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Le emissioni corporate italiane verso il record di 37 miliardi

di Mara Monti

(Fotolia)

3' di lettura

Sarà un anno record per le emissioni di corporate bond italiani che a fine anno sono destinati a toccare la cifra 35-37 miliardi di euro. Tra queste attese entro la fine dell’anno il primo green bond di Ferrovie dello stato di ammontare compreso tra 500 milioni e un miliardo. Secondo Standard & Poor’s questo trend è il risultato della ripresa dell’economia in atto: «Quest’anno si sono affacciate sul mercato finanziario molte aziende che per la prima volta hanno fatto ricorso all’emissione di corporate bond - dice Renato Panichi, senior director corporate rating di S&P’s intervenuto al convegno di Andaf (Associazione direttori finanziari e amministrativi) -. In generale la tendenza delle aziende è quella di allungare la scadenza media del debito e di beneficiare delle condizioni ancora favorevoli di bassi tassi di interesse». Tra le new entry ci sono Esselunga, Italo-Ntv e Beni Stabili, ma anche tante società high yield come la recente emissione di Wind Tre di 7,5 miliardi di euro.

Se per le grandi imprese il ricorso al mercato è diventato una costante, non così per le piccole e medie imprese per le quali il prestito bancario continua ad essere la principale fonte di finanziamento:«Stiamo assistendo ad uno sforzo di ristrutturazione da parte delle imprese di medie e piccole dimensioni, quelle più colpite dalla crisi, ma il percorso è ancora lungo». Per Panichi da un anno il credit crunch è alle spalle grazie al fatto che le banche hanno ripreso a prestare denaro anche a quelle imprese di medie dimensioni che possono vantare un rating sostenibile. Complessivamente, il debito corporate si è ridotto di 90 miliardi dal picco toccato nel 2012. Nel frattempo, la ripresa economica si è fatta più decisa, benché resti un gap di redditività tra le grandi e medie imprese, in quanto le prime sono più avanti nel ciclo di crescita: «Gli investimenti aziendali stanno dando segnali positivi anche se non sono tornati ai livelli pre-crisi. Tuttavia il loro contributo al Pil si attesta al 9% contro una media europea del 10%», aggiunge Panichi.

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La conferma di una ripresa economica in atto seppur a tassi inferiori rispetto alla media europea giunge anche da Gregorio De Felice head economist gruppo Intesa Sanpaolo secondo il quale è necessario accelerare sul fronte degli investimenti: «Le ultime leggi di stabilità del governo sono state un’occasione unica per gli incentivi messi a disposizione: tra il 2016 e il 2018 sono previsti 23 miliardi di euro per investimenti in macchinari e software per l’Industria 4.0. Incentivi - secondo De Felice - che possono innescare un processo virtuoso di crescita attraverso la spinta alla domanda interna di beni di investimento alimentando il portafoglio ordini delle imprese italiane della meccanica».

Secondo l’economista, c'è la potenzialità di ricreare il meccanismo virtuoso di interazione tra utilizzatori e produttori di macchine, che è stato proprio delle fasi di sviluppo a partire dal dopoguerra, ma avverte: «Per potenziare gli effetti sulla crescita economica, Industria 4.0 deve essere intesa in senso ampio e far parte di politiche a favore del rafforzamento del capitale umano, della diffusione della banda larga e di un più efficiente utilizzo delle tecnologie digitali. Solo così potrà essere colmato quel gap che ancora ci separa dal resto dell’Europa».

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