Il caso delle deleghe sul Commercio estero

Le dimissioni di Scalfarotto sul tavolo, ma Renzi frena: non è il momento

Per il sottosegretario la ripartizione delle deleghe assegnate alla Farnesina «rinnega gli accordi assunti al momento della formazione del governo». Ma le dimissioni sono congelate avendo raccolto “l'invito” di Italia Viva, «di non provocare in questo delicato momento una sia pur piccola crisi nella compagine governativa».

di Emilia Patta

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(IMAGOECONOMICA)

Per il sottosegretario la ripartizione delle deleghe assegnate alla Farnesina «rinnega gli accordi assunti al momento della formazione del governo». Ma le dimissioni sono congelate avendo raccolto “l'invito” di Italia Viva, «di non provocare in questo delicato momento una sia pur piccola crisi nella compagine governativa».


3' di lettura

È un problema di metodo, innanzitutto. Perché - sostiene Ivan Scalfarotto – Luigi Di Maio non ha rispettato l’accordo fatto alla formazione del governo Conte 2 che prevedeva la delega al Commercio estero a un sottosegretario non del M5s. E invece il ministro degli Esteri, che a settembre ha voluto portare sotto la Farnesina il Commercio estero fino ad allora rimasto sotto il ministero dello Sviluppo economico, ha conferito tutta la parte attiva della delega relativa al Commercio estero al sottosegretario pentastellato Manlio Di Stefano (internazionalizzazione e attrazione degli investimenti, oltre a energia, mare, ambiente, spazio e innovazione e Uama) lasciando al sottosegretario di Italia Viva solo la parte difensiva (i dazi, oltre alle adozioni internazionali).

Un problema di merito
Ma è soprattutto un problema di merito. «Già è stato un errore spacchettare il Commercio estero - dice Scalfarotto -. Ora c’è anche il rischio concreto che le imprese non sappiano più con chi parlare perché le responsabilità sono troppo diffuse, e quindi di fatto rimangano sole. Un settore strategico della nostra economia, soprattutto in un momento in cui anche a causa dell’emergenza Coronavirus servirebbe un supporto unitario del governo, è a rischio».

Scalfarotto: serve un referente unico
Scalfarotto, che si è già occupato di Commercio estero con i governi Renzi e Gentiloni, sottolinea l’importanza strategica del settore in anni in cui la domanda interna è scesa a livelli preoccupanti e la crescita è stata vicina allo zero: «Il nostro export contribuisce per un terzo del Pil, si può dire che negli anni scorsi è stato proprio questo settore a tenere a galla l’Italia. Come si fa a parlare con i rappresentanti dei governi mondiali solo della parte difensiva (i dazi) e non di quella offensiva (la promozione) e viceversa? Con quale credibilità rappresentiamo all’estero le nostre imprese? Serve un referente unico, e anche molto competente. Privare le aziende che esportano e le nostre fiere di una interlocuzione unitaria con il governo è un errore grossolano di cui non desidero assumermi la benché minima responsabilità».

La decisione di rassegnare le dimissioni
Ed è così che Scalfarotto, naturalmente dopo aver avvertito il leader Matteo Renzi ma del tutto autonomamente e con convinzione, ha messo sul tavolo le sue dimissioni - come anticipato dal Sole 24 ore - già giovedì sera. Da parte sua Di Maio ha fatto notare al suo sottosegretario che una parte importante del Commercio estero è rimasta in capo a lui (la vigilanza su Ice, Sace-Simest e Invitalia, le missioni di sistema e le fiere) e che le deleghe relative potranno essere distribuite nei prossimi giorni.

Le perplessità di Renzi e il congelamento delle dimissioni
Infine la decisione di congelare la questione, anche per l’intervento di Renzi, a quando l’emergenza Coronavirus sarà rientrata. Pur condivendo nel merito le ragioni di Scalfarotto, il leader di Italia Viva non ha condiviso la tempistica. «Non è questo il momento», è il pensiero di Renzi, che non vuole ora vedersi addossata la colpa di voler indebolire il governo in piena emergenza Coronavirus. «I nodi del governo restano tutti ma vanno affrontati ad emergenza conclusa».

«Evitare di indebolire il governo in piena emergenza»
Da qui il differimento della questione, come infine spiega lo stesso Scalfarotto in una nota: «Consultati come necessario gli organi del mio partito - si legge in una nota - abbiamo purtroppo dovuto rilevare che l'attribuzione delle deleghe, dopo oltre cinque mesi di attesa, è giunta proprio durante un importante vertice internazionale e, soprattutto, proprio al culmine di una crisi sanitaria ed economica assolutamente inaudita e straordinaria. Per queste ragioni, raccogliendo l’invito che Italia Viva mi ha rivolto in questo senso, ho deciso di non provocare in questo delicato momento, con la decisione che in altre circostanze avrei certamente assunto senza alcun ritardo, una sia pur piccola crisi nella compagine governativa che potrebbe indebolirne l’immagine e la solidità percepita, anche a livello internazionale».

Anche il nodo deleghe finisce sul tavolo della futura verifica
Le ormai probabili dimissioni di Scalfarotto - sia pur differite nel tempo- porterebbero la formazione di Italia Viva al governo a sole due unità, la ministra per le Politiche agricole Teresa Bellanova e quella per le Pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti. «Solo due rappresentanti al governo, meno di Leu, con un gruppo parlamentare di 50 unità», si fa notare in casa renziana sottolineando un altro possibile fronte di scontro quando, passata l’emergenza Coronavirus, si arriverà a quella verifica Conte-Renzi per ora solo rimandata. E che avrà al centro proprio il rilancio delle nostra economia e il sostegno alle nostre imprese.

Per approfondire

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