodo fisso di stagione per Alessandro Dell'Acqua, che dopo il successo milanese di N.21 si conferma in stato di grazia anche da Rochas. Lavorando solo con tessuti preziosi e forme nette e femminili redolenti di alta moda anni Sessanta - senza troppe ortodossie o nostalgie - Dell'Acqua arriva al punto per via di sentesi. Il segno forte è l'animalier - in forma di stampa, di tessitura, di jacquard - che profonde a piene mani su abiti, gonne, cappottini. Le piume fremono qui e lí, con delicata frivolezza. L'economia di mezzi - non ci sono fronzoli, decori, aggiunte - si traduce in una visione di eleganza che convince: carica di memorie ma radicata nell'oggi.

Il futuro è dietro di te è lo slogan scelto da Yolanda Zobel per il revamp di Courreges, la casa di moda che negli anni sessanta ha meglio di tutte condensato ottimismo e slancio verso il futuro. Zobel opta per un retrofuturismo ludico che diverte ma non quaglia. Manca la lucidità ingenua dell'irripetibile Courreges, e tutto si riduce a sciocco divertissement.

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