letteratura

Le fotografie erotiche di Guido Morselli

Nella sua leggendaria clausura creativa lo scrittore bolognese ritrasse nude alcune donne, tra cui sue presunte amanti

di Antonio Armano


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4' di lettura

Angela Comodo era una donna avanti con gli anni quando l'ho incontrata. Nonostante un problema ai denti, mi parlava con fervore del tempo in cui il padre mandava avanti la terra di Guido Morselli a Gavirate. La rustica e ombrosa abitazione dei Comodo si trova poco sotto la Casina Rosa, l'ultimo rifugio dello scrittore, diventato casa-museo, con uno spettacolare panorama tra il lago e il monte Rosa.

Anche se allora era una bambina, Angela ricordava ancora quell'uomo un po' strano che arrivava a cavallo e aveva i modi del signore. Il cavallo si chiamava Zeffirino ma era una cavalla. Morselli dava nomi maschii a soggetti femminili e viceversa e l'ultimo suo abbozzo di romanzo si intitolava Uonna, titolo che fa pensare a una commistione tra i generi in tutti i sensi.

Morselli, i nudi erotici dello scrittore

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Amata come e più di un essere umano, Zeffirino è sepolta nel prato insieme alla mucca Pedrina. I Comodo sono stati reclutati con la promessa di ricevere in eredità l'abitazione. E così è avvenuto dopo il suicidio dello scrittore, una notte di fine luglio 1973 poco prima di tagliare il traguardo dei 60 anni.
Leggendo Un pacchetto di Gauloises, reportage biografico di Linda Terziroli, edito da Castelvecchi, si apprendono molti fatti inediti della vita di Morselli, della sua leggendaria clausura creativa finita con un gesto romantico, lermontoviano, la bella testa avvolta nell'asciugamano per non sporcare di sangue. Il titolo, Un pacchetto di Gauloises,è l'ultima frase di Dissipatio H. G., il più famoso romanzo di Morselli, l'ultimo che ha scritto, rifiutato come tutti gli altri, poco prima della decisione fatale.

Il suicidio si compie a Varese, dove era tornato per non mettere mai più piede alla Casina Rosa, ma il suo spirito è rimasto qui, tra il prato e il bosco, tra il lago e il ghiacciaio, dove ha scritto una decina di romanzi, tentando invano di pubblicarli, conducendo la vita del pensatore solitario, riscaldandosi con la stufa, sperimentando la coltivazione dei capperi e facendosi produrre dal fattore il vino, il latte e le uova per una dieta monastica. Le viti sono state spiantate dai terrazzamenti, ma gli alberi da frutto esistono ancora, così come il gelsomino sulla facciata.
Anche il cespuglio di rose non ha smesso di fiorire ed è collegato a una leggenda. Me l'ha raccontata Serena Caiani. Con la famiglia viveva al primo piano della Casina (solo lo spazio sottostante è adibito a museo), quando la figlia ha visto comparire un uomo nella stanza dove dormiva. Le apparizioni si sono interrotte nel momento in cui il padre, il marito di Serena, ha costruito una palizzata per proteggere il cespuglio di rose dai visitatori che passano nel parco. Ai tempi di Morselli la palizzata esisteva.
Quando la bambina è entrata nella biblioteca di Varese, ha notato una grande foto dello scrittore e l'ha indicata: quello era l'uomo che le appariva tutte le notti.

Lo vedeva per la prima volta. Come tutte le leggende sui nostri luoghi oscuri anche questa ha senso perché serve a mettere in luce qualcosa. Vale a dire l'attaccamento di Morselli a questo luogo e alla natura. Di motivi per essere incavolato il fantasma ne aveva tantissimi. Per molti anni la Casina Rosa, lasciata al comune di Gavirate, è stata abbandonata. Sono esplose le tubature per il gelo e il parquet al piano terreno è stato sostituito.
Tra gli aspetti inediti scoperti dalla Terziroli nella vita di Morselli c'è un'attività segreta, la fotografia erotica. Un segreto nel segreto visto che quasi nessuno sapeva che Morselli scriveva prima di diventare un caso editoriale da postumo. Angela Comodo mi ha raccontato che quando la notizia del suicidio è arrivata a Gavirate lei ha aiutato Maria Bruna Bassi, amica-amante storica di Morselli, a raccogliere le carte rimaste alla Casina. Tra queste molte foto. Nudi di donna. Le hanno buttate via perché sconvenienti. A quanto ha scoperto dalla Terziroli, non era raro che si presentasse alla Casina Rosa una donna per chiedere del “dottor fotografo Morselli”. Lucia Baldas, una vicina, per pudicizia diceva di non sapere chi fosse. Morselli fotografava dunque. Ma le sue foto sono scomparse per sempre. Abbiamo solo le tante foto che gli sono state fatte – in bici, in auto, a cavallo e al mare... - e compongono un volume intitolato Guido Morselli: immagini di una vita, curato da Valentina Fortichiari nel 2001 per Rizzoli.

Non sappiamo se l'attività di fotografo fosse una scusa per incontrare donne, nella solitudine del ritiro, o una passione autentica. Propendo per quest'ultima ipotesi. Come saranno state le immagini distrutte? Penso qualcosa di sofisticato e non molto diverso dai ritratti femminili di Carlo Mollino. Santino Papa, storico medico condotto di Gavirate, ha ricordato alla Terziroli di avere visitato una splendida donna, portata da Morselli, che aveva un bustino, legato con lacci “bizantini”. La solitudine creativa ha avuto risvolti piacevoli e in contrasto con l'atmosfera rustica del posto. E questo allevia il senso di colpa per la sua fine. Maria Bruna Bassi aveva incontrato Morselli in un'occasione particolare e non si sarà stupita del ritrovamento. Era stato più uno scontro che un incontro. Lui era appartato in macchina con una ragazza e lei lo aveva sgridato perché le figlie – due bambine – vedevano tutto: “Scusi, non sa che nelle case ci sono le finestre?” Della sua passione per l'immagine, resta solo un breve filmato, una gara di lumache, tutt'altro che erotico. La storia umana è quel poco che si salva dall'oblio, dal silenzio, dall'incomprensione, dalla censura più o meno consapevole, forse dettata dalla gelosia più che dal pudore. Nel suo Diario Morselli dà una definizione di oscenità: “un uomo grasso che ingurgita in trattoria spaghetti al pomodoro-e-burro, la raffineria sul golfo di Lerici, il campanile in cemento fatto costruire addosso ad una piccola chiesa romanica”.

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