immagini e parole, il connubio che sviluppa il pensiero

Le illustrazioni non sono per i bambini pigri

di Nicla Panciera

«A cosa serve un libro senza figure?», si chiedeva Alice nel Paese delle Meraviglie (illustrazione di John Tenniel)

4' di lettura

Ogni autunno dal 1952 una giuria del New York Times annuncia i migliori libri illustrati per bambini dell’anno, una decina di titoli selezionati tra migliaia di candidati sulla base del valore artistico dei disegni. La speciale attenzione a queste pubblicazioni non è solo una questione di estetica. E, contrariamente a quanto si pensava un tempo, le illustrazioni non sono per bambini pigri. Gli studi di pedagogia e di scienze cognitive mostrano che l’integrazione dei due codici, di linguaggio e di immagine, impegna di più le varie capacità cognitive.

A farsi interprete di questa recente visione del libro illustrato come nuovo paradigma cognitivo e valido modello epistemologico e pedagogico è il professor Marco Dallari, direttore del Laboratorio di Comunicazione e Narratività dell’Università di Trento, autore e curatore di libri per bambini e insignito nel 2010 del Premio Andersen Italia, importante riconoscimento per la letteratura d’infanzia: «L’uomo è un animale simbolico, diceva il filosofo Ernst Cassirer. Nei bambini e negli adulti, l'incontro tra testo e figura sembra attivare il lavoro ermeneutico e potenziare l’elaborazione della narrazione, come se associando i due codici si creasse un varco per l’intervento del lettore». L’alchimia scatta quando l’abbinamento tra testo e immagini non è scontato (fenomeno che Bruno Munari definiva la “ridondanza”) ma crea una discrepanza di senso e, comunque, «tutte le volte in cui le illustrazioni, che possono essere fedeli o meno alla parola scritta, possiedono degli elementi di qualità».

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Suggestioni che il linguaggio non può dire
A rendere preziosi questi albi è l’indipendenza narrativa di testo e illustrazioni. I bambini amano rileggere più volte e nell’immagine di un certo livello scoprono sempre qualcosa di nuovo, di più e di diverso, in un girotondo interpretativo il cui meccanismo è sovrapponibile all’interpretazione del testo poetico, che cambia ad ogni lettura. Inoltre, nell’immagine di qualità sono contenute molte più parole di quante possano essere scritte. Nei testi, il repertorio di immagini introduce suggestioni che il linguaggio non può dire e consente una più ricca rielaborazione e memorizzazione, come hanno mostrato gli studi condotti da Kenneth Holmqvist dell’Università di Lund e quelli di Jelle Jolles della Vrije Universiteit di Amsterdam. L'intuizione di ciò venne, alla fine degli anni Settanta, al filosofo Jean-François Lyotard che sosteneva che se il testo ha l’ingannevole pretesa di denotare, di afferrare oggettivamente la realtà, le immagini impongono processi di interpretazione e svelano la dimensione figurata del senso. Non si tratta di sostituire la comunicazione verbale con l’immagine e neppure di mettere in discussione il primato del logos. Infatti, il linguaggio è una capacità pervasiva: una volta sviluppatasi, è veramente difficile pensare senza di essa, anche quando ammiriamo estasiati e “senza parole” la tavola di un libro illustrato. Tuttavia, gli studi di neuroscienze, come quelli di Stanislas Dehaene, hanno mostrato la parziale segregabilità delle aree cerebrali deputate all’elaborazione delle immagini rispetto a quelle coinvolte nei processi linguistici. L’accostamento dei due codici, del linguaggio verbale e delle figure, attivando sinergicamente queste reti diverse, stimola le attività cognitive del bambino molto più di quanto non facciano singolarmente parole e immagini.
«A cosa serve un libro senza figure?» si chiedeva Alice nel Paese delle Meraviglie, facendosi portavoce del bisogno spontaneo di ogni bambino. Ebbene, l’importanza dell’immagine è confermata anche da studi che mostrano come i libri illustrati e senza parole, i cosiddetti silent book , stimolino maggiormente l’apprendimento di nuovi vocaboli rispetto al solo testo. Tra gli altri, anche Dallari si è occupato delle potenzialità pedagogiche dei libri senza parole: «Un libro è classificato “per l’infanzia” quando presuppone una mediazione, almeno iniziale, con l’adulto. E nel silent book tra il bambino e l’adulto scatta una contrattazione interpretativa illimitata».

Immagini che insegnano il pensiero e la riflessione
«Il vedere viene prima delle parole. Il bambino guarda e riconosce prima di essere in grado di parlare» diceva John Berger, critico d’arte recentemente scomparso, in Questione di Sguardi (1988). Ciò è senz’altro vero. Eppure, sbaglierebbe chi pensasse che il linguaggio delle immagini, a differenza di quello verbale, sia spontaneo e naturale tanto da rendere superfluo ogni apprendimento. La dimensione culturale investe le raffigurazioni e le immagini che possono essere semplicemente “viste” oppure “lette”, dotate così di significato e di senso, come spiega Dallari in “Un congegno metacognitivo chiamato testo”. La potenza dell'immagine risiede nella sua capacità narrativa, che dipende anche dalla cultura visuale del lettore. «La creatività è un’attività combinatoria e dipende dal repertorio di immagini di ciascuno» spiega Dallari. Per questa ragione, è fondamentale andare oltre lo stereotipo e porgere ai più piccoli, anche in classe, immagini che stimolino la concettualizzazione e che insegnino il pensiero e la riflessione: «Incrementare la collaborazione di immagini e parole non si pone come obiettivo quello di arrivare a maggior e compiuta chiarezza del discorso ma, al contrario, serve a recuperare e valorizzare il reciproco contributo di straniamento che i due linguaggi, associandosi, sono in grado di generare, aiutando il lettore a “disimparare” a riconoscere». Detto in modo meno provocatorio, insegnando ai bambini a ragionare da sé.
È quindi forse giunto il momento di sfatare la credenza sulla presunta bontà dell’esatta corrispondenza tra testo e immagini, convinzione radicata nel buon senso e nelle cattive informazioni pedagogiche. Dunque, lungi dall'essere letteratura di serie B, il libro illustrato, quando illustrato bene, è un perfetto congegno epistemologico, una risorsa per lettori di tutte le età.

Per approfondire:
Dallari M., “Quando le parole si stringono alle immagini”. Encyclopaideia : rivista di fenomenologia, pedagogia, formazione , UniBo, 2011, n. 30
M. Dallari “Un congegno meta cognitivo chiamato testo”. - Encyclopaideia : rivista di fenomenologia, pedagogia, formazione, UniBo, 2013 n.32
Dallari M. Testi in testa, parole e immagini per educare conoscenze e competenze narrative, Trento, Erickson, 2012.
M.Dallari e M.Campagnaro, Incanto e racconto nel labirinto delle figure Albi illustrati e relazione educativa, Trento Erickson 2013

@nicla_panciera

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