territori verso la ripresa

Le imprese bresciane chiedono più spinta dagli investimenti pubblici

di Matteo Meneghello


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3' di lettura

La ripresa a Brescia si consolida, e le esportazioni crescono nel secondo trimestre dell’anno dell’8,5% rispetto al trimestre precedente, per un controvalore di 4,1 miliardi di euro. È una corsa, però, «sostenuta esclusivamente da investimento delle imprese»: le difficoltà del mercato interno in molti settori manifatturieri (con l’esclusione della filiera delle macchine utensili) confermano l’assenza di un piano di intervento pubblico da ormai troppo anni. È la denuncia della squadra di presidenza dell’Associazione industriale bresciana, che ieri ha presentato le linee guida del nuovo mandato, avviato nei mesi scorsi con l’insediamento al vertice del nuovo presidente, Giuseppe Pasini. «È necessario che anche il settore pubblico torni a fare la sua parte con interventi a sostegno di un serio piano infrastrutturale - ha ammonito il presidente -, e anche sulla disoccupazione, soprattutto quello giovanile , le misure oggi allo studio da parte del Governo appaiono ancora troppo timide. Visto l’avvicinarsi di appuntamenti elettorali, dal referendum regionale sull’autonomia al voto politico del 2018, vogliamo rivolgere il nostro appello alle forze politiche, affinchè prestino attenzione alle istanze provenienti dal mondo produttivo».

In un contesto di crescita globale, l’Italia e l’economia bresciana mostrano positivi segnali di recupero. Il sistema produttivo locale nel secondo trimestre 2017 ha fatto registrare un incremento congiunturale dell’1,8% e tendenziale del 3,6%, il più alto dal primo trimestre 2016. L’export poi, come detto, si conferma componente centrale del made in Brescia (7,9 miliardi il controvalore nella prima metà dell’anno, nuovo record, cifra superiore addirittura ai 7,6 miliardi del 2008). Sul territorio resta però ancora negativa la dinamica del credito ed è ancora troppo alta la disoccupazione (11,7% nel 2016, dal 6,1% del 2007) rispetto ai principali paesi europei (in Germania è al 4,1%, dall'8,5% del 2007). Preoccupa in particolare la disoccupazione giovanile (15-24 anni), che a Brescia nel 2008, prima della crisi, era vicina agli stessi livelli delle più competitive regioni manifatturiere della Germania, mentre lo scorso anno ha toccato il 32,9% (29,9% in Lombardia, 37,8% in Italia), contro il 6% del Baden-Württemberg e il 4,4% del Bayern.

«Ecco perché chiediamo al Governo un intervento serio di generale taglio del cuneo fiscale per una vera decontribuzione del costo del lavoro - spiega Pasini -. Il cosiddetto Pacchetto giovani prevede il dimezzamento dei contributi per i primi tre anni di contratto stabile per i giovani fino ai 32 anni. La misura, secondo le prime stime del Governo, avrebbe un costo iniziale inferiore a 1 miliardo, per salire a circa 2 miliardi una volta a regime. Il tutto per creare 300mila nuovi posti di lavoro – rimarca il presidente di Aib –. Riteniamo, come ha fatto notare anche il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, che la proposta sia un po’ timida. Servirebbero più coraggio e più risorse».

Secondo Aib la ripresa va sostenuta pure con interventi di politica industriale, a cominciare dalla proroga degli incentivi per Industria 4.0. Inoltre, mentre gli investimenti privati hanno ripreso a tirare, resta in contrazione la dinamica degli investimenti pubblici. «Su questo versante il Paese è fermo, lo Stato deve tornare a investire - ha detto Pasini -. A Brescia ci stiamo battendo da anni per la realizzazione dell’autostrada della Val Trompia, ma l’avvio dei lavori del primo lotto viene continuamente rinviato. Non possiamo poi non citare l’aeroporto di Montichiari che, se ben connesso con i due bacini di Milano e Venezia, potrebbe attrarre operatori per voli intercontinentali. Per questo siamo a favore di una politica della spesa pubblica destinata agli investimenti, purché questi siano più qualificati e produttivi. È necessario sfruttare le aperture mostrate dall’Ue circa lo scorporo degli investimenti dal deficit del Paese».

Ieri i vicepresidenti dell’Associazione Industriale Bresciana hanno tracciato la rotta strategica che seguirà nei prossimi quattro anni. Paola Artioli (Education e Capitale Umano) ha sottolineato la necessità di creare un canale privilegiato con il mondo della ricerca e dell’università, traghettando le imprese verso lo sviluppo tecnologico, e ha citato in quest’ottica l’avvio, a ottobre, di un percorso di formazione post diploma biennale per formare il tecnico superiore per l’automazione e i sistemi meccatronici industriali. Angelo Baronchelli (Sviluppo d’impresa, Innovazione ed Economia) ha posto l’accento su iniziative come InnexHub, servizio dedicato ad aiutare le imprese nel processo di trasformazione. Enrico Frigerio (Energia, Ambiente e Sicurezza) intende orientare le imprese bresciane a uno sviluppo industriale imperniato sulla sostenibilità, incentivando l’uso efficiente dell’energia e in generale delle risorse primarie. Roberto Zini (Lavoro, Relazioni Industriali e Welfare) ha manifestato l’intenzione di supportare le imprese di fronte ai cambiamenti in atto dei contsti di ideazione, progettazione e produzione, proponendo strumemnti come Welfare con noi, servizio creato con l’obiettivo di accompagnare le imprese nella progettazione e nella realizzazione di azioni di welfare aziendale.

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