Teheran

Le gallerie iraniane lottano per la sopravvivenza

La pandemia pesa sull’attività di artisti e gallerie. In grave difficoltà anche gli spazi no profit, tagli ai finanziamenti ai flussi internazionali

di Hannah Jacobi

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Dastan

La pandemia pesa sull’attività di artisti e gallerie. In grave difficoltà anche gli spazi no profit, tagli ai finanziamenti ai flussi internazionali


6' di lettura

Il Coronavirus ha aggravato la già difficile situazione del settore artistico a Teheran e Isfahan. Le gallerie e le organizzazioni non-profit cercano di sfidare la pandemia con il mercato secondario e l'online. Per i collezionisti internazionali si presentano opportunità di investimento ma ci sono numerosi ostacoli. La pandemia continua ad infuriare in Iran. Secondo la BBC , già solo i numeri ufficiali degli infettati e morti a causa del virus rendono l'Iran il paese più gravemente colpito del Medio Oriente. In più, ci sono rapporti secondo cui i numeri sono stati significativamente ridotti, al fine di mascherare la reale portata della pandemia nel paese. La misera situazione economica nata dalle conseguenze della pandemia e indebolita dalle sanzioni statunitensi ha colpito duramente anche il settore dell'arte.

Emkan

Gallerie in difficoltà
“Da metà luglio, da quando è iniziata la cosiddetta seconda ondata, le nostre vendite sono di nuovo diminuite drasticamente” ha affermato Behzad Nejadghanbar della galleria Emkan di Teheran ad ArtEconomy24.

Shahla Hosseini

La galleria, che presenta alcuni dei nomi più interessanti in Iran, come l'artista multidisciplinare Shahla Hosseini (1954), la pittrice Raana Farnoud (1953) e la fotografa Ghazaleh Hedayat (1979), è rimasta chiusa da metà febbraio a metà maggio e di nuovo tutto agosto: una catastrofe per una piccola realtà che non ha capitale alle spalle e non è attiva sul mercato secondario. Il momento potrebbe essere davvero propizio per i collezionisti internazionali – il tasso di cambio di mercato attuale è di 1 € = 290,000 IRR (rial iraniano), che vuol dire un disvalore di circa 141% rispetto a gennaio –, eppure le vendite all'estero sono praticamente pari a zero. Tuttavia, il gallerista continua a cercare di aiutare i giovani artisti e gli altri lavoratori delle arti che sono in grandi difficoltà finanziarie.

Strategie per affrontare la pandemia
“Il problema più grande, specialmente per le giovani gallerie, è che devono pagare le spese generali per l'affitto e gli stipendi ai dipendenti senza riuscire a vendere abbastanza” ha affermato Maryam Majd, direttrice della rinomata Assar Art Gallery , che riapre a settembre dopo la pausa estiva.

O Gallery

La O Gallery - anche lei tra le più attive a Teheran con un elenco di artisti piuttosto giovani, tra cui Ali Meer Azimi (1984), le cui opere sono state esposte nel padiglione iraniano alla Biennale di Venezia nel 2019 – è rimasta aperta nonostante la seconda ondata.

Ali Meer Azimi

La sua mostra del pittore Omid Bazmandegan (1976) ha registrato il tutto esaurito. Inoltre, ha recentemente ampliato il suo modello business entrando nel mercato secondario. Una strategia che ora sta dando i suoi frutti, anche se si è rivelato più difficile del previsto localizzare opere straordinarie in collezioni private per soddisfare la domanda spesso molto specifica dei propri clienti.

Omid Bazmandegan

“I collezionisti a Teheran sono molto cauti a rilasciare informazioni sulle loro collezioni” ha spiegato la gallerista Orkideh Daroodi. Un'altra via intrapresa è quella delle mostre online con le opere esposte in galleria e quelle inedite, uscite direttamente dagli studi degli artisti. Per la prima volta, quest'anno la O Gallery potrebbe partecipare ad Artissima a Torino a novembre. “Tuttavia, non sappiamo ancora se possiamo andare: oltre al Covid-19, c'è anche l'inflazione sfrenata del rial” ha detto Daroodi ad ArtEconomy24.

Teer Art

Online la fiera di Teheran
Nonostante le difficoltà, la terza edizione della fiera d'arte Teer Art si è svolta online dal 27 luglio al 10 agosto. “Un barlume di speranza per le gallerie e gli artisti in questi tempi difficili” ha commentato Maryam Hosseini, che ha partecipato per la seconda volta con la sua Emrooz Gallery di Isfahan – l'unica delle 18 gallerie partecipanti con sede fuori Teheran.

Emrooz Gallery

Isfahan è un luogo difficile per l'arte contemporanea, la città è nota per i suoi tesori culturali del periodo safavide (1501-1722) e per i suoi prodotti artigianali. Ci sono pochi collezionisti locali che acquistano arte contemporanea, anche se Hosseini nota che alcuni giovani appassionati hanno di recente iniziato a collezionare.

