LE RICADUTE PER IL SISTEMA

Le eccellenze del made in Italy in pole position

Le aziende della penisola sono leader nelle tecnologie più avanzate del comparto

di Ce.Do.


3' di lettura

Per capire il potenziale enorme del made in Italy nella fusione nucleare (dalla componentistica alle tecnologie più avanzate), basterebbe solo ricordare che le aziende italiane si sono già aggiudicate contratti per oltre 1,2 miliardi (sui 2,4 miliardi messi a gara) nell’ambito del progetto Iter (International Thermonuclear Experimental Reactor), il maxi impianto sperimentale in fase di realizzazione nel sud della Francia, a conferma che la ricerca e l’industria della penisola rappresentano un’eccellenza riconosciuta in tutto il mondo.

Le società coinvolte finora oltreconfine - un centinaio (considerando anche l’indotto) - sono quelle che hanno reso l’Italia leader nelle tecnologie atomiche più avanzate e saranno in pole position anche nella partita del nuovo impianto di Frascati: da Ansaldo Nucleare, controllata di Ansaldo Energia, che giusto qualche giorno fa si è aggiudicata un’altra commessa per il progetto francese, a Vitrociset (gruppo Leonardo) che, lo scorso anno, ha firmato un contratto per assicurare il cosiddetto “remote handling” del super reattore transalpino, vale a dire la gestione remota delle operazioni, fino a Asg superconductors (gruppo Malacalza) che costruirà le bobine magnetiche superconduttrici utilizzate nell’impianto d’oltralpe.

L’elenco, però, è lungo e include anche altri nomi: la friulana Mangiarotti, la cuneese Simic, la Delta-Ti Impianti di Rivoli, la Zanon di Schio, la Ocem di Bologna, oltre al consorzio Icas (Italian Consortium for Applied Superconductivity) tra Enea, la Criotec di Chivasso, specializzata nella produzione di componenti che operano a basse temperature e la Tratos, gruppo aretino con proiezione internazionale e leader nella tecnologia dei cavi elettrici, elettronici e in fibra ottica. E ancora, spostandosi al centro della penisola, la Walter Tosto di Chieti, la romana Cecom e il gruppo Angelantoni Industrie di Perugia.

L’azienda abruzzese, fondata nel 1960 da Walter Tosto e oggi diretta dai figli del fondatore, è attiva nella meccanica di precisione e, già nel 2010, in consorzio con Ansaldo Nucleare e Mangiarotti, si aggiudicò il contratto per la fornitura dei più importanti settori del cosiddetto “vacuum vessel” per il progetto Iter: il contenitore d’acciaio ermeticamente sigillato che ospita le reazioni di fusione nucleare e funge da prima barriera di contenimento sotto il profilo della sicurezza. Un tassello “clou”, insomma, nell’architettura complessiva della macchina francese che dovrebbe vedere la luce a fine 2025.

La Cecom, invece, creata da Cesare Ceracchi nel 1964 a Roma, ha costruito negli anni, anche grazie a prestigiose collaborazioni con enti di ricerca (in primis l’Enea, ma anche l’Organizzazione europea per la ricerca nucleare-Cern e l’Infn, l’Istituto nazionale di fisica nucleare) e ai lavori realizzati per grandi gruppi come l’ex Finmeccanica, una solida expertise nel settore della meccanica di precisione e delle applicazioni per ultra-alto vuoto (Uhv) che si crea a pressioni estremamente basse. Quanto al gruppo umbro Angelantoni, costituito nel 1932, è entrato in pista per il progetto Iter fin dal 2012 quando, per il tramite della sua controllata Angelantoni Test Technologies, ha partecipato con la De Pretto Industrie alla progettazione, produzione e installazione di un sistema di iniezione gas puri e da vuoto per due esperimenti funzionali alla costruzione del reattore francese realizzati presso il consorzio Rfx di Padova. Che, insieme al Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), all’Infn, a Create (Consorzio di ricerca per l’energia, l’automazione e le tecnologie dell’elettromagnetismo) e ad alcune tra le più prestigiose università italiane, ha collaborato con Enea al progetto di Frascati.

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