elettrodomestici

Le lavatrici rétro all’italiana superano quelle hi-tech

It wash è l'ultimo presidio italiano del bianco dopo la cessione di Candy. Migliaia di clienti chiedono ancora «le manopole», non sistemi super digitali

di Matteo Meneghello

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It wash è l'ultimo presidio italiano del bianco dopo la cessione di Candy. Migliaia di clienti chiedono ancora «le manopole», non sistemi super digitali


3' di lettura

All’ultima Ifa di Berlino, la più importante fiera europea per gli elettrodomestici, tutte le principali multinazionali del settore hanno fatto a gara per mostrare i muscoli della connettività, dell’Iot e della realtà aumentata. Di segno opposto la scelta di It wash.

Una ventata di semplicità da parte di una realtà industriale che è rimasta di fatto l’ultimo presidio italiano del bianco dopo la cessione di Candy ai cinesi di Haier . E che della semplicità sta facendo la sua bandiera, con la consapevolezza che in Italia e in altri mercati del mondo, ci sono migliaia di clienti che chiedono ancora «le manopole», con buona pace dei sistemi a comando vocale.

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Sono numerosi, nel mercato comunitario e non, i clienti di It wash che vogliono un prodotto pratico e «no frills».

Lavatrici “ibride” made in Italy ad Acerra
Per questo motivo il gruppo napoletano, con uno stabilimento ad Acerra in cui lavorano circa 250 persone (proprio a pochi chilometri dello stabilimento di Napoli per lavatrici d’alta gamma che Whirlpool ha dichiarato di volere chiudere), punta con convinzione su lavatrici se non interamente meccaniche almeno ibride, all'interno delle quali l'automazione si limita alla scheda elettronica (l’ormai imprescindibile «software» che comanda le diverse funzioni) e a poco altro, e dove la componente meccanica è preponderante.

«Parte del nostro mercato è legato all’ibrido, di cui siamo al momento unici produttori in Europa; questo segmento trova un buon apprezzamento in Italia e da sempre in svariati paesi del Medio Oriente» conferma Tina Izzo, sales manager dell’azienda, nata dall’intuizione dei fondatori Elia Izzo e Ciro Tarallo, con un passato trentennale di fornitori di componentistica per le principali realtà del bianco attive sul mercato italiano.

L’acquisto dello storico marchio San Giorgio
L’avvio della produzione è del 2003, con vendite soprattutto all’estero (per il 70%) e in misura minore in Italia. Nel 2010 c’è la svolta, con l'acquisizione da una procedura concorsuale del marchio San Giorgio (scongiurando la possibilità di un passaggio alla turca Beko), storica insegna del bianco italiano, operazione che ha contribuito a incrementare le vendite sul mercato interno, oggi pari a circa il cinquanta per cento del totale.

Strategia basata sugli investimenti
Oggi l’azienda continua a investire nello sviluppo, con l’obiettivo di allargare ulteriormente la gamma di produzione. «Abbiamo da poco avviato una nuova linea, con un investimento di circa venti milioni di euro - spiega Tina Izzo -: dall’anno prossimo debutteremo sul mercato con un nostro modello di asciugatrice».

La verticalizzazione estrema all'interno del ciclo produttivo permette a It Wash di rimanere competitiva in un mercato in cui il costo del lavoro, soprattutto per certe produzioni, è considerata una variabile determinante.

«Produciamo quasi tutte le nostre componenti all'interno, attraverso altre realtà che fanno parte della nostra compagine sociale - spiega Izzo -. Cosit si occupa di stampi, mentre Insit è specializzata nella produzione di parti in plastica». L'azienda fattura circa 50 milioni di euro. «Siamo in utile dal secondo anno di attività» spiega Izzo. Buone anche le indicazioni per l'anno in corso, con la previsione di chiudere con un incremento del fatturato del 15-20 per cento.

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