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Le imprese energetiche Ue: necessario il tetto sul gas

Un tema che sta diventando sempre più urgente per cercare di arginare la volatilità e i rischi che qualche operatore prima o poi finisca in default

di Laura Serafini

Intesa Ue per acquisti comuni di gas, arriva Gnl dagli Usa

3' di lettura

Le imprese elettriche europee aprono alla prospettiva di un tetto massimo al prezzo di acquisto di gas sul mercato all’ingrosso europeo. Un tema delicato e controverso, sul quale sono divisi molti paesi europei e le stesse imprese in realtà, ma che man mano che si prolungano la guerra in Ucraina e le sanzioni sta diventando sempre più urgente, per cercare di arginare la volatilità e i rischi che qualche operatore prima o poi finisca in default.

L’orientamento arriva da un documento approvato giovedì 24 marzo da Eurelectric, l’associazione europea che riunisce le associazioni dei paesi membri di imprese che operano nell’energia elettrica e gas (e di cui fanno parte, tra gli altri, i gruppi italiani Eni, Enel e le utility, ma anche la spagnola Iberdola, la tedesca Eon, le francesi Edf e Engie).

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Il punto di approdo era tutt’altro che scontato. Anzi, durante l'assemblea che si teneva a Bruxelles mentre nella capitale belga iniziava a riunirsi il Consiglio europeo per discutere degli stessi temi, i toni sono stati piuttosto accesi e la discussione dura.

Apertura alla sperimentazione di un “tetto”

Ma alla fine è prevalsa la volontà di iniziare a cambiare qualcosa nell’assetto del mercato dell’energia europeo: la mano l’hanno forzata le grandi imprese - spagnole, tedesche, italiane, francesi e greche - per dare un segnale di apertura alla necessità quantomeno di sperimentare un tetto al prezzo dell’acquisto del gas. E questo nonostante che, nell’ambito delle associazioni nazionali, le imprese più piccole degli stessi paesi fossero recalcitranti.

Nel documento vengono proposte tre linee di azione generali, che arrivano a sollecitare anche la riforma del mercato dell’energia. Tra le iniziative di breve termine per proteggere i consumatori si propone di «affrontare alla radice la causa dell’aumento dei prezzi valutando il modo migliore per mettere un tetto al prezzo all’ingrosso del gas a un livello tale che realmente possa proteggere i consumatori».

Quadro normativo Ue per ridurre la domanda

Anche il corollario di una misura del genere viene indicato con chiarezza: serve «adottare misure di emergenza di breve termine per moderare la domanda di gas attraverso i settori a maggiore utilizzo implementando l’efficienza energetica e le misure di risparmio».

Il senso è chiaro: mettere un generico tetto, comunque elevato (si parla di 150 euro a megawattora) al prezzo di acquisto nei contratti a lungo termine, che per la gran parte nella Ue (secondo stime il 90%) sono legati all’indice del prezzo spot (variabile) Ttf di Amsterdam, da solo non basta. Questo infatti potrebbe incentivare il mercato a portarsi sulla soglia.

Serve varare un quadro normativo europeo che metta in atto misure per ridurre in ogni caso la domanda; di pari passo sarebbe necessario costruire un percorso di approvvigionamento alternativo (al Ttf sono ancorati i contratti stipulati con la Russia) sul gas liquefatto (Gnl). La proposta della francese Engie prevede aste periodiche indette dagli Stati: l’allineamento dei prezzi rispetto al cap (se il Gnl supera la soglia) sarebbe garantito con sussidi pubblici.

Rischio sistemico per il mercato del gas

Nonostante nel documento si parli della necessità di proteggere i consumatori, la paura che muove le aziende è un’altra: il rischio sistemico che sta montando sul mercato del gas. Le imprese che stipulano contratti a lungo termine sono obbligate a lasciare in garanzia somme di denaro correlate al valore dei contratti stessi e alla volatilità (è il sistema “margin calls”).

Con i prezzi in aumento e la volatilità sempre maggiori le imprese sono costrette a svenarsi a fronte di una visibilità sul breve e medio periodo sempre minore. Gli operatori di media grandezza cominciano a soffrire; se salta uno di questi la probabilità che si inneschi nel settore un effetto domino è altissima. Come funzionerebbe il price cap effettivamente, comunque, sarebbe da chiarire: probabilmente sarebbe vietato alle imprese europee di fare acquisti di gas oltre il tetto di prezzo. L'iniziativa parte del mondo elettrico forse perché quello che ha maggiore dimestichezza con i price cap. Basti pensare a quello sugli Ets.

L’aspetto curioso è che mentre le imprese raggiungevano la determinazione, nel Consiglio europeo si arrivava ai ferri corti. Fino alla notizia rilanciata venerdì 25 marzo via Twitter che raccontava come il premier polacco Morawiecki abbia accusato il collega olandese Rutte, di opporsi al price cap sui prezzi legati al Ttf per favorire un gruppo di trader olandesi.

DA VOVE ARRIVA L’IMPORT DI GAS
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