ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’impatto della crisi

Le fonderie anticipano le ferie: «Energia troppo cara a luglio»

Stop in molte aziende del settore, la speranza è in valori più bassi ad agosto. Zanardi (Assofond): «Costi shock, senza interventi non ce la facciamo»

di Luca Orlando

Ucraina, Draghi: interventi contro il caro-energia e non solo

3' di lettura

«L’impatto? Metà del mio margine è già sparito». Fatti due conti, per Franco Vicentini è meglio fermarsi. Scelta non banale, quella del numero uno del gruppo Vdp, ma per nulla isolata tra le fonderie italiane. Settore tipicamente energivoro, già alle prese da tempo con i nuovi rincari nei prezzi di gas ed elettricità. Che nel mese di luglio, così come l’intero Paese, deve però anche fare i conti con il meccanismo del “Capacity Market”. Sistema che va a remunerare i produttori che garantiscono capacità di generazione anche nelle punte di carico della rete, 500 ore di picco annuale concentrate soprattutto a gennaio, febbraio e, per 162 ore, a luglio. Periodi in cui il consumo di elettricità richiede un corrispettivo aggiuntivo di circa 40 €/MWh. Di questi tempi, sale sulle ferite.

Lo scenario

«Se da un lato i prezzi paiono nuovamente impazziti - aggiunge il presidente e ad del gruppo - a luglio arriva questo ulteriore aggravio. Prendendo una media di consumo di due kilowattora per chilo di ghisa, questo meccanismo incide per 80 euro la tonnellata. Ecco perché preferiamo chiudere ora, lavorando invece in agosto».

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Stop di quattro settimane che parte domani per lo stabilimento vicentino del gruppo, a cui seguiranno nei due venerdì successivi le fermate dei siti padovani, in tutto 400 addetti. Scelta necessaria, guardando ai numeri in campo, con valori ormai impazziti e una bolletta energetica che arriva nei primi cinque mesi a valere un terzo dei ricavi. «Ad agosto - aggiunge l’imprenditore - in genere la richiesta di energia dell’industria è minore e i prezzi scendono anche del 30-40%. Quest’anno non credo andrà esattamente così ma almeno un piccolo margine dovrebbe esserci».

Le aziende

Decisione non solitaria, quella di Vdp, ma adottata anche da altre aziende del settore, che per la prima volta scelgono di fermare i propri impianti a luglio. «Anticipiamo le ferie - racconta Enrico Frigerio, a capo del gruppo Ef - perché ora i costi sono davvero eccessivi e questo meccanismo di aggravio agisce su prezzi che sono già fuori controllo. Per noi la bolletta energetica è passata da 500mila euro ad un milione al mese e se i valori attuali vengono confermati saliremo presto a 1,5 milioni. Ci fermiamo tre settimane, poi si vedrà. Perché le fonderie viaggiano su Ebitda nell’ordine del 6-9% e in questa situazione il rischio di andare in perdita è concreto». Scelte non improvvisate ma definite qualche tempo fa sulla base degli aggravi previsti e ora comunque “premiate” dall’evoluzione recente dei costi.

I costi

Extra-bolletta che per l’industria italiana il presidente di Federacciai Antonio Gozzi stima in 50 miliardi, «il che significa - spiega - 50 miliardi in meno di investimenti». Se infatti prima del Covid il prezzo unico nazionale dell’energia elettrica (Pun) si attestava a 52 euro per Mw/h, il 2021 ha visto un’impennata progressiva, arrivando al top di 308 euro a marzo 2022, subito dopo l’invasione russa in Ucraina. Emergenza che pareva lentamente rientrare ma che proprio ora, a luglio, ha visto una netta inversione di rotta, con il Pun salito oltre i 400 euro. Cifra a cui nel mese corrente, in particolare dopo l’11, per molte ore di utilizzo si dovranno aggiungere altri 40 euro per Megawattora. «Generalizzare è difficile e dipende dai prodotti - spiega l’imprenditore Roberto Ariotti - ma in generale se il Pun cresce di 100 euro i costi delle nostre produzioni salgono di 200 euro la tonnellata. Un aumento che proviamo a riversare a valle, con negoziazioni per nulla agevoli».

Le Fonderie Ariotti, 120 addetti, si fermano dal 15 luglio al primo agosto e anche in questo caso si tratta di una prima volta in assoluto. «Il meccanismo Capacity Market - spiega Ariotti - in questo momento è una sciagura che si aggiunge ad un’altra sciagura. La speranza è che i prezzi di agosto siano davvero più bassi. Gestire i clienti in questo modo diventa davvero difficile, anche se io già dallo scorso settembre avevo avvisato: l’indicizzazione dei prezzi non può più riguardare solo i materiali ma deve includere l’energia. Facile? Per nulla. E infatti qualche produttore, ad esempio nell’eolico, decide di rifornirsi in paesi dove l’energia costa meno».

Dai racconti degli imprenditori emerge il quadro di un sistema in affanno, in cui gli interventi-tampone si moltiplicano: per spostare la produzione nelle ore e nei giorni della settimana di minor costo ma anche per ridurre ove possibile i consumi. «L’autunno è un’incognita - spiega il presidente di Assofond Fabio Zanardi - e spero che il Governo trovi le risorse per rinnovare il credito d’imposta, vitale per la nostra categoria. Ad essere bravi, riusciamo ad aggiornare i listini di mese in mese. Ma qui la volatilità è quotidiana, in una settimana vediamo rincari del 40%: senza interventi non ce la facciamo».

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