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Le figurine Panini omaggiano Fiorucci con una mostra

di Natascia Ronchetti

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2' di lettura

Fu un raro esempio di recupero pubblicitario della figurina. Era il 1984 e all’apice della “Fioruccimania” che dilagava tra giovani e adolescenti le Edizioni Panini incassarono uno straordinario successo con l’album di figurine Fiorucci Stickers. Oltre 25 milioni di bustine vendute che riassumevano la storia della maison milanese: i primi passi, lo spirito rivoluzionario, la fama mondiale.

Dalle immagini del marchio, a partire dai famosi angioletti usciti dalla penna del grafico Italo Lupi nel 1970, alle campagne pubblicitarie, spesso provocatorie e irriverenti, firmate da fotografi di fama mondiale come Oliviero Toscani.

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Un omaggio a un genio della moda, Elio Fiorucci, scomparso nel 2015, che oggi si ripete nella città dove ha sede lo storico gruppo Panini. Quelle figurine, di cui furono vendute nel mondo 105 milioni di copie, raccontano uno stilista che fu anche pioniere dei moderni influencer con Pop Therapy, mostra ospitata dal 9 marzo al 25 agosto al Museo della Figurina di Modena e realizzata in collaborazione con Cà Pesaro, galleria internazionale d'arte moderna di Venezia.

Le figurine Panini celebrano il genio di Elio Fiorucci con una mostra a Modena

Le figurine Panini celebrano il genio di Elio Fiorucci con una mostra a Modena

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Un’esposizione che riassume anche un’epoca della moda in cui il culto dello stilista si esprimeva attraverso una raccolta di immagini utilizzate per decorare diari, motorini, zaini, ante di armadi. Elio Fiorucci era già conosciuto a livello internazionale e quell’album, che viene riproposto con 200 figurine, indaga oggi un fenomeno che uscì dai confini nazionali e stregò una intera generazione.

La mostra è curata da Diana Baldon, direttrice di Fondazione Modena Arti Visive, e da Francesca Fontana, curatrice del Museo della Figurina. Un appuntamento per i cultori della moda, ma anche per chi vuole approfondire i linguaggi espressivi della società degli anni Ottanta. Per esempio attraverso l’installazione di Ludovica Gioscia, artista romana che affianca alle figurine modelli grafici, tessuti, diari, carte da parati che hanno segnato un intero decennio in cui moda e design non erano solo espressione creativa ma anche fotografia di un Paese in sviluppo.

L’esposizione è divisa in sezioni. Si va da Fiorucci Story – sguardo sulla storia della maison, sulle sue campagne pubblicitarie – a Pin Up, galleria di stereotipi femminili, donne ammiccanti importate dagli Usa. Si arriva a Swim, celebrazione di vita da spiaggia e costumi da bagno.

La mostra si completa con un’area dedicata ai negozi Fiorucci, la cui realizzazione era generalmente affidata ad archistar come Ettore Sottsass, e con una selezione di abiti, accessori scatole di latta e riviste d'epoca concessi in prestito da collezionisti privati.

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