Il bilancio

Le fiere tedesche chiedono di riconoscere tutti i vaccini dell’Oms

Nel 2021 le perdite sono state superiori a quelle del 2020. Segnali di miglioramento quest'anno, ma servono aiuti e più arrivi dall'estero

di Chiara Bussi

La Fiera del giocattolo di Norimberga, da domani fino al 6 febbraio, sarà in modalità digitale dopo la cancellazione di numerosi stand per la variante Omicron. Nella foto l’area dedicata all’infanzia nel 2021

3' di lettura

Non si sono ancora dissipate le nubi sul sistema fieristico tedesco. Su circa 390 eventi previsti per quest’anno sono una cinquantina quelli cancellati nel primo trimestre, mentre una trentina sono stati rinviati. A meno di novità dell’ultim’ora sono però oltre 300 quelli che dovrebbero andare in scena.

Nonostante le numerose ombre qualche timido segnale di miglioramento rispetto al 2021, il peggiore della pandemia, c’è. Almeno per il momento.

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Il conto salato del 2021

Lo scorso anno su 380 fiere in programma solo 101 sono state confermate in presenza, quasi tutte nel secondo semestre, mentre una sessantina si sono svolte in modalità digitale e circa 280 eventi (il 74% del totale) sono stati annullati a causa del Covid 19 e dell’avanzare delle varianti.

Il conto per il settore è stato salato: una perdita economica di 24 miliardi di euro che ha superato il “rosso” di 21,4 miliardi del 2020 quando il 68% degli appuntamenti era stato cancellato.

Quali sono le previsioni per il 2022? «Nonostante le incertezze causate dalla pandemia – dice Hendrik Hochheim, responsabile delle fiere tedesche all’Auma, l’associazione del settore – gli enti organizzatori prevedono per quest’anno un numero maggiore di rassegne rispetto al 2021 e di conseguenza un aumento del volume d’affari, anche se per raggiungere i livelli pre-pandemia ci vorrà ancora un po’». Le misure di sicurezza e i nuovi standard sanitari non hanno scoraggiato gli arrivi. «Molte fiere internazionali nel nostro Paese - spiega Hochheim - hanno registrato un’alta percentuale di visitatori esteri nonostante l’inasprimento delle misure sanitarie. Questo dimostra il ruolo cruciale del settore per l’attività delle imprese e per i loro potenziali clienti».

Al nuovo governo guidato dalla “coalizione semaforo” (Spd, verdi e liberali) il mondo delle fiere ha già avanzato le sue richieste per la ripresa del sistema. Centrale sarà la capacità di attrarre gli espositori internazionali. I numeri del periodo prima della pandemia sono ben impressi nella mente. Nel 2019 il 60% delle imprese con uno stand in una kermesse tedesca proveniva dall’estero, così come un terzo dei 10 milioni di partecipanti. Per rivedere quei livelli, dice Hochheim, la Germania «deve seguire l’esempio di Olanda e Austria e riconoscere tutti i vaccini approvati dall’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità».

Al momento quelli accettati nel Paese sono Pfizer, AstraZeneca, Moderna, Janssen e da una decina di giorni anche Covovax. Non solo. «Per poter tornare alla stabilità e a una maggiore capacità di programmazione degli appuntamenti – spiega il responsabile delle fiere tedesche – il nostro settore sostiene l’introduzione dell’obbligo vaccinale generale per contrastare il Covid».

Gli aiuti

Un altro versante è quello del paracadute economico. Il rilancio passa secondo l’Auma da aiuti mirati a tutta la filiera con uno spettro temporale più ampio. Per alleviare le difficoltà del settore il governo federale ha chiesto e ottenuto dalla Commissione Ue il via libera a un pacchetto di misure in deroga al regime de minimis sugli aiuti di Stato. Lo scorso novembre Bruxelles ha dato l’ok al prolungamento della misura per coprire le perdite fino al 30 giugno 2021.

Tra le misure previste nel Paese c’è un Fondo speciale fiere da 600 milioni di euro che consente agli enti organizzatori di coprire fino all’80% dei costi di preparazione in caso di annullamento dovuto al Covid. «Questa - sottolinea Hochheim - deve essere accompagnata da un fondo di sicurezza per gli espositori».

Auma chiede poi uno strumento ad hoc per le Pmi con una dote minima di 30 milioni nel 2023. E più in generale, conclude Hochheim, «serve un’azione di sistema per promuovere il sistema fieristico tedesco a livello internazionale».

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