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«Le gonne ruffiane» giocano in casa con le sete di Como

La sfida parte dal lago per arrivare attraverso i social network come Instagram a incontrare clienti da New York a Singapore

di Paola Dezza

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La sfida parte dal lago per arrivare attraverso i social network come Instagram a incontrare clienti da New York a Singapore


3' di lettura

La recente storia del marchio “Le gonne ruffiane” nasce da una vendita privata nella primavera del 2019. In quella occasione Camilla Di Tacchio vende tutte le trenta gonne che ha portato con sè (e prodotto per gioco) e riceve richieste per farne molte altre. Così è iniziata una nuova avventura, che ha conosciuto sempre più successo durante il lockdown e grazie a Instagram. La ricerca di Camilla parte dai tessuti e punta a realizzare solo gonne portabili e facilmente utilizzabili ogni giorno.

«Sono una piccola artigiana, amo il lavoro manuale, nonostante abbia studiato per fare tutt’altro - racconta Camilla, che in passato ha lavorato anche nella moda -, lo trovo estremamente rilassante e curativo. Ho imparato a cucire da autodidatta circa cinque anni fa. Mi appassionava l’idea di creare qualcosa che si potesse indossare sfruttando tessuti preziosi come la seta per renderli quotidiani o tessuti molto semplici per renderli particolari».

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Camilla ha scoperto, così racconta, che il cucito è geometria, calcolo, proporzioni e riflessione. E questo la appassiona.

«Sono partita cucendo proprio le gonne che non erano affatto il mio capo preferito, forse perché facevo fatica a trovare un modello che mi piacesse realmente - aggiunge -. Ho iniziato a cucirle io, poi mi sono affidata ad alcuni laboratori. I diversi modelli hanno tutti l’elastico in vita in modo da creare un oggetto che vesta almeno due taglie».

La produzione è di cinque o sei gonne a settimana, molte di più nel periodo di Natale. La ricerca riguarda anche i materiali per le rifiniture. La fortuna di Camilla è anche quella di avere a disposizione i tessuti dell’azienda tessile del marito, il primo a invitarla a provare tessuti invernali. «La fortuna di avere un marito nel ramo del tessile, mi facilita nell’approvvigionamento dei tessuti per almeno l’80% - spiega -. Sono sempre avanzi di produzione di seta, lana o cachemire rigorosamente italiani. E poi amo andare alla ricerca di tessuti particolari, spesso sminuiti perché venduti a peso, ma che trovo bellissimi e da cui realizzo talvolta un sola gonna, per questo unica e preziosa».

La prima stagione è nata così, di getto, con il twill di seta stampato, fresco e leggero e con i wax africani acquistati durante un viaggio in Sud Africa. «Amo i colori e i disegni, mi danno allegria - dice - e mi piace abbinarli tra loro o alla semplicità di una t-shirt o di una camicia bianca. Poi con l’inverno ero in crisi, perché tutte le mie clienti si aspettavano già durante la scorsa estate delle anticipazioni, ma io a settembre ero ancora a mani vuote! Così ho ascoltato i consigli di mio marito e ho utilizzato i tessuti che produce a Biella per la sartoria da uomo in lane superfini o cachemire per farne delle gonne calde e morbidissime. In più ho inserito qualcosa in seta e broccato, sempre di recupero, e alla fine ce l’ho fatta».

La collezione prevede cinque o sei modelli di gonne, dalla mezza ruota al tre quarti di ruota, la gonna a portafoglio, a pieghe e con fiocco in vita. Con Instagram piovono le richieste anche dall’estero, da New York come da Singapore.

«La vetrina di Instagram durante il lockdown mi ha permesso di farmi conoscere anche all’estero - dice -. Persino negli Emirati. Oggi ho allestito un piccolo locale della mia casa a laboratorio. Il nome “ruffiane” è un'idea di mia figlia per rispondere alla mia esigenza di comunicare che possono vestire sempre un paio di taglie».

«Quando ho iniziato ho fatto una promessa a me stessa: le gonne dovevano essere prima di tutto un “divertimento” e poi sarebbero potute diventare un lavoro. Questo obiettivo non voglio mai perderlo di vista» conclude.


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