sono 73 le procedure aperte

Le infrazioni europee? Sono costate 547 milioni dal 2012 a oggi, circa 78 milioni l’anno

di Nicoletta Cottone

Le bandiere dell’Italia e dell’Europa (Fotogramma)

5' di lettura

Le infrazioni europee? Sono costate all’Italia 547 milioni di euro dal 2012 ad oggi. La violazione del diritto Ue è costata circa 78 milioni di euro all'anno, oltre 213mila euro al giorno. E il 2018 è stato l'anno più dispendioso per il Belpaese, con 148,73 milioni di euro di penalità, 31 milioni in più rispetto al 2017. Lo segnala un Focus di OpenPolis dedicato alle infrazioni europee. Sono 5 le infrazioni che hanno causato questo esborso.

Gli aiuti 2007 all’occupazione: 76 milioni
In testa gli aiuti concessi per interventi a favore dell'occupazione che risale al 2007: il 17 novembre 2011 la condanna della Corte di giustizia e il pagamento di sanzioni pecuniarie per il mancato recupero integrale degli aiuti contestati. Alla prima rata del 2012 di 30 milioni di euro, ne sono seguite altre nel 2013 e nel 2018, che hanno portato il costo totale della procedura per il nostro paese a oltre 76 milioni di euro.

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La più costosa: 204 milioni per le discariche abusive
La seconda sentenza contro l'Italia è del 2014 ed è stata la più costosa. Riguarda le 200 discariche abusive in Italia ed è una procedura aperta il 9 luglio del 2003: dal 2015 l'Italia ha iniziato a pagare in media circa 50 milioni all'anno, per un totale di 204 milioni. Nonostante la nomina di un commissario straordinario per la bonifica delle discariche abusive a 4 anni dalla condanna sono ancora 55 i siti da regolarizzare.

Le ecoballe: procedura da 150 milioni
Sentenza della Corte di giustizia europea del 16 luglio 2015 per le ecoballe in Campania, costata allo Stato italiano oltre 150 milioni. Nel 2018, con una rata di 43,8 milioni, è la procedura che ha causato il maggior esborso. E sono inoltre necessari stanziamenti di ingenti risorse per l'implementazione dei tre settori di impianti di smaltimenti dei rifiuti rappresentati dalle discariche, dai termovalorizzatori e dagli impianti di recupero dei rifiuti organici.

Aiuti a Venezia e Chioggia: un conto da 90 milioni
Sempre nel 2015 sentenza della Corte di giustizia Ue per il mancato recupero degli aiuti concessi a favore delle imprese nel territorio di Venezia e Chioggia con le leggi 30/1997 e 205/1995. Il contenzioso risale al 2012 e la vicenda è costata al paese €90 milioni. A settembre 2016 L’Italia ha stimato che gli aiuti ancora da recuperare fossero 14,63 milioni di euro in conto capitale.

Ultima condanna nel maggio 2018 per le acque reflue
Ultima condanna contro l'Italia nel maggio dello scorso anno, per una procedura avviata nel 2004 sul trattamento delle acque reflue. L’Italia è stata condannata a una prima pena di 25 milioni di euro.

Conte ha ereditato 59 procedure, ora ce ne sono 73
E con il governo Conte sono tornate a crescere le procedure d'infrazione contro l'Italia. Appena arrivato a palazzo Chigi il premier Conte ha ereditato 59 procedure dagli esecutivi precedenti. Ma i numeri sono tornati a salire, giungendo ai 73 casi di fine febbraio. Con le dimissioni di Savona la delega per le politiche europee è passata ad interim al primo ministro Giuseppe Conte, elemento certamente non positivo. Vista l'importanza della materia, e il peso che ha sulle casse dello stato, sarebbe importante designare a breve un nuovo ministro per le politiche europee. Nel 2017 sono state 533 le denunce nei confronti dell’Italia, ma solo in 4 casi si è arrivati all'apertura di Eu Pilot, il sistema che anticipa l’avvio di una procedura d'infrazione. Tre quarti vengono risolti prima di avviare la procedura d’infrazione: dei 512 Eu Pilot del 2017, 393 sono stati chiusi dalla commissione.Il tasso di risoluzione, al 77% nel 2017, dal 2013 non erà mai stato così alto. Il tasso di risoluzione dell'Italia nel 2017 è stato dell’89%, molto superiore alla media europea.

