OPEN INNOVATION

Le grandi imprese motore delle startup: investimenti per mezzo miliardo di euro

Secondo l’Osservatorio sul Corporate Venture Capital l'open innovation, nel nostro Paese, non è più solo una bella espression ma sta registrando una dinamica positiva

di G.Rus.


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(AdobeStock)

3' di lettura

Crescono, e in modo considerevole, gli investimenti nelle startup tecnologiche da parte delle aziende italiane e internazionali. Lo dice a chiare lettere la quarta edizione dell'Osservatorio sul Corporate Venture Capital (promosso da Assolombarda, Italia Startup e Smau in collaborazione con InfoCamere e il Politecnico di Milano), confermando la tendenza già evidenziata (con alcune riserve) dallo studio elaborato da Mind The Bridge e presentato anch'esso nel corso di Smau: l'open innovation, nel nostro Paese, non è più solo una bella espressione mutuata dal linguaggio degli startupper ma un fenomeno che, finalmente, sta registrando una dinamica positiva. E i numeri che fotografano le risorse in conto capitale profuse dal mondo corporate nell'ecosistema delle nuove imprese ne sono una prova.

Aumentano quote e partecipazioni
Fra i dati salienti dell'indagine spicca per esempio il numero delle quote dei soci aziendali che hanno investito in startup innovative, aumentato dell'88% tra settembre 2017 e settembre 2019 da 6.727 a 12.667 unità. Considerando le sole partecipazioni dirette, l'incremento è stato del 76,1% in 24 mesi mentre il numero di startup entrate nel portafoglio dei Cvc è lievitato del 23% nel periodo considerato, passando da 2.154 a 2.657.
E ancora: se gli investitori specializzati in innovazione (VC, business angels, acceleratori, incubatori) sono nel capitale di 398 startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese, i Corporate Venture Capital sono presenti in 2.656 startup innovative (circa il 25% del totale) e le rimanenti 7.490 hanno come soci solo persone fisiche e ditte individuali. Serve però una precisazione di fondo per leggere questo dato: non stiamo parlando dei Cvc in stile Silicon Valley (quelli di Google o Intel per fare due esempi), che nascono per finanziare le startup come dei veri e propri venture capital, ma di aziende (tendenzialmente grandi) che scommettono su nuove imprese innovative in qualche modo legate al loro settore di competenza.

Finanziamenti, fatturato e distribuzione geografica

Particolarmente interessante, a detta degli autori dello studio, è l'ammontare complessivo dei finanziamenti (fra riserve e capitale sociale) sottoscritti dalle aziende nei due anni analizzati, che sfiora i 490 milioni di euro. Una cifra superiore sia agli investimenti relativi ai cosiddetti “Family&Friends”, che hanno apportato 437 milioni, sia (e soprattutto vien da dire) alla liquidità proveniente dagli investitori istituzionali, venture capital in primis, non andati oltre quota 192 milioni di euro.
Se si considerano invece i dati parziali dei bilanci di esercizio 2018 depositati al momento della stesura dell'Osservatorio, il fatturato generato complessivamente dalle startup innovative nel 2018 è pari a 889 milioni di euro e poco più della metà di questi ricavi (449 milioni per la precisione) è prodotto da imprese aventi fra i propri soci almeno un Cvc.

Detto, infine, che le startup sulle quali ricadono gli investimenti corporate hanno in organico oltre il 37% degli addetti impiegati da tutte le imprese innovative italiane, la maggior parte dei soci corporate, il 68%, ha sede al Nord. Si ferma invece al 55% la percentuale di startup nate nelle regioni settentrionali, a dimostrazione del fatto che una parte dei capitali dei Cvc va a beneficio di realtà che operano nel Centro Sud

Le misure per crescere ancora

Se il mezzo miliardo di euro elargito dalle imprese all'ecosistema dell'innovazione è considerato un dato “positivamente sorprendente”, così lo ha definito Angelo Coletta, Presidente di Italia Startup, il difficile (come si suol dire) viene. «Si tratta ora di allargare e consolidare i modelli virtuosi di corporate venture e di open innovation – spiega il manager - dando vita a misure legislative adeguate per incentivare gli investimenti da parte delle aziende, oggi concentrate prevalentemente sulle persone fisiche e sugli investitori istituzionali”»
Da qui il suggerimento, a firma di Stefano Venturi, Vicepresidente di Assolombarda, di equiparare l'investimento in startup a quello in Ricerca e Sviluppo, aumentando il massimale di 1,8 milioni di euro oggi applicato alla deduzione Ires riservata ai soggetti che investono in imprese innovative, e di dare immediata attuazione al Fondo Nazionale per l'Innovazione inserito nella Legge di Bilancio 2019. Fondo che, ricorda giustamente Venturi, “ad oggi è ancora senza un chiaro piano operativo”.

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