Scenario

Le Fiere in crisi: i corridoi verdi sono la priorità per ripartire

Il settore chiede di riconoscere i vaccini non Ema per gli operatori provenienti da mercati strategici come Cina, Russia, India e Turchia

di Giovanna Mancini

Un'immagine dell'ultimo Salone del Mobile di Milano, tenutosi a settembre. L'edizione 2022, prevista ad aprile, è stata rinviata a giugno

5' di lettura

La madre di tutte le battaglie, ora, è quella per ottenere dal governo l’istituzione dei cosiddetti corridoi verdi, ovvero misure per favorire in Italia l’arrivo degli operatori fieristici esteri immunizzati con vaccini non riconosciuti dall’Ema. Con la fine dello scorso anno, i ristori per le perdite subite nel 2020 e 2021 sono finalmente arrivati nelle casse di quartieri e organizzatori fieristici colpiti dalla pandemia: 310 milioni in totale tra fondi del ministero del Turismo e quello degli Esteri, su un totale di 500 milioni a disposizione per il settore (una parte è andata a congressi e imprese della logistica, una parte non è utilizzabile perché vincolata dalle regole europee sugli aiuti di Stato). All’appello, per coprire completamente i danni subiti dalle fiere nei primi due anni di pandemia mancherebbero ancora 100 milioni di euro circa, ma ormai la partita delle fiere è altrove.

«Guardiamo avanti, a questo 2022 che sarà sicuramente ancora un anno in perdita, ma possiamo limitare i danni e cercare di trasformare le perdite in investimenti per il futuro», dice Maurizio Danese, presidente di Aefi (l’associazione degli enti fieristici). Dopo l’incoraggiante ripartenza dell’autunno scorso, con calendari fitti di manifestazioni e una partecipazione di espositori ed visitatori superiori alle attese, l’anno nuovo si è aperto con una battuta d’arresto: la diffusione della variante Omicron e il moltiplicarsi dei contagi hanno costretto gli organizzatori a rinviare circa 70 eventi previsti nei primi mesi dell’anno e riprogrammarli da marzo in poi. Rassegne importanti, come il Salone del Mobile, VicenzaOro, il Sigep, la Borsa del Turismo, il Mido, Cosmoprof, Micam e Mipel. Quasi tutte le principali fiere internazionali sono state rinviate di un paio di mesi, con tutto quello che ne consegue in termini di difficoltà organizzative e costi aggiuntivi. «Abbiamo avviato un tavolo di confronto con il governo – dice ancora Danese –. A breve incontreremo il ministro del turismo Massimo Garavaglia e poi quello degli Esteri Luigi Di Maio». Due le richieste principali: la prima e più importante, portata avanti assieme a Cfi (che rappresenta le associazioni industriali proprietarie delle manifestazioni di settore), è l’istituzione dei corridoi verdi, per favorire la partecipazione alle fiere di operatori extra-Ue, soprattutto da Cina, Russia, India e Turchia, ovvero i principali target delle fiere e delle imprese italiane, che nelle fiere trovano uno dei loro principali strumenti di internazionalizzazione.

Loading...

Inoltre, il sistema fieristico chiede di poter accedere agli ammortizzatori sociali per far fronte a questi due mesi e mezzo di quasi totale assenza di attività espositive dovuta appunto alla riprogrammazione del calendario: la cassa integrazione per gli allestitori e decontribuzioni retributive per i dipendenti delle società fieristiche. Non si parla (per ora) di ristori, perché non esistono decreti governativi che impongono la chiusura dei quartieri, né gli operatori hanno alcuna intenzione di chiudere. «Ma abbiamo bisogno di una prospettiva – aggiunge Danese –: va bene lasciarci aperti, ma se non possiamo ricevere i buyer internazionali non europei, saremo come dei cavalli zoppi e la nostra sarà solo una falsa ripartenza».

Rincara la dose Massimo Goldoni, presidente di Cfi: «Il riconoscimento temporaneo dei vaccini non Ema per i visitatori delle fiere è il tema più importante: le fiere sono vetrine per le filiere industriali italiane, punte di diamante delle eccellenze che come Italia rappresentiamo a livello produttivo. Se non possono accedervi buyer russi, cinesi, turchi o indiani, l’efficacia stessa degli eventi espositivi viene meno, soprattutto per alcuni comparti». Le fiere, ricorda Goldoni, sono strumenti di politica industriale a vantaggio delle imprese italiane.