Nel 2017 l'Italia è̀ stato il paese verso cui sono state depositate più denunce, ben 533, circa il 14% del totale. Subito dopo Spagna (437) e Francia (383)

Le nuove infrazioni
Le nuove infrazioni aperte all’anno nei confronti dell'Italia sono stati in media più̀ di 40 tra il 2013 e il 2015, mentre tra il 2016 e il 2017 si è scesi a 15. Nel 2013 l'8,10% delle nuove infrazioni aperte della commissione riguardavano l'Italia, percentuale scesa al 4,18% nel 2015, e che nel 2017 si è attestata all'1,68%. Nel dettaglio alla fine di ogni anno sono risultate aperte 104 procedurea fine 2014, 89 a fine 2015 e 62 a fine 2017. Il numero di infrazioni pendenti per tarda implementazione sono state 24 nel 2013 e 9 nel 2017. Nel 2018 sono aumentate le infrazioni verso l’Italia: 73 infrazioni, il numero più alto da 2 anni a questa parte.

LE INFRAZIONI PER MACROAREA

Dati in percentuale. Fonte: elaborazione Agi-openpolis su dati Commissione europea

LE INFRAZIONI PER MACROAREA

I numeri governo per governo
Enrico Letta come premier ha visto aumentare le procedure durante il suo governo: dalle 98 dell'insediamento alle 119 di fine febbraio 2014. Con il governo Renzi i numeri sono scesi arrivando a dicembre del 2016 a quota 70. Gentiloni premie ha continuato il lavoro di contenimento dei numeri, portando il totale a inizio giugno 2018, insediamento del governo Conte, a quota 59. La squadra di governo giallo-verde aveva ereditato il numero più̀ basso di infrazioni pendenti. Attualmente le nuove infrazioni avviate durante il governo Conte sono aumentate, arrivando alle attuali 73 procedure open. Trentasette (il 50,68%) sono all'inizio dell'iter, 16 (il 21,92%) sono al secondo passaggio, il parere motivato da parte della commissione, mentre per altre 11 (15,07%) la commissione europea ha già̀ fatto ricorso alla corte europea di giustizia. Per circa l'87% la commissione non ha ancora chiesto l'imposizione di sanzioni economiche, per 9 sì.

Attualmente sono 73 le procedure d’infrazione aperte dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia

In testa l’ambiente
L'ambito principale delle infrazioni è l'ambiente, al centro del 26% delle infrazioni (19 casi su 73), seguito da mercato interno (16,44% - 12 casi), tassazione e dogane (13,70% - 10 casi). Colpisce il fatto che il 10% delle infrazioni a carico dell'Italia sono aperte da oltre 10 anni. In un terzo dei casi l'invio risale a oltre 5 anni fa. Un terzo, esattamente il 32,39% delle infrazioni, sono state avviate nell'ultimo anno.

Le due procedure aperte da più giorni riguardano l’ambiente. La prima, aperta da 5.713, è per violazioni agli obblighi previsti dalla direttiva 75/442/Cee sui rifiuti. La seconda - aperta da 5.349 giorni - riguarda il trattamento acque reflue urbane. Da 5.336 giorni è aperta la procedura che riguarda l’accordo bilaterale con gli Stati Uniti in materia di servizi aerei (Open Sky).

Procedure d'infrazione aperte da più tempo
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Quando viene avviata una procedura d’infrazione
Una procedura d'infrazione può essere avviata per tre diversi motivi. Il primo è per mancata comunicazione: quando lo Stato membro non comunica in tempo alla commissione le misure scelte per implementare la direttiva. Il secon do caso è la mancata applicazione: quando la Commissione europea valuta la legislazione dello Stato membro non in linea con le indicazioni della legislazione europea. Il terzo caso è l’errata applicazione: quando la legge europea non viene applicata, o è applicata non correttamentedallo Stato membro.

Nel 2017 delle 3.785 denunce, 2.312 sono state archiviate in quanto non consistevano in violazioni del diritto comunitario, e solo 39, l'1%, hanno portato all'apertura di indagini da parte della commissione

Le tre vie per l’apertura di una procedura
L’apertura di una procedura di infrazione prende il via in più modi: oltre alle indagini interne della commissione, cittadini, aziende e organizzazioni non governative possono denunciare. Lo fanno inoltrando un reclamo sul non rispetto del diritto europeo da parte di una nazione. Sono due gliarticoli del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea che normano il processo d’infrazione: il 258 e il 260.

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