La sfida

Le imprese: la ripresa è a rischio Ora soluzioni di lungo periodo

In Lombardia la spesa energetica dell'industria raggiungerà gli 8,3 miliardi, contro i 2 del 2019 Nel Bresciano le richieste di ammortizzatori sociali in gennaio riguardano il 10% della forza lavoro

di Giovanna Mancini

Produzione. Molte aziende hanno scelto di produrre nei momenti della giornata in cui l'energia costa meno: di notte o nel week end. Tra le istanze portate avanti quella di poter mantenere per sé l'energia prodotta da fonti rinnovabili

3' di lettura

«È una situazione mai vista: nel nostro territorio ci sono aziende che lavorano solo di notte e nei periodi in cui l’energia costa meno, o addirittura che chiudono o mettono i dipendenti in cassa integrazione. E questo in un momento in cui siamo tutti strapieni di lavoro». Lorenzo Riva, presidente di Confindustria Lecco e Sondrio, non si dà pace: i rincari della bolletta energetica annunciati nelle ultime settimane sono ora una realtà, nero su bianco, che entra nei conti delle aziende e lascia «sgomenti» gli imprenditori. Anche perché le previsioni per i prossimi mesi non lasciano prevedere una normalizzazione.

Il problema, che riguarda tutto il Paese, in una regione ad alto tasso industriale come la Lombardia emerge in modo drammatico. «Il Centro studi di Confindustria stima che la spesa energetica per le imprese salirà nel corso del 2022 a 37 miliardi di euro, contro i 21 miliardi del 2021 e gli 8 del 2019 – spiega il presidente di Assolombarda, Alessandro Spada –. In Lombardia passeremo dai 2 miliardi circa del 2019 agli 8,3 previsti quest’anno». Quindi, la sola Lombardia pagherà nel 2022 la stessa cifra che l’industria nazionale nel suo complesso spendeva prima della pandemia. «La situazione è allarmante: le aziende sono strozzate dai prezzi al punto che si paventa il rischio di un arresto delle attività produttive in particolare per i settori più energivori, come siderurgia, ceramiche, cartiere, vetrerie, chimica», aggiunge Spada. Che cita i numeri dell’emergenza: l’indice globale del gas naturale a dicembre scorso è aumentato del 383% rispetto al gennaio 2020, mentre il prezzo dell’energia elettrica è cresciuto del 280% nel corso del 2021.

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Le difficoltà delle imprese sono fotografate in una ricerca che Confindustria Brescia ha condotto tra i suoi associati lo scorso dicembre: le spese delle aziende per la fornitura di gas ed energia elettrica sono aumentati in due anni del 231% e del 166%. Gli effetti non hanno tardato a farsi sentire. «Fino alla fine del 2021, molte aziende non si erano rese conto nel concreto degli aumenti, perché erano ancora in essere contratti pluriennali con prezzi fissi – spiega il presidente di Confindustria Brescia, Franco Gussalli Beretta –. Da gennaio questi contratti sono scaduti e la situazione è peggiorata: alcuni imprenditori hanno dovuto prolungare la chiusura natalizia e se per tutto il 2021 avevamo registrato un aumento nella ricerca di personale, con il nuovo anno c’è stata un’inversione di tendenza. Sono aumentate le richieste di cassa integrazione, che oggi raggiungono il 10% della forza lavoro del territorio».

Molte aziende, che finora erano riuscite in qualche modo ad assorbire gli aumenti o trasferirli sul mercato, non riescono più a stare al passo e preferiscono fermare temporaneamente o ridurre la produzione.

«L’impatto è fortissimo sull’industria del nostro territorio, fatta in larga maggioranza di aziende trasformatici», osserva Alessandro Spada. Basti pensare che il consumo elettrico totale della Lombardia è di 65 miliardi di KWh l’anno, di cui 40 sono assorbiti da industria e servizi innovativi (fonte Assolombarda su dati Terna).

Le misure di defiscalizzazione adottate dal governo, giudicate insufficienti da molti imprenditori, possono servire a tamponare nell’immediato gli effetti della crisi energetica, ma servono interventi di lungo periodo. «Occorre portare da 4 a 8 miliardi di metri cubi l’anno la capacità di estrazione dei giacimenti nazionali di gas naturale – dice Spada – destinandola al mercato interno a prezzi calmierati, verso imprese che possono trarne più beneficio». I tempi non sono immediati (18-24 mesi) ma nel frattempo si potrebbero fare accordi con i fornitori di energia per scontare subito in bolletta i benefici attesi sul medio-lungo periodo, suggerisce Gussalli Beretta. Contestualmente, occorre spingere sulle rinnovabili, compreso il nucleare di quarta generazione, propone Lorenzo Riva.

Le associazioni intanto hanno avviato alcune iniziative per sostenere le imprese in difficoltà. Come il servizio Energy Target del Consorzio Energia Lombardia Nord di Confindustria Lecco e Sondrio, dedicato alle imprese che hanno un contratto per le forniture energetiche a prezzo variabile e vogliono passare a quello fisso. Un servizio di monitoraggio che informa le aziende quando il mercato raggiunge prezzi interessanti, per valutare il passaggio al prezzo fisso.

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