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Le Dolomiti scommettono sulla sostenibilità: Zona a basse emissioni

Le valli dei quattro passi del Sellaronda scelgono di puntare sulla razionalizzazione del traffico: invito all’intermodalità

di Alex D'Agosta

(jenyateua - stock.adobe.com)

4' di lettura

Badia, Gardena, Fassa, Fodom. I territori piu noti ai ciclisti che amano pedalare sulle Dolomiti, grazie alla sottoscrizione di un protocollo d'intesa fra i rispettivi enti superiori e due ministeri, hanno intrapreso un'avventura lungimirante per rendere piu vivibile e “bike friendly” una destinazione presa d'assalto da troppi veicoli.

Anche se solo di passaggio fra una valle e l'altra, ormai nell'alta stagione estiva i transiti dei mezzi a motore degradano l'esperienza dei tanti che, in un contesto di tale pregio e delicatezza, non trovano più giusto vivere situazioni di congestione, rumore e pericolo a causa di ingombri, numeri e velocita tutt'altro che consoni all'eccellenza di una location eletta come patrimonio dell'umanità Unesco.

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Cosi, a pochi giorni dallo scadere dello scorso governo, i Ministri delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile, Enrico Giovannini, e dell'Innovazione Tecnologica e Transizione Digitale, Vittorio Colao, hanno firmato un protocollo d'intesa con le Province Autonome di Bolzano e Trento, la provincia di Belluno e la Regione Veneto per concretizzare il piano di mobilità sostenibile che prevede la costituzione della Dolomiti Low Emission Zone.

Dopo anni di riflessioni, monitoraggi, discussioni e iniziative più o meno coordinate, è arrivato finalmente il giorno in cui traffico, inquinamento e smog nei fondovalle e di conseguenza sui quattro passi intorno al Sellaronda (Gardena, Sella, Pordoi e Campolongo) verranno razionalizzati, anche se non eliminati in modo netto.

La direzione è quella dell'invito all'intermodalità per non impedire nettamente l'accesso alle valli e ai passi: l'utente, grazie a un sistema informativo da progettare con cura, verrà infatti messo in condizione di decidere che, se non in possesso di un pass già prenotato e in caso di intasamento di parcheggi in cima ai passi o nei paesi più in alto, sarebbe opportuno parcheggiare prima - più a valle - e puntare sul mezzo pubblico o sulla bici.

«Forse questa sarà la volta buona ma, secondo me, si poteva essere più incisivi, più radicali - osserva Michil Costa, deus ex machina della Maratona dles Dolomites -. Non ci sarà quel parco chiuso che io mi immaginavo, dedicato a chi ama la montagna e il silenzio. È comunque un buon progresso e possiamo accontentarci. Riflettendoci meglio, potrebbe essere l'input perfetto per scelte più severe in futuro, magari dopo aver rilevato un forte aumento di ciclisti».

A ben vedere, gli effetti sulla popolazione a due ruote e sull'offerta turistica sono tutti da scoprire: «Un progetto di questo tipo ha un enorme impatto sul concetto turistico dell'intera località e di tutti gli operatori. Andrà a cambiare in maniera drastica l'intera percezione dell'ospite e l'offerta del comprensorio», commenta Roberto Huber, direttore di Alta Badia Brand.

L'occasione è importante non solo per ridurre, ma soprattutto per rieducare i visitatori all'uso dei passi: «Il valore a costo zero per il transito è sbagliato. Bisognerebbe calcolare una cifra congrua come accade da tempo in Austria o in Svizzera - afferma Christof Vinatzer, Presidente di Dolomites Val Gardena. Con meno mezzi in transito e parcheggiati, toglieremo le auto dai prati o nelle curve -, eliminando di conseguenza pure il nervosismo di tanti, residenti e non».

Lotta quindi alla sosta selvaggia ma pure alla guida maleducata, argomenta il sindaco di Livinallongo, Leandro Grones: «Stavamo quasi diventando l'autodromo delle Dolomiti. Un immaginario da frenare, se penso che perfino Stefano Domenicali, Ceo della F1, aveva detto che sognerebbe una gara qui. No: questo non è Dolomiti, ambiente, turismo. È stata dura arrivarci, perché in passato ogni regolamentazione è stata vista come minaccia. Ma ora è necessaria per frenare i tour per i bolidi e costruire il vero bene del turista e del residente».

È arrivata quindi l'ora di una disciplina delle strade dolomitiche in modo condiviso, confermando la capacita di dialogo e collaborazione delle terre ladine, che da sempre spiccano per la qualità dei collegamenti sciistici e l'organizzazione di eventi ciclistici.

«L'ambizione è di creare una zona a basse emissioni acustiche e gassose, contingentando il traffico in modo positivo, offrendo delle valide alternative - spiega con soddisfazione Daniel Alfreider, assessore alle Infrastrutture e alla Mobilità della Provincia Autonoma di Bolzano -. È un progetto che non prevede solo una digitalizzazione dei parcheggi, ma ha una grande parte di misure compensative necessarie per far funzionare una deviazione del traffico sulla mobilità attiva. Si continuerà con le ‘mie' corsie ciclabili su tutti e quattro i passi, parcheggi d'interscambio, integrazione della mobilità su impianti a fune. E, soprattutto, un rafforzamento dei mezzi di trasporto pubblici sostenibili, elettrici o a idrogeno. Grazie a questi provvedimenti, che andranno nella direzione di portare innovazioni anche di tipo giuridico, si potranno aiutare altri territori che lamentino flussi di traffico non più sostenibili né sopportabili».

Grazie a misure calibrate tramite un accurato monitoraggio, infatti, a Braies nel 2022 non solo hanno ridotto il traffico nel periodo di riferimento, ma, conclude Alfreider, «hanno raggiunto l'obiettivo perseguito di calmare la valle».

Last but not least, una chicca suggerita da Michil Costa sarebbe quella di contattare Elon Musk e chiedergli se volesse sperimentare una flotta di autobus elettrici pensati per le Dolomiti: «Gli potremmo offrire anche l'esclusiva!»

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