LEADERS SUMMIT 2020

Le imprese Global Compact Onu: più giustizia sociale e ambiente per ripartire

Al Leaders summit che festeggia i 20 anni del programma delle Nazioni Unite anche Angela Merkel, Al Gore e il Segretario generale António Guterres. Oltre 10mila le aziende associate

di Laura La Posta

Il Global Compact Onu festeggia 20 anni

Al Leaders summit che festeggia i 20 anni del programma delle Nazioni Unite anche Angela Merkel, Al Gore e il Segretario generale António Guterres. Oltre 10mila le aziende associate


5' di lettura

«Chiediamo ai business leader di diventare attivisti sociali, per innescare una trasformazione sincera delle loro imprese e nella vita quotidiana: bisogna avere il coraggio di “essere” il cambiamento di cui il pianeta ha bisogno». La sostenibilità sociale, la terza gamba dello sviluppo sostenibile (con quella ambientale ed economica), conquista la scena del Leaders summit del programma delle Nazioni Unite Global Compact , forte di oltre 10mila imprese aderenti. Imprese che si sono impegnate a realizzare i principi del business etico e sostenibile, con rendicontazioni costanti.
Il messaggio di benvenuto della Ceo Lise Kingo ai partecipanti dell’ incontro annuale (organizzato in digitale il 15 e il 16 giugno) è stato fortemente influenzato non solo dalla pandemia da Covid-19 ma anche dalle affollate manifestazioni di piazza in tutto il mondo per chiedere giustizia sociale, sotto la bandiera Black lives matter. Proteste innescate, com’è noto, dalla brutale uccisione di George Floyd a Minneapolis.

La sostenibilità sociale conquista la scena

«Il razzismo persiste e crea enormi danni: tutti devono agire per sradicarlo», ha ammonito Kingo nel suo messaggio. Al di là degli aspetti etici della lotta alle disuguaglianze, preoccupa il peggioramento del quadro economico, in particolare per le fasce più deboli.
«La pandemia da Covid-19 ha creato danni enormi soprattutto alle persone più fragili: 49 milioni di persone sono ripiombate nella povertà estrema, azzerando 20 anni di progressi - spiega Kingo citando dati Onu -. Inoltre 800 milioni di lavoratori dell’economia “informale” (nei lavori di cura, nell’agricoltura di sussistenza, in ambito minerario, ndr) sono in estremo pericolo di non avere più risorse per vivere (a causa della crisi economica conseguente alla pandemia, ndr)».

Due dati completano il quadro a tinte fosche: 4 miliardi di persone non sono coperte da una rete sociale di sicurezza (previdenza e altre misure di welfare) e non hanno accesso a servizi sanitari essenziali.
In queste condizioni, il Pil stenterà a crescere come prima e il sistema capitalistico rischia di essere travolto dal malcontento sociale, avverte la leader del Global Compact Onu.

Tanto più che l’Edelman Trust Barometer del gennaio scorso ha evidenziato che per metà della popolazione globale «il capitalismo attuale non funziona e che la pandemia (che ha fatto più vittime fra le minoranze discriminate e nei quartieri più popolari delle città, ndr) ha esacerbato il sentimento di ingiustizia sociale; addirittura due terzi del campione ritiene che avrà meno risorse dopo la pandemia e che soffrirà di più, ingiustamente e sproporzionatamente» .
Ecco perché gli imprenditori e i manager devono diventare attivisti sociali: «non solo per il bene della società, ma anche per dare un futuro al loro business», ammonisce Kingo.

La cura: raggiungere i 17 Obiettivi Onu

Che fare dunque, per tamponare una situazione così grave? «Bisogna mettere in atto misure straordinarie e rapide per centrare i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile Onu (Sdg, Sustainable development goals) sottoscritti da 193 Paesi e per realizzare nel concreto l’Accordo di Parigi sul clima, tenendo come faro i 10 Principi del Global compact su come fare business in modo etico: i piccoli passi avanti incrementali non bastano più», avverte la Ceo uscente del Global Compact, che sta per passare il testimone alla kenyota Sanda Ojiambo. Per realizzare questi ambiziosi obiettivi (che vanno dall’azzeramento della povertà al rallentamento del cambiamento climatico in atto), le imprese giocano un ruolo di primo piano. E le 10mila aderenti al Global Compact Onu sono in prima fila come pioniere e leader del cambiamento, essendosi impegnate a rispettare i 10 Principi e a rendicontarne l’applicazione, pena la cancellazione dal programma Onu.

