DOPO IL VOTO SU LAGARDE ALLA GUIDA DELLA BCE

Le distanze Pd-M5S: tempi per taglio parlamentari, candidato Umbria e porti chiusi

I Cinque Stelle chiedono di accelerare i tempi per la riforma costituzionale; il Pd ritiene che prima si debba modificare la legge elettorale. Ad oggi le due forze politiche non hanno individuato il candidato presidente della Regione Umbria per il patto civico al quale stanno lavorando. E nella gestione dei flussi migratori il Movimento chiarisce: porti chiusi fino a quando l’Europa non attiva l’accoglienza

di Andrea Carli


Via libera Europarlamento a Lagarde nuova presidente Bce

3' di lettura

La distanza emersa tra gli alleati al governo M5S e Pd in occasione del voto da parte della Plenaria del Parlamento europeo su Christine Lagarde alla guida della Bce, con i pentastellati che si sono astenuti e i Dem che si sono espressi al favore della francese, ha segnato un primo disallineamento tra le due forze politiche, a pochi giorni dalla nascita del Conte due.

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Nei prossimi giorni potrebbero emergere ulteriori distanze, anche in vista di dossier o appuntamenti politicamente significativi: dalla calendarizzazione della riforma del taglio dei parlamentari, cara ai pentastellati, al candidato per l’Umbria che andrà al voto il 27 ottobre (primo appuntamento elettorale dopo la nascita del nuovo esecutivo giallo rosso), a un “classico”, quello della gestione dei flussi migratori, a cominciare da una maggiore o minore flessibilità sul tema dei porti chiusi, dopo la chiusura della fase Salvini al Viminale.

M5S: accelerare su taglio parlamentari. I Dem: nuova legge elettorale
I Cinque Stelle chiedono di accelerare i tempi per la riforma del taglio dei parlamentari; il Pd invece ritiene che prima si debba modificare la legge elettorale. M5S chiede che in occasione della conferenza dei capigruppo, attesa oggi alla Camera, si decida di calendarizzare il quarto e ultimo voto non oltre la prima settimana di ottobre. Diversa la posizione del Pd, che vorrebbe rallentare quel momento, in modo da raggiungere prima un’intesa sulla modifica della legge elettorale, considerata necessaria in vista di un taglio considerevole di deputati e senatori. Prima la riforma, poi la legge elettorale, rilanciano i Cinque Stelle. Già nelle prossime ore, dunque, il quadro si dovrebbe delineare.

Il confronto sul candidato per la guida dell’Umbria
Un altro dossier che potrebbe far emergere posizioni non proprio convergenti, anche se è probabile che alla fine un accordo sarà trovato, è quello che fa riferimento al candidato presidente della Regione Umbria per il patto civico al quale stanno lavorando Movimento 5 stelle e Partito democratico. Un nome ancora non c’è. I pentastellati chiedono un esponente della società civile, totalmente a-partitico. Di Maio ha tentato di coinvolgere Brunello Cucinelli, ma l’imprenditore ha chiarito di non voler correre. L’ipotesi Cucinelli sarebbe stata gradita anche ai Dem, ma la scelta dell’imprenditore ha fatto sì che il dossier rimanesse aperto. Tra i nomi che circolano, quello di Fausto Cardella, procuratore generale della Repubblica a Perugia: sarebbe sostenuto dai pentastellati. Il Pd propone Andrea Fora, ex presidente di Confcooperative Umbria e considerato vicino al mondo cattolico e sociale. Domani, giovedì 19 settembre, gli iscritti al MoVimento 5 Stelle residenti in Umbria e abilitati al voto su Rousseau saranno chiamati a votare per scegliere i candidati che formeranno la lista del MoVimento 5 Stelle per la Regione Umbria. Il termine ultimo per presentare le liste elettorali è il 27 settembre, quindi tra nove giorni. Quello umbro è un dossier dal peso politico rilevante: l’esito del voto in quella regione potrebbe avere ripercussioni sulla tenuta di un governo, quello giallo rosso, nato solo pochi giorni fa. Il laboratorio umbro, del resto, farebbe da apripista ad alleanze giallo-rosse nella altre Regioni chiamate al voto nei prossimi mesi: Emilia-Romagna (dove M5S non accetterà la ricandidatura di Bonaccini) e Calabria.

L’ultima parola sui porti chiusi (dopo Salvini)
Un terzo dossier sul quale i due alleati al governo potrebbero registrare posizioni non proprio collimanti è quello dei migranti. L’incontro tra Giuseppe Conte e il presidente francese Macron oggi a Roma ha l’obiettivo di superare le divisioni ancora esistenti sugli aspetti tecnici della questione migranti e che potrebbero far fallire il prossimo vertice a sei (Italia, Malta, Francia, Germania, Finlandia e Commissione) che si terrà alla Valletta il 23 settembre. I Cinque Stelle vengono dall’esperienza di governo della Lega. Matteo Salvini, allora ministro dell’Interno, ha fatto della politica dei porti chiusi il suo cavallo di battaglia. E mentre il Pd ha chiesto un cambio di linea e una discontinuità nella linea politica del nuovo esecutivo su questo tema, il viceministro all’Interno, il pentastellato Vito Crimi ha chiarito: porti chiusi fino a quando l’Europa non attiva l’accoglienza. Salvini ha cavalcato il dossier migranti. Una politica troppo flessibile da parte di M5S su questo filone potrebbe essere percepita da chi nel Movimento non ha compreso l’abbraccio con i Dem come un’apertura eccessiva al Pd. E questo Di Maio, leader politico di M5S, lo sa.

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