criminalità

Le imprese sequestrate alla mafia valgono 21,7 miliardi

di Andrea Marini

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(ANSA)


3' di lettura

Le imprese sequestrate alle organizzazioni criminali nei registri delle Camere di Commercio sono 17.838, con un totale di quasi 250mila addetti e un valore di 21,7 miliardi. Le cifre, presenti nella banca dati di InfoCamere, sono stati illustrati oggi dal direttore generale, Paolo Ghezzi, al convegno «Beni sequestrati alle organizzazioni criminali: quanti sono, dove sono», organizzato da EY. Un a fotografia che fa il paio con l’incremento esponenziale generale, nel biennio 2015-2016, delle attività di sequestro: ben 2.829 i beni immobili confiscati e destinati dall’Agenzia nazionale (in pratica lo stesso valore ottenuto in tutto il periodo 2009-2014) e 280 le aziende confiscate e destinate dall’Agenzia.

Dal Sud il fenomeno si espande al Nord
Le aziende attive sono 10.329, ossia il 57,9%, mentre il 13,7% hanno ormai dismesso ogni attività e oltre il 28% si avviano al fallimento. Le oltre 10mila aziende ancora attive danno lavoro a 200mila persone e hanno un valore di 21 miliardi. Per quanto riguarda la distribuzione geografica, La Campania ha il 18% delle imprese sequestrate attive, circa 3mila, altrettante si trovano nel Lazio; 2.600 sono in Sicilia e 2.500 in Lombardia. Il 57,9% delle imprese sequestrate è in attività, il 28,2% è con procedure concorsuali (cioè verso il dissesto economico), il 13,7% è inattivo e lo 0,2% è sospeso. Quasi tre su quattro sono società di capitali, il 12,3% società di persone e il 10,8% imprese individuali.

I settori: non solo costruzioni e commercio
Se si guarda ai settori, le imprese sequestrate per il 19,2% appartengono al commercio, mentre per il 15,3% alle costruzioni. Ma ormai la pervasività del fenomeno malavitoso ha intaccato anche altri comparti: il 9,7% riguarda le attività immobiliari, il 9,3% le attività manifatturiere. Comparti, questi ultimi, che hanno superato i tradizionali servizi di alloggio e ristorazione (7,1%). Secondo Sauro Mocetti, della divisione economia e diritto di Banca d’Italia, a livello nazionale il valore economico dei traffici criminali si attesta sull’1% del Pil. Su regioni come Basilicata e Puglia la presenza mafiosa si stima abbia comportato una caduta del pil pro-capite del 15%: le infiltrazioni mafiose scoraggiano gli investimenti privati e hanno effetto distorsivo sulla concorrenza e sugli investimenti pubblici.

Morcone: più rapidità nell’assegnazione dei beni
«Rendere più facile la strada dell’assegnazione dei beni, anche immobili» e «non arrivare alla confisca definitiva quando le attività produttive sono ormai moribonde»: questo l'obiettivo, ha spiegato il capo di Gabinetto del Viminale, il prefetto Mario Morcone, del disegno di legge sul riutilizzo dei beni confiscati alle mafie sul quale «il ministero e il ministro Minniti sono molto impegnati, in discussione al Senato. Governo e parlamento sostengano con forza e coraggio politico l’attività dell’Agenzia per i beni confiscati. Anche il patrimonio immobiliare va assegnato velocemente, attraverso la vendita. Un passo avanti importanti sarebbe l'assegnazione diretta dei beni immobili da parte dell'Agenzia».

I l nodo dei dipendenti delle aziende confiscate
Per quanto riguarda le attività produttive, «attenzione particolare al tema della forza lavoro: dobbiamo riuscire a trovare percorsi che consentano di dimostrare che l'azienda può continuare a vivere in un regime di legalità», ha detto Morcone. «Il sequestro dei beni - ha aggiunto - non ha solo funzione in chiave di sicurezza ma anche sociale ed economica. Si tratta anche di dare un valore simbolico all’attività di contrasto alle mafie, perché si incrina l’immagine delle famiglie criminali. Quindi l'efficacia delle misure patrimoniali è più grande e profonda delle stesse misure personali. Perché la storia dimostra la capacità di condizionamento anche di chi è detenuto».

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