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Le Entrate: errori «formali» per 100mila precompilate 2015

di Marco Mobili e Giovanni Parente

3' di lettura

Mutui, spese sanitarie, ristrutturazioni edilizie o addizionali all'Irpef inesatte. Sono solo alcune delle voci legate ad errori formali che l'agenzia delle Entrate ha rilevato sulle dichiarazioni precompilate targate 2015 e comunicate a fine 2017 ai centri di assistenza fiscale. Dall'incrocio dei dati e dei documenti già in possesso dell'amministrazione, infatti, l'Agenzia il 28 dicembre scorso ha prima di tutto messo a disposizione dei Caf, in via telematica su Entratel, gli elenchi completi delle dichiarazioni che presentano anomalie. Quelle che tecnicamente, per intenderci, per i consulenti e gli uomini del Fisco rientrano sotto la voce “36-ter”, ossia errori formali. Inoltre va detto subito che questi errori riguardano circa 100mila dichiarazioni precompilate su cui i Caf hanno apposto il loro visto di conformità. Un elemento, questo, non di poco conto in quanto la conformità del 730 precompilato certificato dal centro di assistenza esclude di fatto le responsabilità del contribuente rispetto agli errori segnalati dal Fisco.

Come evidenziato dalla Consulta dei Caf, si tratta comunque di errori che oltre ad essere formali sono da ritenersi fisiologici visto che riguardano, come detto, circa 100mila contribuenti ossia lo 0,006% delle oltre 17milioni di dichiarazioni precompilate lavorate dai centri di assistenza nel 2015. Le anomalie riguardano essenzialmente oneri deducibili e detraibili e per queste non è comunque richiesta l'intera documentazione relativa alla singola dichiarazione, ma l'amministrazione finanziaria ha selezionato i documenti che i Caf dovranno produrre. L'articolo 5 comma 3 del decreto legislativo n. 175/2014 prevede espressamente che i controlli da “36-ter” debbano riguardare direttamente i Centri di assistenza fiscale che, come già sottolineato, hanno apposto il visto di conformità e assistendo i contribuenti nella presentazione della dichiarazione dei redditi.

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Per rispondere i Caf hanno 60 giorni di tempo e dunque entro il prossimo 28 febbraio dovranno presentare la documentazione richiesta. Operazione questa già in pieno svolgimento attraverso il canale telematico Civis. Solo successivamente, prima della comunicazione degli esiti del controllo, il Caf può presentare una dichiarazione rettificativa se ritiene di aver commesso degli errori. Come prevedono le regole con cui è stata introdotta la dichiarazione precompilata, in caso di contestazione sarà il Caf soggetto passivo di sanzioni, imposta e interessi.

Il contribuente, al netto di eventuali forzature di chi fa assistenza fiscale non contemplate dalla precompilata, è escluso da questo scambio di missive. Come testimonia la lettera qui pubblicata le Entrate chiedono conto degli errori e delle anomalie riscontrate e verificate direttamente al centro di assistenza fiscale. La lettera evidenzia i dati rettificati dal Fisco ricordando al responsabile del centro che, versando gli importi dovuti nei 60 giorni successivi al ricevimento della lettera, la sanzione del 30% sarà ridotta del 20 per cento. Sconto riconosciuto anche su pagamenti rateizzati. Inoltre la missiva delle Entrate ricorda al Caf che se è in possesso di elementi che non sono stati presi in considerazione può segnalarli all'ufficio riportato nella lettera e anche in questo caso il termine per beneficiare della sanzione ridotta è sempre di 60 giorni dal ricevimento della comunicazione. L'incrocio dei dati e dei documenti già in possesso dell'amministrazione è a monte delle contestazioni mosse ai centri di assistenza: nella lettera qui pubblicata l'addizionale regionale Irpef dichiarata è superiore rispetto a quanto riportato nella Certificazione unica del contribuente coinvolto. Un errore formale, nulla di più.

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