pagine di sport e leggenda

Le imprese di Coppi raccontate da scrittori e giornalisti

di Maria Luisa Colledani


3' di lettura

Fatica a parte, negli anni 50-60 ciclisti e giornalisti facevano una vita quasi comune: qualcosa di non concepibile ai tempi di Facebook e Twitter, dove dominano parole in libertà, profluvio di immagini e poche notizie di prima mano perché gli atleti sono asserragliati nelle loro prigioni dorate.

Per provare a capire può essere illuminante un fatto: le cronache raccontano che, un giorno, al Giro del 1949, Fausto Coppi prova a insegnare ad andare in bicicletta al poeta e scrittore Alfonso Gatto. “Pedalare forte - è il suggerimento del Campionissimo - e guardare dritto davanti a sé”.

Giornalisti al seguito
Tutto possibile in un ciclismo che viaggiava a pane e salame e in un'epoca in cui si andava a vedere la tv nelle osterie del paese. Le imprese del Giro e del Tour erano, prima di tutto, parole: quelle della radio, che si stava diffondendo, e quelle dei giornali. A fine anni ’40, per avere un'idea dell'importanza dei quotidiani e della passione per il ciclismo, la Gazzetta dello Sport distribuiva nei giorni delle grandi classifiche fino a un milione di copie. Senza l'overdose di immagini di oggi (e poi, ricordiamolo, spesso il troppo significa anche quasi nulla) i giornalisti erano come dei fotografi, accompagnavano i tifosi accanto alla bici di Coppi e Bartali per non perdere neppure uno scatto, una volata, un rivolo di sudore.

Senza immagini la parola è regina immensa e, perdipiù, il ciclismo che rinasce dopo la guerra corre sulle righe di giornalisti che sono scrittori e così le imprese di Coppi quasi si amplificano, si ammantano di un'aura eroica, magica che nessuna immagine mai potrà smitizzare.

Nel 1946, al seguito del Campionissimo che stravince la Milano-Sanremo, c'è Bruno Roghi, il “poeta dello sport”: “Per virtù di Coppi - scrive sulla Gazzetta - la Sanremo cessa di essere una gara di ciclisti per diventare un'idea di forza, di salute, di bellezza”. Le arditezze linguistiche si sprecano e vanno a sanare l'assenza di immagini, d'altra parte quella vittoria, anche alla radio diventa una pagina storica: “Primo classificato Coppi, in attesa del secondo, trasmettiamo musica da ballo”.

Aggettivi e metafore gonfiano le righe. Per Orio Vergani “Coppi è leggero, equilibrato sulla bicicletta come la mano sulla penna veloce; filava in pianura con l'accortezza di una rondine che sfiora la terra per portare un po' di fanghiglia al suo nido”.

Se gli scrittori “fanno” il Giro
Non si deve dimenticare che la parabola di Coppi sui giornali si arricchisce anche della rivalità con Bartali. Memorabili sono le pagine di Dino Buzzati, al seguito del Giro del 1949: per lo scrittore veneto, un passato da ciclista dilettante, Coppi e Bartali sono come Achille ed Ettore. D'altra parte come dargli torto: il paragone che, forse al nostro sentire del XXI secolo può sembrare ridondante, sgorga da 192 chilometri e cinque passi alpini in solitaria. La Cuneo-Pinerolo del 1949 è una delle imprese eroiche di Coppi che il giornalista Mario Ferretti celebra alla radio con una frase da annali: “Un uomo solo è al comando, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome è Fausto Coppi”.

Pagine memorabili per le memorabili imprese di Coppi sono anche uscite dal genio di Gianni Brera, suiveur principe al Tour e al Giro: “Coppi, inarcato sul manubrio, è un congegno superiore, una macchina di carne e ossa che stentiamo a riconoscerci simile”. I giornalisti erano cronisti, cantori, mezzi esperti di anatomia. Tutta una corsa, il pubblico, il cielo e le emozioni erano nelle loro parole. Immense come quelle della scrittrice Anna Maria Ortese, inviata per l'Europeo al Giro del 1955 e anche lei stregata dalle ruote fatate di Coppi: “Come il becco di un rapace sfinito, il suo naso pungeva l'aria, il bianco della polvere. Era forse sfinito, ma volava”.

I giornalisti di quel mondo che si affacciava alla modernità avevano doti magiche: con il dono della parola creavano le corse, facevano volare la fantasia degli sportivi. Poche immagini, sì, ma pagine di cronaca sportiva che accendevano il cuore e portavano sulle strade delle classiche migliaia e migliaia di persone che finalmente, anche solo per un attimo, volevano veder passare la storia fatta bicicletta.

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti