1920-1980

Gianni Rodari, a cento anni dalla nascita le favole dell’«Esopino» parlano a tutti

Nel centenario della nascita (e a quarant’anni dalla scomparsa), un «Meridiano» celebra il grande scrittore, che non fu solo un autore per bambini

di Gino Ruozzi

default onloading pic

Nel centenario della nascita (e a quarant’anni dalla scomparsa), un «Meridiano» celebra il grande scrittore, che non fu solo un autore per bambini


5' di lettura

«Dove c’è l’infanzia, c’è l’età dell’oro» afferma Novalis in un celebre aforisma di Polline, uno dei libri e degli autori prediletti da Gianni Rodari, per il quale Novalis era «la voce più pura del Romanticismo, il mistico dell’“idealismo magico”, era capace di cogliere realtà, e nella realtà problemi, che i suoi contemporanei non riuscivano a vedere» (Grammatica della fantasia). È alla fine degli anni Trenta del Novecento che Rodari non ancora ventenne lesse Novalis e Dostoevskij, unendo fin dal principio la passione della letteratura con quella dell’insegnamento «ai bambini». Una vocazione vitale ed esemplare, che ha fatto di lui un autore straordinario, amato in tutto il mondo ma spesso confinato in un solo settore della letteratura, quello dell’infanzia, misconoscendo le sue qualità assolute di scrittore. Con questo non voglio ridurre l’importanza della letteratura per l’infanzia ma semplicemente dire che la letteratura è sempre e solo letteratura e che non c’è una letteratura per adulti e un’altra per bambini (un’altra per anziani e via dicendo), anche se i generi possono in qualche maniera indirizzare utilmente i lettori.

Rodari parla a tutti

Rodari non è solo un grande scrittore per bambini: è un grande scrittore. Perciò benissimo hanno fatto i Meridiani Mondadori ad accoglierlo nel centenario della nascita e a quarant’anni dalla morte (1920-1980) nella collezione più prestigiosa dei nostri autori del Novecento, dandogli il rilievo che merita nella letteratura italiana. In questa prospettiva la curatela e l’introduzione di Daniela Marcheschi, già curatrice per i Meridiani delle opere di Collodi e di Pontiggia, è tanto precisa quanto illuminante, perché riconosce a Rodari la giusta dimensione di classico del Novecento, capace di parlare a tutti, di rivolgersi sia ai piccoli sia ai grandi, nell’ottica più volte ribadita di «dual audience». Autori «anfibi» li chiamava Luigi Malerba, che nel 1983 nell’introduzione alla prima edizione postuma di Favole al telefono (1962) ne sottolineava la forza penetrante ed eversiva, di erosione e opposizione al potere, perché c’è «qualcosa di inafferrabile e di stregonesco nel raccontatore di favole, qualcosa che ha finito per mettere in sospetto le autorità senza fantasia». È già dal 1937-1938 che Rodari pensa e fonda la «grammatica della fantasia», cercando a suo modo di rispondere alle dittature del proprio tempo, provando a fornire un pensiero divergente a quello repressivo del potere.

Loading...

Scrittore in ascolto

Credo che sia stato questo il filo conduttore del suo lavoro di scrittore, maestro, giornalista, uomo di cultura. Cercare risposte alternative alle narrazioni autoritarie, ai linguaggi e ai codici uniformanti. Per Rodari le strade sono molteplici e variegate, imprevedibili, valorizzate da un paziente atteggiamento di curiosità e di attenzione, in primo luogo dei bambini. Apprezzando persino gli «errori» («necessari, utili come il pane e spesso anche belli: per esempio, la torre di Pisa»; «finiti gli errori», scriveva Ennio Flaiano, «finito tutto»). Rodari è stato uno scrittore in ascolto; alla consuetudine della lettura che sale da Petrarca, Erasmo, Machiavelli ai nostri contemporanei, Rodari ha aggiunto quella propria della capacità di ascoltare, di entrare in dialogo con gli altri, di trarre ispirazione dalla loro conversazione, dall’aiuto reciproco, in una dimensione individuale che non viene diminuita ma anzi potenziata dal gruppo e dalla collettività.

