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Le elezioni non fermano gli Stati generali dell’export

Il presidente del Forum italiano dell'export, Lorenzo Zurino, in vista dell'evento di Ravenna a settembre: «Il prossimo Governo dovrebbe raddoppiare gli sforzi per sostenere il Made in Italy all'estero»

di Laura La Posta

Lorenzo Zurino al Forum di New York (credit Francesca Magnani)

3' di lettura

«La crisi di governo e la conseguente perdita di credibilità internazionale per la caduta del premier Mario Draghi rischiano di colpire il nostro Paese come una tempesta perfetta, nel complesso quadro geopolitico caratterizzato dalla guerra in Ucraina, dallo stop delle esportazioni in Russia e dal rallentamento di quelle in Cina, dalle nuove sfide legate all'epidemia da Covid-19 che muta (ma che non si arresta) e alla fame che avanza in vaste aree del pianeta, come lo Sri Lanka che rappresentava un mercato emergente interessante; in questo scenario, la tenuta economica del Paese è ora più che mai dipendente dalle esportazioni, che valgono un terzo del Prodotto interno lordo italiano, ma bisogna fare come Ulisse nel XXVI Canto dell'Inferno: andare oltre le Colonne d'Ercole, con coraggio e ambizione».

È questo lo scenario tracciato da Lorenzo Zurino, esportatore di grandi marchi italiani, importatore di Made in Italy negli Stati Uniti e in Israele e presidente del think tank Forum Italiano dell'export. Il riferimento a Dante non è casuale: l'appuntamento italiano 2022 del Forum omaggerà il Sommo poeta, in occasione di un grande anniversario: i 700 anni dalla sua morte. Non a caso, la quarta edizione degli Stati generali dell'export si svolgerà a Ravenna, il 23 e il 24 settembre (presso il teatro Rasi), città dove Dante visse i suoi ultimi anni, dove morì e dove è sepolto. Zurino ha accolto l'invito del presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, a organizzare il Forum nell'ultima oasi di pace del Padre della lingua italiana. «A noi esportatori, imprenditori un po' folli e molto coraggiosi – commenta Zurino - ben si adattano le parole di Ulisse scritte da Dante nella Divina commedia: “De’ remi facemmo ali al folle volo”, quando l'eroe greco invita i suoi compagni a varcare le Colonne d’Ercole alla ricerca di avventura e conoscenza».

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Questi versi campeggiano sulla locandina degli Stati generali dell'export 2022: due giorni di dibattiti tra esportatori (come Oscar Farinetti, fondatore di Eataly, i Ceo di Bracco Diagnostics, Vittorio Puppo, e di Pierrel Pharma, Massimo Petrone, poi Matteo Marzotto, presidente di Fas International, Eduardo Teodorani Fabbri, senior advisor di WRM Group/ Exor CNH, Giordano Riello, Ceo NPLUS Riello International, Luca Rubinacci della omonima Antica sartoria, solo per fare qualche nome), rappresentanti delle istituzioni, della pubblica amministrazione, delle associazioni di rappresentanza, di banche e società primarie delle infrastrutture essenziali all'export (a partire dal vicedirettore generale vicario e Chief business officer di Bper Banca, Stefano Rossetti, e dall'Ad di Trenitalia, Luigi Corradi).

Sullo sfondo, le incertezze derivanti dalle elezioni politiche del 25 settembre. «Noi esportatori siamo abituati a fare da soli, a investire nostri capitali – racconta Lorenzo Zurino -. Ma negli ultimi anni cominciavamo a sentire l'aiuto di un Sistema Paese alle spalle, grazie al nuovo protagonismo del ministero degli Affari esteri, ai nuovi strumenti di diplomazia economica messi in campo, al rifinanziamento del fondo 394 Simest con i fondi del Pnrr, alla spinta propulsiva della Sace sulla sostenibilità e la digitalizzazione, alla presenza dell'Agenzia Ice alle fiere internazionali più importanti. Speriamo che queste esperienze non vadano disperse e che il nuovo Governo che deriverà dalle elezioni raddoppierà gli sforzi per sostenere le imprese italiane nel difficile compito di esportare prodotti eccellenti ma costosi, gravati da un alto costo dell'energia e da una burocrazia asfissiante, svantaggiati a livello valutario, ostacolati da dazi palesi e occulti».

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