“La fiera online è stata ben accolta sia dalle gallerie che dal pubblico” ha affermato la direttrice di Teer Art Maryam Majd ad ArtEconomy24. “Ci sono state vendite ai collezionisti sia in Iran che all'estero. In effetti, è il momento migliore per acquistare per i collezionisti internazionali interessati all'arte iraniana. Non tanto a causa della pandemia, quanto a causa della volatilità del tasso di conversione. La fascia di prezzo delle opere che abbiamo offerto durante la fiera online era tra 100 e 70.000 dollari”.

Ma ci sono alcuni fattori che frenano le vendite internazionali: in primo luogo il trasferimento finanziario, che è in gran parte bloccato dalle sanzioni, e in secondo luogo il trasporto, che non è sicuro. La grande mostra “I persiani”, per esempio, che avrebbe dovuto svolgersi quest'anno al Badisches Landesmuseum di Karlsruhe in Germania, è stata annullata perché nessuna assicurazione voleva assumersi il rischio di garantire il trasporto dei reperti archeologici. Lo stesso vale anche per l'arte contemporanea: le gallerie devono fare affidamento su viaggiatori che trasportano denaro e opere d'arte nelle loro valigie, o utilizzare l'aiuto di uffici di cambio per transazioni finanziarie.

Sam Samiee

Per la galleria Dastan , invece, che rappresenta una lista di artisti molto varia, tra cui giovani emergenti noti a livello internazionale come Sam Samiee (1988), sembra che la pandemia non abbia colpito il business così duramente. Già prima della pandemia la galleria, che ha due sedi nel nord di Teheran, era molto attiva presente regolarmente alle principali fiere internazionali; quest'anno ha già partecipato all' Armory Show , a Frieze Viewing Rooms e in calendario ci sono Liste a Basilea, ma ha dovuto ritirare la sua partecipazione a Vienna Contemporary a causa di limitazioni di viaggio. Il fondatore della galleria, il giovane imprenditore Hormoz Hematian, che ha anche dato vita alla fiera Teer Art nel 2018, ha in programma di allargare la sede della galleria e sta già ampliando la sua offerta tramite il digitale.

Crisi già prima della pandemia
Nessuna delle principali gallerie attive a Teheran ha finora annunciato la chiusura permanente a causa del Coronavirus. Il fatto che la rinomata galleria Ab/Anbar , con un focus sugli artisti della diaspora iraniana, abbia chiuso già lo scorso gennaio dimostra che anche prima della pandemia era tutt'altro che facile mantenere una galleria a Teheran. “Da tempo la situazione in Iran è molto difficile” ha spiegato la ex-direttrice ad ArtEconomy24, “tutto era diventato molto costoso: i trasporti e le transazioni finanziarie internazionali, cruciali per nostro lavoro, erano diventati quasi impossibili dopo le rivolte di novembre dell'anno scorso. Poi c'è stato l'abbattimento dell'aereo passeggeri a gennaio. È stato uno shock, dopo il quale non abbiamo voluto continuare”.

La fine per le organizzazioni no profit
Mentre le gallerie continuano in qualche modo a resistere alla crisi attuale, il lockdown ha significato la fine – almeno per il momento – di alcune delle già poche organizzazioni non profit in Iran. La New Media Society , che mantiene un archivio in costante crescita per i nuovi media nell'arte in Iran e organizza mostre ed eventi nella sua piccola sede a Teheran, si finanziava attraverso donazioni private e sponsorizzazioni, workshop e seminari, nonché incarichi editoriali e curatoriali in contesto locale e internazionale. “La maggior parte di queste fonti finanziarie non sono più accessibili” ha affermato Amirali Ghasemi. Ma la sua preoccupazione non riguarda solo la sopravvivenza della sua organizzazione: “La pandemia ha sollevato l'importante questione di come vogliamo posizionarci come artisti e operatori culturali in questa società, che soffre per gli enormi problemi economici, l'isolamento internazionale, la repressione politica, le punizioni disciplinari, nonché per il crescente divario tra poveri e ricchi e per il collasso della classe media”.

L'artista e curatrice Samira Hashemi, cofondatrice nel 2014 del piccolo spazio non-profit Va Space a Isfahan insieme all'artista Mona Aghababaei, è preoccupata di come si possa ristabilire la comunità di artisti e lavoratori della cultura ora frammentata a causa della pandemia. Va Space non gestiva uno spazio proprio, ma collaborava con le gallerie e altre organizzazioni per mostre, workshop e conferenze. Si finanziava attraverso le residenze d'artista, per le quali riusciva a reperire fondi tramite le fondazioni dei paesi di origine degli artisti e le ambasciate in Iran. “Non è facile collaborare con il Comune di Isfahan” ha spiegato Hashemi. “I soldi sono pochi e ora è ancora più difficile poiché anche le fondazioni straniere non investiranno più tanto in Iran”. Non si sa se e come Va Space potrà sopravvivere. Addirittura, Hashemi ha affermato: “È la situazione peggiore in Iran degli ultimi 40 anni“.

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