Sorprende ancora trovare una dedica anomala quale è «Alla città di Reggio Emilia» che apre la Grammatica della fantasia pubblicata nel 1973 e frutto degli «incontri con la Fantastica» (altra «parola» tratta da Novalis «che mi faceva compagnia da trentaquattro anni») tenuti nella città emiliana nel marzo 1972 con una cinquantina di insegnanti delle scuole per l’infanzia, elementari e medie. È dal fecondo scambio di idee che scaturisce questo eccezionale «strumento per l’educazione linguistica (ma non soltanto…) dei bambini».

Rodari recepisce le istanze di cambiamento che provengono dalla nuova Italia repubblicana e dalle mutate esigenze e risorse educative, dall’istituzione nel 1962 della scuola media unica, dalle rinnovate esperienze delle scuole materne ed elementari (da Loris Malaguzzi a Mario Lodi). Un fermento ideale che pervade il mondo della scuola e dell’università, l’intera società, in cui i termini di «fantastica» e di «fantasia» sono sempre più centrali. Questa era senza dubbio l’attualità militante di Rodari, tanto vigile sul presente quanto ironicamente graffiante e distaccato, da scrittore epigrammatico e «lapidario» quale si definiva nel 1961 sulle pagine del «Caffè» di Giambattista Vicari.

Oltre Esopo e Fedro

Nella tradizione storico-letteraria Rodari si colloca nella millenaria scia di Esopo, Fedro, Leon Battista Alberti e Leonardo da Vinci, dei moralisti e scrittori di favole, fino a Zavattini e Loria, Gadda e Saba, Pancrazi e Scialoja. Non a caso uno degli pseudonimi dello scrittore era «Esopino». Pietro Pancrazi nel proprio Esopo moderno (1930) sostenne che «l’ora vera di Esopo è quella stessa di Seneca, del La Rochefoucauld, del Gracian, del Guicciardini»: una letteratura sovente e per abitudine rivolta ai bambini che invece è anche e soprattutto per gli adulti. La grandezza del «favolista» sta nell’essere in grado di parlare agli uni e agli altri, quasi senza farsi scoprire, con metamorfica e pungente leggerezza. Favole, filastrocche, fiabe, favolette sono titoli che indicano intrecci e contaminazioni coscienti di generi letterari e nello stesso tempo volontà di superamento di ogni rigida barriera, nel segno costante di un’utopia edificatrice.

Questo Meridiano è una miniera di testi e di informazioni, fertili e coinvolgenti occasioni di lettura e di riflessione. Un altro versante messo in opportuna evidenza da Marcheschi è quello del giornalismo, che «all’insegna dell’umorismo» Rodari praticò con esattezza e insieme felice creatività. Secondo il principale modello di Collodi che Rodari ripercorre sul «filo dell’ironia, della satira di costume, del paradosso».

Il mondo grafico e pittorico

L’edizione è arricchita da un prezioso secondo volume che raccoglie le copertine e le illustrazioni che hanno accompagnato nei decenni i libri di Rodari. Il volume Rodari a colori è curato da Grazia Gotti, che con capillare perizia presenta l’affascinante mondo grafico e pittorico stimolato dai testi. Spicca lo storico abbinamento con Bruno Munari, che per Einaudi ha disegnato le copertine forse più note. Il viaggio «a colori» comincia con Il libro delle filastrocche illustrato da Giulia Mafai nel 1950, prosegue con Il romanzo di Cipollino interpretato da Raul Verdini nel 1951 e lungo percorsi italiani e stranieri (documentazione della formidabile fortuna internazionale di Rodari) con Enrica Agostinelli, Emanuele Luzzati, Francesco Altan, Lorenzo Mattotti e Beatrice Alemagna giunge a Paola Rodari.

Un Rodari e tanti Rodari. Imperdibili.

Opere

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti