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Le coop europee del vino contro lo stop ai pesticidi in agricoltura

I produttori di Francia, Spagna e Italia ritengono inapplicabile la riduzione del 50% della chimica nei campi entro il 2030 finchè non ci saranno strumenti alternativi credibili

di Giorgio dell'Orefice

(ah_fotobox - stock.adobe.com)

3' di lettura

La proposta Ue di tagliare in maniera drastica il ricorso alla chimica in agricoltura (meno 50% entro il 2030) non solo risulterà inapplicabile, ma fornirà un assist ai competitor extra Ue del vino europeo perché la produzione Ue crollerà e ci sarà più spazio di mercato per il vino prodotto altrove e senza regole né sul fronte ambientale né su quello dell'attenzione alla salute umana.

È un duro j'accuse quello lanciato in una lettera inviata all'Europarlamento dalle organizzazioni cooperative del vino di Italia, Francia e Spagna che rappresentano un volume di circa 75 milioni di ettolitri di vino l'anno, pari al 50% dell'intera produzione europea. Una lettera dettagliata e che punta a convincere gli Eurodeputati ad attivarsi per modificare «una proposta - si legge nella lettera - che appare del tutto inadeguata per raggiungere gli obiettivi che essa stessa si prefigge e sulla quale Commissione Ue ha già fatto una parziale marcia indietro».

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Le coop di Italia, Francia e Spagna prendono spunto dalla richiesta formulata dal Consiglio Ue alla Commissione di predisporre uno studio d'impatto sulla Strategia sull'uso sostenibile dei pesticidi che tenga conto delle conseguenze della proposta sulla sicurezza alimentare Ue. «Occorre avere a disposizione tutti i dati – si legge nella lettera delle coop – per prendere decisioni che avranno un impatto a lungo termine sulla capacità produttiva agricola europea».

Bruxelles ha per ora fornito una parziale apertura a discutere nel merito alcuni aspetti. «Ma a essere profondamente sbagliata è – aggiungono le cooperative – l'intera logica degli obiettivi di riduzione. Tagliare in maniera lineare il ricorso ai prodotti chimici non ha senso e non è percorribile senza alternative valide e senza un calendario realistico. Nella realtà va tenuto conto delle diverse colture e delle alternative disponibili per ogni coltivazione e ogni singolo parassita. Uno dei punti dai quali bisognerebbe partire è che i pesticidi sono un costo per i viticoltori che ne farebbero volentieri a meno anche perché sono i primi a essere esposti a possibili conseguenze sulla salute. Ma è indispensabile poter contare su valide alternative la cui ricerca deve essere incentivata con investimenti pubblici».

A cambiare le carte in tavola sono anche le condizioni climatiche. Nel 2022, ad esempio, caldo e siccità hanno frenato lo sviluppo di malattie e quindi c'è stato un minor ricorso ai pesticidi nei vigneti. «La viticoltura – dice il documento – è praticata in un ambiente aperto e complesso, soggetto a molte variabili che possono condizionare la produzione. In questa ottica fissare obiettivi ‘politici' è fare propaganda senza rispondere realmente alle reali esigenze e caratteristiche agronomiche».

Altro vero aspetto paradossale e da correggere secondo i viticoltori riguarda gli indicatori di rischio che non devono essere più basati come avviene oggi sui dati di vendita dei prodotti chimici ma sul «consumo effettivo da parte dell'agricoltore. Servono insomma indicatori più efficienti e in linea con la realtà».

«Dal nostro punto di vista – ha spiegato il responsabile vino del Copa Cogeca (l'associazione di organizzazioni e cooperative agricole europee) Luca Rigotti – è decisiva la ricerca di strumenti alternativi, concretamente applicabili, efficaci e sostenibili anche sotto il profilo economico. A partire dalle nuove tecniche genomiche (Ngt) che devono essere rese disponibili prima e non dopo la riduzione dei pesticidi in agricoltura in modo da consentire uno sviluppo più rapido di varietà resistenti ai parassiti ed effettuare test in campo. Siamo consapevoli di come dovrà essere la viticoltura del futuro e vogliamo essere parte attiva per condividere strade più efficaci per raggiungere questi obiettivi, tenendo conto però anche della necessità di attuare un percorso sostenibile sotto il profilo ambientale ma anche economico e sociale».

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