lA BUSSOLA del MANAGER

Le coordinate per relazionarsi con le diverse culture manageriali in Asia

di Alfonso Emanuele de Leon *


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L’opera “No Strangers?” dell’artista tailandese Anuwat Apimukmongkon (fonte:EPA - autore Narong Sangnak)

4' di lettura

Secondo il Fondo Monetario Internazionale l’Asia rappresenta ad oggi quasi esattamente due terzi della crescita economica mondiale (63%), con in Cina settori come quello del lusso con tassi di crescita annuale dell’intero mercato del 30-40%. Di fatto l’Asia rappresenta per qualsiasi azienda una straordinaria opportunità, in contrasto con la crescita che non c’è più nei nostri mercati. Allo stesso tempo l’Asia rappresenta una grande incognita per chiunque voglia approcciare non solo i mercati, ma anche e soprattutto la cultura manageriale locale.

Nel corso degli ultimi cinque anni ho avuto il grandissimo privilegio di vivere a Hong Kong, e soprattutto di avere visitato per lavoro diversi Paesi asiatici ogni settimana, interagendo ed approfondendo la cultura manageriale di ciascuno dei paesi dell’Estremo Oriente. E mi sono reso conto che se in Europa pensiamo di essere molto diversi da un Paese all’altro, in Asia le differenze sono ancora più marcate e variegate in un continente che attraversa tutta la lunghezza del pianeta dal quasi siberiano nord del Giappone fino all’equatore di Singapore, scendendo lungo l’Indonesia fino alla punta dell’Emisfero Sud in Australia e Nuova Zelanda.

Il mio esempio preferito sono due paesi come la Corea del Sud e il Giappone, separati da uno stretto di soli 50km che non possono essere più diversi culturalmente, l’equivalente della differenza tra Finlandia e Turchia. Ma soprattutto, in Europa da trent’anni è in atto un processo di convergenza delle culture spinto dalla creazione del mercato e moneta unici, le facilitazioni di viaggio dal trattato di Shengen e da ultimo la politica di integrazione culturale di maggior successo della storia della umanità: le borse di studio Erasmus.

Al contrario, in Asia questo processo di integrazione non esiste. Ad esempio le tre principali economie asiatiche continuano ad essere dei microcosmi a sé stanti senza alcun indizio di convergenza. La Cina basta a sé stessa ed ha deciso che questo è il secolo nel quale dominerà il mondo, cominciando dal punto di vista economico. Appendice della Cina sono Hong Kong e Taiwan, ma entrambi con livello di sviluppo molto superiore, e quindi cultura manageriale propria, e con un fortissimo senso di identità e di differenza rispetto alla Cina mainland, come evidenziato dalle vicende politiche di questi mesi.

Il Giappone è sempre stato un Paese chiuso e solo superficialmente aperto agli influssi culturali esterni, ed è quello che lo rende così puro e straordinario. La Corea del Sud è una nazione storicamente schiacciata tra le due superpotenze di Cina e Giappone ed ha dovuto giustificare la propria esistenza ed indipendenza dotandosi di una cultura, alfabeto e tradizioni proprie, e ancora oggi necessita di difendere fortemente la propria identità e diversità.

Ancora, spostandoci nel Sud-Est asiatico, troviamo la Tailandia: unico Paese asiatico a non essere mai stato sconfitto e colonizzato. L’Indonesia con i suoi quasi trecento milioni di abitanti è il più grande Paese musulmano al mondo. Vietnam, Cambogia e Laos sono rimasti chiusi al mondo occidentale capitalista fino a pochissimi anni fa. Forse solo nella penisola della Malacca si trova il melting pot di Singapore, nazione giovanissima di soli 50 anni di storia con quattro ceppi etnici distinti, e la Malesia con un mix di cultura Malay locale, musulmana e con fortissima influenza cinese per via della immigrazione di seconda e terza generazione che ora domina il panorama economico ed imprenditoriale locale.

Se quindi la crescita delle nostre aziende passa dall’export e dall’interfacciarsi con queste culture che sono in primis così diverse dalla nostra ed in secondo luogo anche così variegate e diverse tra loro e che ancora di più tendono a divergere in linea di principio, come navigare tutta questa complessità?

Senza l’ambizione di essere esaustivo, e senza la pretesa di essere un esperto completo di ogni cultura, spero che il mio contributo possa essere quello di averle conosciute tutte, aver lavorato ed interagito quotidianamente con i manager di ciascuna, essere in grado di tracciare le similitudini e le differenze dando una guida, una bussola per navigare in questo mare di incertezze e trappole culturali che abbiamo tutti sperimentato nell’interagire con colleghi, clienti e fornitori dell’Estremo Oriente.

L’obiettivo è di presentare una collezione di articoli proprio su come navigare le differenze culturali di ciascun paese asiatico. Il primo però (che leggerete a breve a seguito di questo) anziché alle differenze vorrei dedicarlo alle similitudini tra le culture manageriali nei Paesi asiatici. Poi ci addentreremo nella comprensione delle specificità delle tre maggiori economie asiatiche: Cina, Giappone e Corea. Spero così di trasmettere le mie osservazioni e le mie esperienze. Con più di venti viaggi in ciascuno di questi paesi, ed un’interazione quasi quotidiana per cinque anni con manager locali, spero di apportare conoscenza e valore a chi legge.

A presto, dunque, con l’avvio del viaggio nella regione più straordinaria e complessa del mondo.

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