Anche per questo è importante la strada percorsa, pur faticosamente, dal sistema fieristico italiano che, a differenza ad esempio dei competitor tedeschi, hanno scelto di non annullare gli eventi di inizio 2022, ma solo di spostarli di qualche mese, per assicurare un presidio agli espositori.

I quartieri sono riusciti a risolvere il rebus degli incastri, riprogrammando tra marzo e giugno tutti gli eventi a rischio, favoriti anche da un calendario – quello degli anni pari – tradizionalmente più scarico rispetto a quello degli anni dispari. Qualche ripercussione ci sarà sui conti economici del primo trimestre, ma sul semestre vengono confermati gli obiettivi di budget. Anzi, «lo slittamento verso la primavera-estate, con l’auspicata riduzione dei contagi, dovrebbe favorire l’arrivo di un maggior numero di operatori dall’estero» osserva l’amministratore delegato di Fiera Milano Luca Palermo. E dunque potrebbe portare qualche sorpresa in positivo. «Abbiamo riposizionato 26 manifestazioni tra marzo e giugno, in stretta collaborazione con organizzatori e associazioni di categoria e confermiamo per ora i target di bilancio annunciati».

Budget invariato anche per VeronaFiere, che ha rimandato tre manifestazioni e invece conferma la sua rassegna di punta, il Vinitaly, dal 10 al 13 aprile: «Gli spostamenti generano inevitabilmente qualche costo aggiuntivo, ma non vediamo effetti sensibili su conti, perciò a oggi manteniamo invariato il budget annuale – dice l’amministratore delegato della società veneta, Giovanni Mantovani –. Per come abbiamo ridisegnato il calendario, dovremmo riuscire a recuperare tutto o quasi». La grande incognita riguarda gli arrivi dall’estero, aggiunge Mantovani: «Un recente report delle compagnie aeree prevede che a marzo il traffico torni all’85% circa di quanto pianificato, È un buon segnale, così come lo è la probabile riapertura dell’area europea senza misure di controllo aggiuntive».

Il problema non sono tanto le difficoltà organizzative di questi mesi o i risultati di quest’anno, fa notare Lorenzo Cagnoni, presidente di Italian Exhibition Group, che non nasconde le sue preoccupazioni. «Il nodo che il nostro sistema fieristico deve affrontare è che cosa accadrà sul lungo periodo», dice Cagnoni. Il settore si era preparato a un anno di ripartenza, per poi raggiungere nel 2023 livelli di fatturato simili a quelli del 2019. «Le stime per il triennio 2023-2026 prefiguravano potenzialità di sviluppo e crescita anche significative – aggiunge Cagnoni –. Ma ora non siamo nelle condizioni di confermare queste previsioni, né noi né altri. Le fiere sono aperte, è vero, ma scontiamo molti limiti legati alla pandemia e alla mobilità delle persone e questo compromette le attese di redditività per il 2022 e 2023, anche se riusciamo a fare tutte le manifestazioni in programma». Per uno o due anni questa situazione è forse sostenibile, ma sul lungo termine? «Se le nostre manifestazioni in futuro avranno le caratteristiche che hanno adesso, con periodi di capienza limitata o di ridotta partecipazione di operatori dai mercati extra-europei, diventerà davvero complicato fare questo mestiere», dice il presidente di Ieg.

Da qui la necessità di cercare nuove opportunità di business, a cominciare dallo sviluppo all’estero degli eventi espositivi fino alla diversificazione delle attività, su cui i principali gruppi fieristici stanno investendo. «In questi due anni abbiamo accelerato su questi fronti – conferma Antonio Bruzzone, direttore generale di BolognaFiere –. Abbiamo aperto una sede a Guadalajara, in Messico, e stiamo valutando operazioni anche sul mercato nordamericano». In un mercato totalmente trasformato dalla pandemia, «non si può rimanere ancorati alla tradizione – aggiunge Bruzzone –. I ristori ricevuti, oltre ad arginare le difficoltà del momento, ci servono per investire in nuove iniziative, anche non strettamente fieristiche, in modo da essere pronti a ripartire, una volta superata questa fase. Paradossalmente la nostra fiera è cresciuta moltissimo in questi due anni e, nonostante le difficoltà, quest’anno abbiamo in calendario circa 150 appuntamenti, di cui una quarantina a Bologna e più di cento tra Italia ed estero».

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti