INDUSTRIA

«Le infrastrutture possono rilanciare tutta la siderurgia»

di Matteo Meneghello

(Ansa)

4' di lettura

La siderurgia italiana ha un futuro, a patto che si rimuova la cultura anti-impresa ancora diffusa in larghi strati del paese e si ragioni di politica industriale. Ne è convinto Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, che ieri ha messo in fila, nell’assemblea annuale dei produttori siderurgici italiani riuniti a Milano, i nodi e le questioni che ancora impediscono al comparto, fondamentale per l’efficienza di tutto il manifatturiero italiano, di dispiegare tutte le sue potenzialità.

Il settore vive una fase di timido recupero (nei primi sette mesi dell’anno l’output è stato di 14,5 milioni, +1.8% sullo stesso periodo dell’anno precedente) in linea con la ripresa dell’economia italiana, ma ha bisogno (in particolare per i prodotti lunghi, destinati all’edilizia) di una politica economica finalizzata alla crescita, in particolare quella interna. Tra i settori utilizzatori, a luglio, sono cresciuti soprattutto meccanica (+8%) e automotive (+7,2%), segmenti che hanno trainato le produzioni ad alto valore aggiunto e specializzazione. Restano al palo i prodotti destinati all’edilizia e alle costruzioni. «Un grande paese industriale – ha detto Gozzi – non può vivere solo di export: c’è un grave ritardo nella realizzazione di infrastrutture.

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L’interpretazione tedesca del fiscal compact ha impedito il dispiegarsi di di una forte politica di investimenti: siamo sostenitori dell’idea di alcuni, che propongono o lo scorporo degli investimenti dai criteri di computo del deficit o il lancio di un piano di eurobond finalizzato al finanziamento delle grandi opere infrastrutturali continentali. Ci batteremo - ha concluso - affinchè a Bruxelles si facciano valere i nostri punti di vista e perchè, almeno con riferimento agli investimenti in infrastrutture, l’impostazione europea cambi e consenta a tutti i paesi dell’Unione di modernizzarsi e di crescere, abbandonando un’austerità senz’anima e senza solidarietà». Un concetto ribadito dal presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, intervenuto all’assemblea: «si deve aprire una stagione di riforme europee, non basta solo l’euro: l’Unione non deve essere la sommatoria di interessi nazionali, ma una visione comune».

Una spinta agli investimenti in infrastrutture è vitale per un settore come quello del tondo per cemento armato, che proprio in queste settimane sta vivendo un contenzioso con l’Autorità antitrust, che ha sanzionato le imprese del settore, accusandole di avere costituito un cartello. Per Gozzi «il reale funzionamento del mercato, è stato ignorato o non compreso» nella decisione dell’Authority. «Tutti quelli che si occupano di tondo - ha aggiunto - sanno bene che si tratta di un mercato competitivo, nel quale non solo si registra la continua asta al rialzo per l’acquisto della materia prima rottame, ma anche la furibonda competizione tra i produttori a valle per la vendita del prodotto finito». Quello dell’Authority è un «teorema cervellotico, privo di qualunque riscontro effettuale, contro il quale - ha concluso il presidente - le imprese si difenderanno davanti al giudice amministrativo».

Incoraggiare la competitività significa anche avere regole per un commercio internazionale non asimmetrico e giusto. Nel mondo dell’acciaio l’ultimo anno ha mostrato «nuovi e preoccupanti elementi» in questo contesto, quali il rischio di chiusura delle frontiere da parte degli Usa (invocando ragioni di sicurezza nazionale) e l’inasprirsi del dibattito sul Mes China, nel corso del quale «si è abbandonata un’impostazione semplice e chiara varando un nuovo e fumoso sistema. Temiamo fortemente l’inefficacia del provvedimento, segnato da errori e manchevolezze». Sul piano del commercio internazionale, il presidente di Federacciai ha ricordato la questione dell’Algeria (fino all’anno scorso grande importatore di tondo italiano, ora ha quasi dimezzato i flussi introducendo licenze) e dell’asimmetria di controlli tra Ue e Turchia. Gozzi ha sottolineato i rischi rappresentati dal difficile equilibrio dei fattori produttivi come rottame, elettrodi e refrattari, spesso legate a logiche di mercato globali; per sostenere l’approvvigionamento energetico, Federacciai ha concluso l’accordo per un finanziamento di oltre 461 milioni (sorretto da 160 milioni di equity) per costruire un interconnector fisico tra l’Italia e la Francia.

«Il compito di Confindustria è essere ponte tra gli interessi del paese e quelli delle imprese - ha ribadito il presidente Boccia - contrastando la cultuira anti-industriale: chi è contro l’industria è contro l’Italia». Boccia ha detto di condividere il giudizio di Federacciai sul Mes China: «È un modo per difendere il mercato europeo nel medio-lungo termine - ha detto -: non possiamo accettare che la visione di singoli paesi danneggi il sistema, portando alla paralisi pezzi dell’industria italiana, e anche tedesca della siderurgia. Non c’è una visione italiana antitetica a quella di altri, la nostra è una posizione europea. Le vie della seta siano bidirezionali: si parli di distribuzione, ma anche di produzione».

Durante l’assemblea è intervenuto anche il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, sottolineando l’importanza di politiche industriali a difesa delle imprese, accanto alla necessità di investire in formazione e innovazione: a questo proposito ha citato le scelte della Arvedi di Cremona, che ha sfruttato i finanziamenti del piano Juncker per rinnovare i propri impianti.

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