in pellegrinaggio al santuario

Le istituzioni a Polsi contro la ‘ndrangheta

di Donata Marrazzo

Il Santuario della Madonna dei Polsi

3' di lettura

Una strada facilmente percorribile (attualmente è sterrata e impervia per una decina di chilometri), la videosorveglianza, il potenziamento dei ripetitori per le linee telefoniche, il collegamento a Internet. La ‘ndrangheta in Calabria si combatte anche così, rendendo accessibili e sicuri i luoghi in cui si radunano i clan: a San Luca, in provincia di Reggio Calabria, Aspromonte pieno, dal santuario della Madonna dei Polsi si alza la voce del cambiamento.

Le istituzioni a Polsi contro la ‘ndrangheta
Che a luglio è stata quella del ministro dell’Interno Marco Minniti, di origini calabresi: «La partita contro la mafia si vince non solo con la prevenzione e la repressione, ma anche combattendo contro l’uso distorto dei simboli religiosi. La ‘ndrangheta viola la fede e cancella l’onore ed è, inoltre, il nemico mortale di una società che si definisce libera». La prima volta di un ministro a Polsi.  Sabato scorso, in occasione del pellegrinaggio della Vergine della Montagna, davanti a migliaia di persone, il presidente della Regione Mario Oliverio ha ribadito con forza il concetto.  «Questo luogo non è più il simbolo della ‘ndrangheta ma di una terra che si riscatta. E con essa tutta la Calabria».

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Un tavolo tecnico per la sicurezza e l’accessibilità
Da più di un mese, i tecnici della Regione, insieme al commissario del comune di San Luca Salvo Gullì e al vescovo della diocesi Locri-Gerace Mons. Francesco Oliva, stanno studiando un progetto per migliorare l’accesso al santuario che è fra i più noti centri mariani del meridione. Inizialmente adegueranno la strada già esistente, ma si prevede entro ottobre di definire una nuova viabilità per raggiungere il Santuario e la realizzazione di aree per il parcheggio. Oltre a interventi per la copertura della rete mobile per cellulari e Internet.

Videosorveglianza e registrazione dei pellegrini
Negli anni, il percorso impervio, all’interno dell’Aspromonte, ha isolato sempre più la zona consegnandola ai clan, fortemente devoti a Maria. «Pesa ancora oggi il lungo ritardo della chiesa nel denunciare e prendere le distanze di fronte alla gravità del fenomeno mafioso – ha dichiarato con estremo coraggio Mons. Oliva – Dobbiamo liberare il santuario di Polsi». È anche una questione di democrazia: «Abbiamo scelto la via del dialogo con le istituzioni civili per perseguire questo obiettivo – aggiunge il vescovo -  Qui si viene per chiedere e ricevere il perdono». Ogni anno un milione di fedeli. In questa direzione il nuovo rettore antimafia del santuario don Tonino Saraco, impegnato in un percorso di legalità e trasparenza: ha già fatto istallare un impianto di video sorveglianza e richiesto la registrazione dei pellegrini che arrivano al Santuario. 

Santini della Madonna davanti la casa di un boss
Un atteggiamento che risponde anche alla visione del prefetto di Reggio Calabria Michele Di Bari: «La Madonna della Montagna è il simbolo della Calabria e dei calabresi nel mondo. E la Chiesa locale ora è impegnata con notevoli sforzi a evitare che la ‘ndrangheta sia accostata al Santuario. Così pure lo Stato che con le sue articolazioni territoriali ha conseguito importanti risultati sul contrasto della criminalità organizzata».

Sul posto, dopo gli interventi dei rappresentanti delle istituzioni, in migliaia hanno applaudito. Anche se ieri le affissioni dei santini della Madonna di Polsi a Siderno, davanti all’abitazione della madre di un boss, sono apparse l’ennesima provocazione. «Un gesto blasfemo che esige ogni urgente sforzo. Lo Stato anche in questo caso non mancherà di dare una risposta incisiva per l’affermazione della legalità», ha commentato  il prefetto. Avviate le indagini.

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