Il Global compact sostiene anche la campagna “Business Ambition for 1.5°C — Our Only Future”, che ha annunciato al termine della conferenza sul clima Cop25, nel dicembre 2019, di aver raggiunto massa critica consistente: 177 società di 36 Paesi, forti di 5,8 milioni di lavoratori e di una capitalizzazione di mercato di 2.800 miliardi di dollari, si sono impegnate a fissare ambiziosi target di riduzione delle emissioni per allinearsi all’unico obiettivo in grado di garantire un futuro al pianeta. Vale a dire l’aumento di soli 1,5° di temperatura rispetto all’era pre-industriale.

Con queste sfide ambiziose davanti, il Leaders summit 2020 del Global Compact Onu assume un significato speciale. Per evidenziarne l’importanza, nell’anno del 20esimo anniversario dell’associazione, parteciperanno, in live streaming, i rappresentanti delle 10mila aziende (in teoria) più sostenibili al mondo e tre figure di primo piano sulla scena mondiale: la Cancelliera tedesca Angela Merkel, il Segretario generale dell’Onu António Guterres e il premio Nobel ed ex vicepresidente Usa Al Gore. Oltre a loro, interverranno diversi capi di Stato (Botswana, Colombia, Costa Rica, Etiopia), Ceo di multinazionali, capi delle agenzie Onu.

In primo piano, oltre alla sostenibilità sociale, ci sarà naturalmente la sostenibilità ambientale, perché il climate change resta un’emergenza planetaria anche in epoca pandemica. Da qui l’appello della comunità business ai Governi per un impiego green e sostenibile degli ingenti fondi dei Recovery plan lanciati in diverse aree geografiche (fra tutti, gli Usa con il Cares Act da 2.200 miliardi di dollari e l’Unione europea con il piano Next Generation EU da 750 miliardi di euro). Sarebbe un’occasione persa se questi bazooka finanziari non fosse impiegati anche e soprattutto per f inanziare la transizione verso business più sostenibili: in primis, riqualificazione edilizia e opere pubbliche a basso impatto ambientale ed elevata efficienza energetica, riqualificazione di periferie e aree dismesse, industria 4.0 a bassi consumi, produzione di energia da fonti rinnovabili, riciclo ed energia circolare all’insegna dell’azzeramento degli sprechi. 

I partecipanti italiani al Leaders Summit 2020

Alcune grandi società e organizzazioni italiane avranno un ruolo di primo piano al Leaders Summit 2020. Ad esempio, nel programma ufficiale spiccano come relatori Alberto De Paoli, direttore finanziario del Gruppo Enel, Filippo Bettini, head of sustainability and risk governance Pirelli, Alessandra Pasini, Cfo e chief international assets officer di Snam, Giorgio Bodei, direttore produzione e planning di Pomellato, Manuela Kron, direttore corporate affairs & marketing consumer communication del Gruppo Nestlé in Italia.

In rappresentanza del Governo è segnata come relatrice Marina Sereni, sottosegretario agli Esteri , mentre per il terzo settore spiccano Marco Frey, chairman del Global Compact network Italia e docente universitario ed Enrico Giovannini, portavoce dell’Asvis. Di rilievo l’intervento di Gaetano Cavalieri, presidente del Cibjo, la Confederazione mondiale della filiera dei preziosi (che rappresenta sette milioni di aziende al Comitato economico e sociale delle Nazioni Unite, Ecosoc, e al Global Compact). «In momenti difficili come questi - ha dichiarato -, ancora sotto l’effetto dei tragici danni alla salute e all’economia della pandemia da Covid-19 (che ha colpito soprattutto le fasce povere e marginalizzate della società), emergono i valori davvero importanti, che il Global Compact rappresenta e difende; al suo interno, l’industria della gioielleria è fortemente impegnata a rispettare i 10 Principi universali di sostenibilità e a centrare i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile».

Un richiamo valoriale che risuonerà anche all’High level political forum 2020 in ambito Ecosoc, dal 7 al 16 luglio, per fare il punto sull’applicazione concreta dell’Agenda 2030 Onu per lo sviluppo sostenibile e dei suoi 17 Obiettivi. E c’è da scommettere che anche in quella sede, dove la discussione della business community verterà attorno ai criteri Esg (acronimo di Environment, Social, Governance), la S di “social”, finora trascurata dai leader politici e aziendali, avrà un ruolo centrale. Non può essere diversamente, dopo la disastrosa pandemia da Covid-19 e le proteste sociali planetarie contro le forti disuguaglianze che minano la stabilità del pianeta al pari dei cambiamenti climatici.

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